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ISOLA DEI CANI
tratto da:


L'Isola dei Cani di Sicilia come metafora
Trent'anni e cocci fa, quando a Siracusa iniziò le pubblicazioni L'Isola dei Cani, un ragazzino di poco più di vent'anni mise piede per la prima volta al Giornale di Sicilia, a Palermo. In mano aveva una busta contenente alcuni disegni, vignette firmate Rik e dedicate a personaggi come Andreotti, Craxi, De Mita, Pertini, Kossiga (con la K), sfottuti in maniera garbata ma sanguinosa. Piacquero al redattore capo Nonuccio Anselmo, quei disegni a china, così come altre vignette, un po' più hard dal punto di vista della satira, piacquero a Sebastiano Gulisano e a un certo Claudio Fava (che di sicuro non si ricorderà la circostanza), da poco subentrato al compianto padre alla guida dei Siciliani, e cominciò l'avventura che ha portato quel giovinetto, quel Rik, a diventare un giornalista di mestiere.
Non sta bene autocitarsi, ma la satira è vita e solo prendendosi saggiamente in giro si può raccontare se stessi: è per questo che si può cominciare a lavorare nel mondo dell'informazione anche facendo ridere; l'importante, se possibile, è evitare di far piangere, in maniera involontaria o volontaria che sia. E forse la peggiore delle due ipotesi è la seconda.
Ho accolto con piacere l'invito di Carmelo Maiorca a salutare i lettori di questa pubblicazione speciale del trentennale de L'Isola dei Cani. Sfogliando le pagine ho ripercorso i tempi che furono, ho rivisto personaggi oggi misconosciuti o (purtroppo, in alcuni casi) evergreen, ma ho rivissuto anche i tempi felici (ridammi, insomma, la mia giovinezza, si imprecava nel Faust) in cui ogni giorno ci si doveva "sfirniciari" per trovare una battuta, un'idea, uno spunto per prendere in giro qualcuno e realizzare quelli che in fondo erano editoriali fatti con la matita.
Era un maestro, in questo, il grande Giorgio Fo- rattini (memorabile la Sicilia disegnata a forma di coccodrillo dopo la strage di Capaci), come lo sono Emilio Giannelli e Vincino (che fece trovare nella valigetta di Andreotti la caffettiera di Sindona, av¬velenato con un caffè al cianuro), ma nel periodico siracusano - scommessa vinta da un gruppo di eroici autori di testi, vignette e strisce - la dissacrazione "intelligente", l'irriverenza che sempre dovrebbe contraddistinguere il lavoro di chi informa, commenta e critica, la capacità di denudare qualsiasi Re, l'abilità di far... Male in salsa siciliana, ha raccontato una città e anche una regione (un'Isola, appunto, dei Cani) come pochi altri hanno saputo fare.
A questo si sono affiancati temi "seri", trattati in maniera argomentata e scrupolosa, anche se apparentemente leggera (i problemi dell'ambiente, i processi ai potenti, la mafia), in una terra abituata agli assurdi pirandelliani e più spesso kafkiani, come la famosa storia delle elezioni regionali ripetute a distanza di tre anni, nel 2015. Una notizia così non si può raccontare in maniera seria, perché non lo è affatto ed è anzi capace di sintetizzare non solo trenta, ma forse sessanta, cento anni, anche l'eternità della Sicilia, bagnata dall'acqua e asciugata dal vento: "Si tornerà a votare per le regionali del 2012 a Pachino e Rosolini. L'ex deputato Pippo Gennuso ha chiesto che si rifaccia pure la vendemmia del 2010".
Questa è la Sicilia, l'Isola dei Cani, questi siamo noi siculi. E francamente è meglio (tentare di) riderci su. Anche per non mettersi a piangere.
Riccardo Arena (Rik)
Presidente Ordine dei Giornalisti di Sicilia


 
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