Sacramento - ricordando

Vai ai contenuti

Menu principale:

Sacramento

BALNEAZIONI SIRACUSA

Al Sacramento e d'obbligo coprirsi con "costumi decenti"

tratto dalla rivista "I SIRACUSANI" anno II n.8 Luglio-Agosto 1997



Inizio estate del 1928. I molti soci che gestiscono il Lido Stella, comunemente detto Lido Sacramento, per la prima volta sono in totale disaccordo. Causa primaria la necessità o meno di rinnovare tutto il tavolame del lido, ormai vecchiotto e corroso dalla salsedine. Uno dei soci e comproprietario, il sig. Francesco Malandrino, fa sapere di essere pronto a rilevare l'attività ove tutti i cointeressati, interessati anche all'attività dei vaporetti che ogni estate prestano servizio di trasporto bagnanti, si impegnino a continuare tale servizio. Avendo tutti i sottoscrittori (del documento) aderito a tale condizione, ed essendosi concordato per il prezzo a strasatto di lire diecimila, la cessione va a buon fine.
Ma chi sono i soci uscenti? Sono tutti commercianti siracusani che operano in molteplici attività fra cui quella portuale. Molto conosciuti all'epoca, spiccano su tutti ben otto Di Falco, variamente imparentati fra loro e inoltre i Siringo, i Vinci, i Lopez.
Tutti gli anni il sig. Malandrino Francesco inoltra al Prefetto di Siracusa la domanda intesa ad ottenere l'autorizzazione ad aprire al pubblico uno stabilimento balneare sulla spiaggia in contrada Sacramento. Il Prefetto, vista la licenza rilasciata dalla Regia Capitaneria, visto il nulla-osta del Potestà di Siracusa, visto che il richiedente ha già pagato i diritti relativi al canone di lire 160 e la concessione governativa di lire 36, visto il verbale di visita eseguita nello stabilimento dalla Commissione Provinciale, visto ecc. ecc..., dà licenza al Sig. Malandrino di aprire al pubblico lo stabilimento balneare, sotto la rigorosa osservanza di alcune prescrizioni, fra cui:
- che sia tenuto distinto il reparto uomini dal reparto famiglie e donne sole;
- che sia fatto obbligo ai bagnanti ed a coloro che si espongono al sole per le cure elioterapiche di coprirsi con costumi decenti;
- che siano vietati i balli e qualsiasi altro trattenimento...
- che i cessi vengano costantemente mantenuti puliti con abbondanti e frequenti lavature;
- che sia inibito ai bagnanti di sostare in costume da bagno sulle terrazze, sulla passerella e nei corridoi comuni;
- che il movimento dei bagnanti sul pontile di sbarco sia regolato da due distinti anditi, uno per l'andata e l'altro per il ritorno, seguendo la destra di ogni persona
- che nella veranda del ristorante e caffè non vi acceda un numero di persone superiore a cinquanta e che negli altri locali di uso comune non si verifichino densi assembramenti di persone.

Le signorine sono tutte lì, fresche e graziose
Al Sacramento di Oreste Reale


Il "Casalini" manda l'ultimo fischio e, dal portello della cabina di comando, il pilota dà un segnale al personale di banchina... e via. Il vaporetto solca le acque del porto sollevando a prora una festosa schiuma. Il motore pulsa con un ritmo che ben si accorda con la gioia leggibile nei volti dei passeggeri. Un gruppo di giovani in comitiva ne approfitta e subito intona un motivetto à la mode, proprio l'ultimo arrivo del negozio del cav. Jannelli.
Si arriva. Al "Sacramento" la barcaccia in cima al pontile è ancora vuota, il "Casalini" è alla prima corsa. Attraccato nel lato opposto c'è il "Rossoni" che ha già effettuato il proprio viaggio e si appresta a ritornare alla Marina quasi vuoto (ci sono due o tre villeggianti che raggiungono la città per uffici).
In mare non c'è anima viva e sulla veranda pochissime persone. E ancora mattina e la temperatura dell'acqua scoraggia i tuffi. Il maestro Capodieci, che mastica un po' di latino, sussurra all'orecchio del prof Totò Genovesi: «Pauci sed electi!» (pochi ma buoni!).
Ma il buon Totò non l'ascolta interessato com'è all'arrivo della signora Eva Casu accompagnata dall'inseparabile signora Bice Giliberti e da uno stuolo di fanciulle bellissime. Totò le va incontro; ha in mano un blocco notes dove annota il nome dei bagnanti chic per la rubrica "L'intervista" del giornale di Catania al quale collabora. I visi delle belle bagnanti sono freschi e ancora lindi da ogni ritocco, fosse pure quello innocente di un velo di cipria. L'eleganza è alquanto sobria: vestiti bianchi, rosa, fiorati, leggeri e semplici, tutti intonati e in carattere con le "bagnature".
Sulla terrazza c'è gente che si gode il panorama, mentre nel locale "ristorante-buvette-caffè", il cui servizio è retto dal Caffè Nazionale, già armeggiano i camerieri.

