Labisi Francesco - Sicilia

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Labisi Francesco

SIRACUSA > NOTO

Francesco Paolo Labisi, dotto architetto notinese appartenente alla piccola aristocrazia, dal 1740-50 è, insieme a Vincenzo Sinatra, tra i protagonisti del rinnovamento dell'architettura barocca nel Val di Noto ( ben interpretata nella prima metà del secolo dal capomastro e architetto siracusano Rosario Gagliardi ) verso il rococò e lo stile neoclassico. Labisi realizzò la maggior parte dei suoi edifici nella città di Noto, ricostruita sul colle Meti in seguito al terremoto del 1693 che aveva raso al suolo la vecchia città-capovalle sul monte Alveria, e non va più lontano di Ispica o di Modica, a qualche decina di chilometri dalla città, per cercare incarichi. Buon progettista ed eccellente disegnatore, virtuoso autodidatta nel progettare chiese e comporre decorazioni, ma sfortunato nel portare a compimento le opere, forse per l' inesperienza pratica e la pomposità di una ostentata erudizione, oggi è considerato meritatamente, nonostante l'ambito provinciale degli interventi, uno dei principali artefici del panorama culturale del suo tempo, per aver contribuito a creare una città assolutamente unica, dimensionalmente piccola ma ispirata alle buone idee che allora circolavano in Europa ed esteticamente bella. L'architetto, secondo Labisi, ancorché avere esperienza di capomastro o intagliatore (come in realtà ne avevano Gagliardi e Sinatra, che erano comuni cittadini, non di origine aristocratica, i quali avevano fatto la gavetta nel cantiere) doveva avere una cultura specifica nel campo delle arti liberali, nella matematica e nella filosofia. Oltre alle numerose opere realizzate a Noto e nei dintorni, Labisi lavorò per la città di Noto in qualità di suo architetto ufficiale dal 1748. Dal 1760 al 1787 ricoprì la carica di Ingegnere Reale della Città di Noto e Architetto Comunale. Il figlio, Maria Bernardo, anch'egli architetto, sarà un altro protagonista del tardo-barocco netino.

foto e commento Matteo Masoli



pianta della piazza di S. Domenico (oggi XVI Maggio) disegnata dal Labisi nel 1749


disegno di autore anonimo nella metà del settecento


 
 
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