Ex Voto - Gallerie

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Ex Voto

FOTO REALIZZATE DA MICHELANGELO BLANCO

1856 - Miracolo ad Antonio Randazzo salvato dai cavalli imbizzarriti



Particolare della carrozza del Maresciallo Antonio Randazzo



1856 - Miracolo a Natale Sorace colpiti da emorragia



1848 - Antonino Di Stefano guarito da mortale malattia



Fine 700 - Operazione chirurgica per idropisia eseguita sotto la protezione del Santo



1771 - Martino de Paola ferito da un calcio di cavallo



San Sebastiano, u santuzzu priziusu ri Miliddi, è un santo taumaturgico che riceve un dono, "ex voto",
per le guarigioni miracolose che prodiga da secoli.



1856 - In assenza di rappresentazione del miracolo a Luciano Midolo, solo lo scritto G R



Miracolo che salva i figli di Cosimo Monachini da una bomba. ( Ultimo ex voto in ordine di tempo)



San Sebastiano e La Madonna delle Grazie salvano Giuseppe Juvara da un'aggressione



Guarigione da malattia di Luciano Di Stefano



Ex voto rappresentante un probabile incidente di caccia



Salvataggio miracoloso di un uomo travolto da un carretto



Miracoloso salvataggio nelle acque agitate di un fiume



Un viandante salvato per intercessione di San Sebastiano, di Sant'Agata ed della Madonna del Carmine

1870 - Salvato da San Sebastiano mentre stava annegando



1870 - Miracolati da un cavallo imbizzarrito



1862 - Miracolo a Sebastiano Guarneri ( da notare le sanguisughe al collo).



1923 - Ex voto per miracolo avvenuto nell'ambiente ospedaliero a Giuseppe Iatrino