alcune sulla sabbia, altre in mare


A destra, davanti alla cabina riservata al Prefetto, un agente in borghese cerca di mimetizzarsi leggendo un giornale, ma è tradito dal viso tirato e da un paio di baffi elettrici. Più in là, davanti ad una cabina privata, il prof Recupero e la gentile signora sembrano indecisi se mettersi in tenuta da bagno e scendere in spiaggia o attendere l'arrivo della cognata Pinuccia Riscica. Passa un 'ora, forse due, ed ecco il "Rossoni" che ritorna carico di bagnanti allegri e rumorosi. Scendono rischiando l'osso del collo per arrivare primi ad un traguardo senza premi. C'è la società ritardataria: eleganti signore che ostentano larghissimi cappelli da spiaggia in paglia di Firenze, sormontati da mazzolini di fiori di organza inamidata e nastri di seta colorati. Sbarcano pure alcuni giocatori di calcio. Totò Genovesi li presenta ad una tifosina elettrizzata, man mano che entrano in veranda. Sembra un Nicolò Carosio ante litteram che legge le formazioni: Belelli, Ragnoli e Mirabella - Pinasco, Zavaroni e Salussoglia - Della Casa, Macchi, Gallitto, Lumia e Cavedoni. Ah, quel giovallottino petulante che sta con loro è Pietro Cancellieri, una speranza del sodalizio che l'anno seguente cambierà nome. Non più "Gargallo", ma "A.S. Siracusa" e non giocherà più al "Coloniale", ma nel nuovo stadio costruito dall'O.N.B. nella borgata Santa Lucia, sul terreno del padre di Concetto Lo Bello, un "Balilla" che ha giurato di diventare arbitro internazionale.
Le signorine sono tutte lì, fresche e graziose, alcune sulla sabbia, altre in mare. Dopo il bagno le si possono sorprendere a passeggio, in elegante robe de plage, accompagnate dalla mamma, in un giro romantico, seguite a distanza ravvicinata da giovanotti in maglia. Nella veranda centrale intanto fervono le discussioni. Distinti in gruppi, ben riparati dal sole attorno ai tavoli del caffè, da una parte le signore in variopinto pigiama sorseggiano fresche bibite in bicchieri lunghissimi, dall'altra i signori fumano e bisbigliano, lanciando sguardi furtivi un po' di qua e un po' di là. D'un tratto, dopo aver avvicinato le teste al centro del tavolo, come fanno i giocatori di palla ovale, scoppiano in una sonora risata collettiva. Chi sa cosa si saranno detti? Sul pontile intanto si sta svolgendo un dramma: il buon Totò Genovesi, blocco notes e lapis in mano, sta passando i minuti più tragici della sua vita attorniato da signorine e giovani signore che lo aggrediscono e lo rimproverano perché nella rubrica giornalistica ha dimenticato di nominarle o perché ne ha storpiato il nome. Brutto mestiere quello del cronista mondano, a volte pericoloso!
E trascorsa, senza accorgersene, una giornata. Arriva il "Rossoni". Si parte. Mestamente incolonnata, come mandria alle greppie, la gente si accinge all'imbarco. Sul ponte notiamo una graziosa figura bianca dal passo elastico. Parla animatamente con una amica. La sua voce e la sua mimica facciale, ambedue petulanti, coprono il rombo dei motori, ma non gli strilli di un bambino che non vuole tornare a casa. Totò Genovesi domanda ad Ottorino Minneci di "Siracusa Nuova": - Rino, cu è? - E la Ficicchia! Dolce e soave, dal nome che sembra uscito da un romanzo di Liala. E tanto per cambiare, il tenente Liguori le si avvicina e con la sua faccia di sognatore distratto le sussurra all'orecchio canticchiando: «Cosuccia, caruccia, Ficicchia Ficicchia...»
E quasi sera; il sole già da qualche minuto ha smesso di abbronzare l'epidermide delle fanciulle, il "Rossoni" fa a ritroso il viaggio che già fece il "Casalini in mattinata". Al centro del porto qualcuno aziona un grammofono a valigetta che spande la voce di Vittorio De Sica, resa nasale e gargarizzante per il cattivo funzionamento della molla, nella sua invocazione a Mariù... "parlami d'amore Mariù..."
Alla marina le luci sono accese e i camerieri stanno già sistemando le sedie e i tavolini. Tutto è pronto, fra qualche ora si sentirà correre per la passeggiata l'invito a comprare il piccolo fiore bianco dell'estate, il gelsomino.





 
Torna ai contenuti | Torna al menu