Necropoli Case vecchie - Sicilia

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Necropoli Case vecchie

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documentazione pdf testo Santino Alessandro Cugno


Case Vecchie, una necropoli dimenticata
Pubblicato Martedì, 24 Novembre 2009 15:41
cugno_case_vecchie<< Vi sono aree estese nelle quali non è segnato un solo rinvenimento perché nessuno le ha finora esplorate scientificamente. Ma appena un archeologo si accinge a questo compito, una zona archeologicamente ignota si rivela all’improvviso ricchissima di resti di tutte le età >>. Questa affermazione di Luigi Bernabò Brea (La Sicilia prima dei Greci, 1958, p.15) calza perfettamente con il territorio di Canicattini Bagni il quale, pur contraddistinto da un’enorme documentazione archeologica, solo in rare occasioni è stato oggetto di indagini sistematiche. Pertanto non sorprende che una delle contrade più significative, Cugno Case Vecchie, sia rimasta quasi del tutto dimenticata nonostante la sua importanza per ricostruire il passato canicattinese.

Situata a circa 3 km a nord del moderno centro abitato di Canicattini, su un altopiano a cuneo fiancheggiato da una serie di cave all’interno dell’ex feudo S. Alfano (Noto), questa vasta area archeologica è stata frequentata dall’uomo in maniera quasi ininterrotta dalla Preistoria ai giorni nostri per via della posizione facilmente difendibile e dell’abbondante presenza di selvaggina, materie prime e corsi d’acqua (significativo al riguardo il toponimo Cava dell’acqua). Tra i resti più interessanti vi sono una piccola necropoli della fine del Bronzo Antico, una seconda necropoli databile al Tardo Bronzo (tombe della tipologia Pantalica I con camere funerarie a pianta circolare o ellittica, sezione tronco-conica e a deposizione generalmente singola) e un grande insediamento cristiano-bizantino, molto frequentato anche in epoca postmedievale (un imponente rudere che domina il pianoro centrale, decine di abitazioni rupestri, luoghi di culto, apiari, cisterne, tombe a fossa e ad arcosolio, carraie e scale scavate nella roccia, latomie, vasche e canali per frantoi, calcare e concerie). In assenza di testimonianze scritte, quali documenti d’archivio e fonti letterarie, ulteriori informazioni sono ricavabili dai tanti reperti e manufatti rinvenibili in superficie: selce e altro materiale litico, frammenti di ceramica di tutte le epoche, monete tardoromane e bizantine, macine.

  
    

La fase più antica è rappresentata da diverse tombe a forno della prima fase dell’Età del Bronzo, cioè grotticelle artificiali scavate nella roccia calcarea e caratterizzate da una forma non dissimile da quella del forno tradizionale dei contadini siciliani. Nella sua Tesi di Laurea intitolata “Canicattini Cristiana” del 1955-56 lo studioso Salvatore Carpinteri fa il primo esplicito riferimento a questo << grosso villaggio siculo >> (p.155) e, in un altro suo rarissimo scritto (La Nostra Scuola, s.d. ma del 1966 circa), allude ad un ipotetico collegamento con la famosa collezione di selci del Paleolitico Superiore rinvenuta da Paolo Orsi in una zona non precisata di Canicattini e oggi conservata presso il celebre Museo Archeologico di Siracusa. In seguito E.G. Picone segnalò due tombe a forno a nord-ovest di Case Vecchie (Contributi per la topografia archeologica del siracusano in Archivio Storico Siracusano, 1972-73, pp.72-74), evidenziando la peculiarità del prospetto architettonico monumentale di una di esse decorato da sei finti pilastri e tipico dei secoli XXII-XV a.C. Recenti esplorazioni (ottobre 2008) hanno permesso l’individuazione di altre due tombe a lesene (una terza è dubbia per via della quasi totale erosione della facciata) e in posizione isolata, la più interessante delle quali si trova nella zona nord-orientale. Essa mostra un prospetto a sviluppo leggermente concavo decorato da otto finti pilastri ormai quasi completamente scomparsi: un bordino in rilievo e in pendenza fa pensare ad un gocciolatoio artificiale per il deflusso delle acque meteoriche mentre il portello d’ingresso, dalla forma rettangolare, è incorniciato da una serie di modanature decrescenti e ha il doppio stipite per il sistema di chiusura.

       

La cella funeraria, preceduta da una anticella, ha pianta circolare e una nicchia laterale destinata alle sepolture e alle offerte. Ai piedi dell’entrata un gradino interno facilita l’accesso alla camera sepolcrale e sulla sommità del tetto è stato scalpellato un foro, in parte rovinato e annerito da fuliggine, forse un riadattamento medievale per agganciarvi una lucerna o torcia. A circa 1 km di distanza più a sud, su una parete coperta da folta vegetazione nei pressi di un piccolo torrente, si trova una quarta tomba monumentale avente però prospetto ad otto pilastrini liberi, di cui solo due sono rimasti intatti ed uno verosimilmente lasciato incompiuto, realizzati risparmiando il calcare nel processo di escavazione. Accanto alla porta di accesso si trova una lastra di pietra trapezoidale, forse parte dell’originario chiusino della tomba, mentre all’interno la cella ha pianta ellittica e mostra a sinistra dell’ingresso un letto funebre risparmiato.

   
    

Tutte queste tombe, nelle quali venivano sepolti in posizione rannicchiata parecchi inumati sia contemporaneamente sia in momenti successivi, sono state violate già in antico e rimandano ai villaggi castellucciani della Sicilia sud-orientale della fine del Bronzo Antico: a Case Vecchie sono visibili infatti tracce dei tipici gruppi di capanne ovoidali con i buchi per i pali in legno e strutture varie che potrebbero essere interpretate come elementi di culto (altare) o di difesa (fortificazioni). Era una società ad economia agro-pastorale che viveva in piccoli agglomerati sui tanti cozzi qui presenti al fine di esercitare il controllo delle cave, cioè le vie di collegamento ibleo tra l’entroterra e la costa, ed aveva contatti commerciali e culturali con i coevi popoli egei e maltesi. La presenza di qualche tomba con corridoio esterno (dromos), pianta e sezione rettangolare attesta una frequentazione umana anche nell’Età del Ferro ma non è possibile, allo stato attuale, fare ipotesi più approfondite sulle vicende insediative che si sono susseguite fino alla Tarda Antichità (al periodo greco-romano potrebbero risalire gruppi di tombe a fossa subdiali e resti di vari canali e acquedotti: cfr. Cugno S.A., "Il paesaggio rurale siracusano nella tarda età romana: il territorio di Canicattini Bagni" in Forma Urbis, Roma, Ottobre 2009).

Oltre un secolo fa il canonico Sebastiano Ajello così scriveva a proposito di queste terre: << I due vicini feudi Cardinali e Alfano, specie quest’ultimo, sono una preziosità di fabbriche dirute e di sepolcri antichissimi. Forse in questi luoghi abitarono i popoli achetini, ricordati da Cicerone, detti così dal nome Acheto […] Attenderemo con pazienza che anche qui, finalmente, si facciano degli scavi, e l’ultima parola la dirà l’archeologo >> (monografia Canicattini Bagni, 1907, pp.44-47).

Testo pubblicato in:
"Cugno Case Vecchie, una necropoli dimenticata nei pressi di Canicattini Bagni", in INOUT, Siracusa settembre-ottobre 2009.
Per gentile concessione dell'autore.

Per informazioni:
Dott. Santino Alessandro Cugno - sacugn@tin.it
(Testo di Santino Alessandro Cugno, foto Diego Barucco)

 
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