TRATTO DA:http://www.madonnadellasalute.org/ex_voto/ex_voto.htm
EX VOTO: VALENZA SOCIO-RELIGIOSA
Ex voto è una locuzione latina, ellissi di ex voto suscepto, che si potrebbe tradurre "secondo promessa fatta" o semplicemente "da promessa fatta". È formula apposta ad un oggetto offerto in dono alla divinità in genere, e, in età cristiana, a Dio, alla Madonna, ai santi, in particolare al santo protettore, per grazia ricevuta (P.G.R.), o in adempimento di una promessa fatta, indipendentemente dal risultato sperato. Tuttavia può indicare l'oggetto stes­so. La formula deriva dalla parola "voto" che, secondo i migliori lessici latini e secondo gli studiosi, viene da vovére, verbo che sta a significare un obbligo liberamente assunto con la divinità oppure anche un desiderio ardente (cupere). Il voto, pertanto, può essere definito promessa alla divinità con la quale un individuo o addirittura un popolo, una città o una nazione, si impegnano a compiere una determinata azione. Il voto è atto di religione, e, in quanto tale, stabilisce una relazione tra la creatura razionale e la divinità. Il popolo fa grande uso del voto e ne sono testimonianza quadri ed oggetti che adornano i santuari, gli altari e le statue sacre e che, essendo in adempimento di un voto, sono volgarmente chiamati ex voto. Infatti l'ex voto, quale espressione del voto, come del resto il voto stesso, appartiene alla virtù della religione che nel suo significato più ampio è applicabile ad ogni tipo di religione, perché sta ad indicare un legame di dipendenza tra l'uomo e la potenza superiore. Il voto, come l'ex voto, sono l'espressione di una religiosità personale, familiare, sociale, nazionale e quindi titolo di religiosità popolare che comunemente viene considerata la più semplice e semplicistica, ma senza dubbio è di per sé la più genuina e sincera.
Il significato più comune che si dà alla parola "religiosità" è l'atteggiamento umano che si riconosce e realizza il rapporto con Dio, e popolare in quanto la trasmissione del messaggio religioso avviene in modi e dimensioni recepibili al minimo livello culturale. Ma la promessa fatta nel voto non ha il carattere delle promesse umane che vengono fatte per l'utilità dell' altro, perché nella promessa che viene elevata a Dio l'utilità ricade su di noi nel senso che "facendo il voto fissiamo immutabilmente la nostra volontà in ciò che ci occorre fare" (s. Tommaso d'Aquino). Il voto più che catturare Dio viene a sostenere la volontà dell'uomo rendendola ferma nella pratica del bene. L'offerta non è più oggettuale e neppure canonica, ma di un cuore sequestrato nella dedizione a Dio e agli altri. È sempre supposto che il voto venga emesso prudentemente e non, come si dice, a cuor leggero, un voto che esce dal cuore, perché se alcuno fosse moralmente conscio che l'ammis­sione del voto divenisse per lui occasione certa e continua di peccato, allora il voto, per lui, sarebbe più un male che un bene. Perciò la bontà dell' atto votivo viene ascritta alla virtù della religione. Difatti il "far voto" e l'adempirlo può, espressamente, essere posto tra i modi di onorare Dio; e questo appartiene appunto alla virtù della religione.
Le condizioni del voto derivano direttamente dalla sua natura:
- la capacità di disporre della propria volontà, per cui i voti di chi non ha piena capacità di obbligarsi non sono validi senza il concorso di chi è in grado di assicurare la buona volontà del votante (padre, marito, tutore, ecc.);
- la disponibilità della cosa votata, per cui è nulla la promessa di cose che fossero già consacrate alla divinità: era questo uno dei punti più controllati del diritto pontificale romano;
- la qualità morale della cosa votata, criterio questo che è relativo all' altezza morale dettata dalla religione che si pratica.
Sul far voto e sulla necessità di adempierlo, nel Deuteronomio, 23, Prescrizioni varie, i versi 22-24 sono molto chiari: "Quando tu avrai fatto un voto al Signore, Iddio tuo, non tarda­re a compierlo, perché il Signore, Iddio tuo, te ne chiederebbe certamente conto, e tu saresti reo di peccato. Ma se ti astieni dal far voti non ci sarà peccato per te. Mantieni la parola che avrai pronunziato con le tue labbra, e adempi il voto che liberamente hai fatto al Signore, Iddio tuo, con la tua propria bocca".
Pertanto, l'ex voto, in quanto testimonianza di una crisi esistenziale (chi sta bene, chi non ha problemi, chi non deve derimere una situazione non ricorre al divino, non promette, non fa voti, anzi, per ringraziare il Signore del proprio star bene, non fa voti ma elargisce beni, fa donazioni), esplica un intervento, divenendo testimone, svolgendo cioè una funzione testimoniale definibile anzitutto come religiosa, sempre in riferimento al clima, alla situazione del tempo ed anche dalla tradizione.
L'ex voto, nelle sue varie forme e modi è, nel suo insieme, il segno di un messaggio, di una supplica precedente, spesso di un preciso impegno preso, sempre di una grazia ricevuta (la sigla P.G.R. dev'essere tenuta costantemente presente) o di un efficace e positivo contatto realizzato, di un successivo atto di ringraziamento di una testimonianza pubblica che resta come segno di una presenza sia dell'offerente graziato che del protettore.
