Cava d'Ispica - Sicilia

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Cava d'Ispica

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La Grotta della Madonna (Complesso del Cuozzo, Cava d'Ispica)

per saperne di più vai a:
http://www.iccd.beniculturali.it/medioevosiciliano/gallery/siti-monumenti/52/source/34.htm


A Cava d'ispica, nel Complesso del Cuozzo si trovano due interessanti chiesi rupestri, di cui una è la Grotta della Madonna o di San Nicola. Si tratta di una chiesetta rurale, sita alla periferia nord dell’abitato . E’ formata da una piccola aula rettangolare con ingresso laterale a sud. Nel lato est un’edicola asimmetrica, forse un’abside con l’altare e a fianco una nicchia semicircolare abbassata fino al pavimento a mensola, la cui probabile funzione era quella di custodia per un’icona o per reliquie e suppellettile sacre. Nelle pareti resti di 5 pannelli, (in origine, secondo G. Agnello erano quindici). Sono note la Madonna e S. Nicola identificabile chiaramente grazie alla didascalia, N(I)(C)OL(A)US. Il Messina ha poi riconosciuto l’Annunciata e l’Angelo Gabriele, di cui si intravedono appena le sagome e sullo sfondo un edificio con torrette angolari. La Madonna ha il capo reclinato verso il Bambino, secondo l’atteggiamento tipico delle icone bizantine detto "Glykophilousa", ovvero “Madre del dolce amore” o "Madre della tenerezza", a significare l’affetto che lega Madre e Figlio. Nell'arte russa la raffigurazione della Madre di Dio che tiene in braccio dolcemente il bambino si sviluppò in molte varianti, di cui la più nota è la Madonna di Dio di Valdimir, dell'inizio del XII sec. Il tipo della Tenerezza di Vladimir si rifà all'icona bizantina (oggi nella Galleria Tret'jacov di Mosca) donata dai sovrani della 'Rus alla nascita della nuova nazione e da allora considerata protettrice del popolo russo. La tenerezza della Madonna è espressa dallo stringere alla propria guancia il volto di Cristo Bambino. Il suo sguardo è dolce, tenero, triste, gioioso e comprensivo nello stesso tempo e rivela la Vergine come Madre per eccellenza, "che accoglie in sé ogni sentimento umano e lo trasfigura in preghiera, secondo quanto espresso da Anna Vicini. L’immagine della Madonna della grotta, per la semplice resa del disegno e la deformata resa volumetrica dei corpi, specie del bambino, non sembra essere opera di artista ma di un modesto madonnaro locale. La Madonna è rappresentata frontalmente, ha l’aureola, il volto ovale, una stella sul capo e il corpo avvolto da un manto marrone. L’aureola o "nimbo" è un elemento decorativo utile per la datazione. Nell’arte cristiana essa appare attorno al V secolo. L'aureola circolare perlata, che a Costantinopoli denota le icone anteriori al IX sec è propria della Madonna, Angeli e Santi. Nella pittura tardo medievale, l’aureola è costituita da un disco dorato piatto. La sobrietà delle vesti, l’uso del nimbo e forse lo stesso tratto rozzo deporrebbero a favore di una datazione altomedievale. Si notano tre palinsesti (strati) sovrapposti nei pannelli. Stando alle parole di Orsi, che visitò la grotta nel 1905, gli ultimi strati risalgono “al sec. XIII, ma ne coprono di assai più antichi.” Stando così le cose, lo strato più antico deve quindi collocarsi nel periodo bizantino premusulmano. La rozza grafia latina “Nicolaus” è stata forse aggiunta posteriormente e proverebbe che la chiesa nel XIII sec. era passata al rito latino.


a cura della dott.ssa Saraceno Simona


foto tratte da:http://www.iccd.beniculturali.it/medioevosiciliano/gallery/siti-monumenti/52/source/34.htm
 
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