Si può dire inoltre che gli ex voto, come qualsiasi documento storico, testimoniano una situazione. Il loro valore quale fonte è indiscutibile, più discutibile, piuttosto, diventa la nostra capacità di lettura. L'ex voto bisogna prenderlo in considerazione così come si presenta, per ciò che ha significato e significa in relazione ad un contesto culturalmente abbastanza ampio. L'ex voto è un fenomeno di comportamento nei rapporti col soprannaturale tra i più antichi e diffusi, un rapporto di cultura e/o arte religiosa tra i più funzionali e commerciali a livello popolare; un segno di fede e di costume devoto tra i più comunitaria­mente significati e comunicati.
Data la poliedricità dei suoi aspetti, quali si presentano allo studioso e allo spettatore colto, può essere visto come testimonianza di fede semplice, ingenua o perfino superstiziosa, che si ritenga sempre e comunque così manifestata a livello popolare, come documento di cultura in senso etnologico o manufatto di industria locale e di arte minore, come espressione di un linguaggio visivo e parlato (più che scritto) proprio della cultura popolare, essenzialmente orale, e simbolo multiforme di una tradizione devota, risalente per via archeologica alla preistoria e attestata nel mondo greco romano, influenzato, poco o molto, se non per certi aspetti, dalla tradizione signorile delle offerte e pitture (G.B. Bronzini).
Scritte votive sono infatti presenti nell'antichità classica e nell'età paleocristiana; tutte le culture conoscono l'esistenza di questa forma di pietà popolare (Voto suscepto libens posuit, Votum solvens libere posuit, scrivevano gli antichi pagani), bisogna precisare che l'ex voto cristiano è diverso da quello pagano; l'ex voto non è sopravvivenza della religione antica, ma è piuttosto una forma religiosa che ha subito una profonda trasformazione. "Nell'ex voto cristiano non ha molto rilievo l'apporto magico-religioso, mentre si tratta piuttosto di una dimostrazione di affetto, il bisogno cioè di offrire a Dio un dono, un segno; è una pre­ghiera che si è tradotta in immagine" .Per renderci maggiormente conto del significato che ha assunto nel tempo, e assume ancora oggi l'ex voto, si rendono opportune alcune brevi notizie storiche. L'ex voto rientra sempre nel significato religioso e perciò è l'espressione esterna, rituale, sacrificale del sentimento religioso di un individuo, di un popolo. Sacrificando qualcosa e consacrando se stesso, il soggetto compie sempre un atto sacro, un atto di culto: costruire templi ed altari, portare doni votivi, dedicarsi ad una vita di missione, tutto ciò fa parte delle manifestazioni del sentimento di religione nella forma esteriore; e ciò si è sempre verificato nel tempo, da quando cioè un certo senso religioso è penetrato nel cuore dell'uomo. Gli ex voto, pertanto, sono sempre esistiti in tutte le religioni. Si tenga presente che sia presso i Greci che presso i Romani venivano praticati voti pubbli­ci e riguardavano !'intera collettività; i voti privati erano individuali per malattie, parti, viaggi di mare, ecc. Per gli ex voto presenti nel Cristianesimo si tratta di stabilire attraverso un qualcosa, un rapporto con Dio, con la Vergine, o con i Santi. Già sulla fine del VI secolo sulla croce del Golgota vi erano numerosi ex voto e nella grotta di Betlemme, lo stesso presepio era ornato con oro e argento. Nella tradizione cristiana, già nell'Alto Medioevo, il segno di ex voto si definisce prima sotto forma di ceri e candele di varia grandezza (talora di dimensioni della persona offerente), poi sotto forma di pani o altri cibi, fino ad altre forme, anche di animali ed oggetti di vario tipo. Nella tradizione cattolica della Controriforma, l'ex voto, in un primo momento, appare come un prodotto abbastanza alto, talora di gara a chi potesse farlo più grande, più bello e più costoso. Poi, dalle classi agiate è avvenuto un progressivo trasferimento verso le classi umili, in particolare verso gli ambienti di campagna, con diverse caratterizzazioni, sotto forma della cosiddetta "arte povera", prodotto di artigianato modesto o di piccola bottega. Ma non tutte le località hanno subito lo stesso processo; in alcuni luoghi sono state le classi alte a seguire le "devozioni" degli umili, anche se poi gli ex voto si differenziavano per la natura, per il costo e le dimensioni. È stata l'impostazione metodologica ottocentesca che ha segnalato la matrice prevalentemente rurale degli ex voto; oggi, invece, sono tutti concordi nel leggere in chiave più ampia la fenomenologia estesasi in diversi strati sociali. In una analisi del genere, ciò che appare evidente è una certa similitudine e mentalità di intendimento religioso, al di là di classi sociali e differenziazioni socio-culturali. Nobili e popolo, colti e analfabeti, hanno sempre interpretato l'intervento divino in un'ottica simile, anche se ovviamente, con istanze culturali e psicologiche diverse. Ma il fine principale non ha mai subito delle modificazioni notevoli in funzione della classe, le varianti sono da ricercare in una diversa interpretazione del valore dell'ex voto in relazione ai periodi storici" (M. Centini).
Perciò non si tratta soltanto di un'espressione delle classi subalterne: l'ex voto appartiene a tutte le classi sociali. Un' altra affermazione, secondo A. Savioli, riguarda l'introduzione di diverse categorie: religione d'élite e religione degli ignoranti, come a dire che c'è una profonda differenza tra l'ex voto dell'offerente che appartiene ad un ceto alto, agiato e l'ex voto di chi appartiene alla classe degli umili. La suddivisione tra "patrizi" e "plebei" tende a rimanere immutabile, ma nella religione vige l'uguaglianza. La religione popolare è la stessa religione ufficiale vissuta secondo le abitudini o le resistenze mentali degli ambienti storici locali, e non è folklore, superstizione e magia, ma fede nell' onnipotenza di Dio.
"È vero che nella religione popolare il contenuto della rivelazione cristiana è rivissuto nei modi e nelle forme di un'immaginazione ingenua; ma è un'immaginazione autentica nel senso che il Cristianesimo è messaggio di salvezza e può incarnarsi in tutte le culture, dal di dentro e maturarle umanamente e soprannaturalmente. Bisogna perciò rammaricarsi quan­do, interpretando il fenomeno degli ex voto, la letteratura recente, tende a ignorare la pregnanza dell'elemento trascendente, e riduce la religione a ideologia con presunti caratteri di consapevolezza critica" (A. Savioli).
Il voto - bisogna tenerlo presente - è una promessa fatta a Dio; il voto è un qualcosa di nostro che offriamo a Dio; il voto, indirettamente, obbliga la persona a donare; !'impegno è soprattutto morale. Perciò è opportuno distinguere l'oggetto, cioè ciò che si vede, ciò per cui l'ex voto diviene segno, realtà, se si attua, dalla motivazione o causa di ciò che si dà, dell'oggetto, che, però, ne sta a fondamento in quanto rappresenta ciò per cui si è obbligati. L'oggetto viene offerto da una o più persone naturali, vive, non più sofferenti, ma contente per lo scampato o evitato pericolo. Ci sono anche voti di richiesta con ex voto da donare in caso di accoglimento ed esaudimento della richiesta. I: "se va bene, io poi ... "; "se tu mi vieni incontro, io poi ... "; ma sono presenti molto raramente. La pratica dell'offerta, della donazione/oblazione, nella quale rientra a pieno titolo l'ex voto, va oltre l'ex voto stesso. Tramite questa pratica si distruggono in parte i frutti del lavoro, ma ci si assicura la protezione, che è senza prezzo. L'offerta può assumere forme diverse: l'atto del dono, di ringraziamento, nei confronti della Chiesa o del Santuario, può assumere la forma e l'aspetto di un materiale prezioso (oro, argento,per esempio), o di beni immobili (case, terreni), che sono consegnati alla Chiesa, ma non vengono alienati. L'ex voto oggettuale si configura come un necessario atto alla generosità. Si presuppone che l'altra parte, cioè il ricevente accetti, una accettazione muta, meritatamente.Per comprendere e valutare un ex voto, l'esame non può esaurirsi con la valutazione dell' oggetto "ex voto" in se stesso, ma piuttosto bisogna prendere in considerazione la vasta gamma di fenomeni religiosi, culturali e di culto. Nell'ex voto si concentra quindi un vasto mondo; è una vera e propria fonte storica, è testimonianza connotata in primo luogo da una componente religiosa. È senza dubbio uno degli elementi socio-culturali che si propiziano al crocevia dell'incontro stesso tra oggettività e soggettività, tra momento e documento storici. È un oggetto che possiede come particolare attributo quello di comunicare in quanto oggetto che è essenzialmente immagine: qui si esterna infatti la funzione prima (staccata in linea di massima, dalla forma dell' oggetto stesso) dal comunicare e, subordina­tamente, dall' esprimere, facendo trasudare rappresentazioni, azioni sociali, funzioni, messaggi simbolici (A. Turchini).
L'oggetto votivo è presente là per rinnovare all' altro, chiamato in causa proprio dalla presenza del dipinto o dell'oggetto in quel posto particolare di un luogo sacro, un luogo che costituisce una fonte di potenza, attestata proprio dalla presenza di tanti voti. Esemplificando, mentre per numerosi ex voto oggettuali è difficile comprendere il caso, le motivazioni, il perché quell' oggetto si trovi in quel luogo sacro, per l'ex voto dipinto (le tavolette dipinte rappresentano la stragrande maggioranza degli ex voto) l'elemento caratte­rizzante che costituisce, nello stesso tempo, anche il suo vantaggio comunicativo rispetto agli altri tipi di ex voto, è la possibilità di esprimere la modalità completa della grazia ricevuta: la rappresentazione del caso, spesso eseguito in modo particolareggiato, la visualizzazione.dell'intervento divino, l'attestazione della grazia ricevuta.
Marzia Succi


 
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