Akradina - siracusatoponomastica

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Akradina

PENTAPOLI
ACRADINA
E' la seconda parte della città. Fu chiamata dai Greci sicelioti con nome probabilmente derivato da Achras Achrados, tradotto dai latini Apiris Silvestribus. Il toponimo corrisponderebbe con voce odierna a «Terra dei peri selvatici».
Secondo G. Alessio (22) questo toponimo si connette con voce greca di origine egea e può essere attribuito all'immigrazione in Sicilia di genti egee, forse Elimi.
Da un punto di vista vegetazionale la derivazione del nome ha grande importanza in quanto ci dice che quell'area già nel 700 a.C. si presentava, sicuramente accidentata e forse povera di terra, con una flora arbustiva abbastanza rada, con sparso e dominante (tanto da dare origine al toponimo) qua e là il perastro (23).
Tale pianta è specie spontanea del nostro paese e dell'area del bacino del Mediterraneo (24).
Di questa pianta si fece largo uso fin dai tempi remoti. Dove si sono trovate case palafitticole, ci si è accorti che esse spesso poggiavano su tronchi di perastro.
Anche la coltura del pero è antichissima. Da documenti egizi risulta chiaramente che queste civiltà avevano sperimentato varietà mangiabili di questo frutto, tanto da coltivare largamente la pianta del pero lungo la valle del Nilo.
Non sappiamo con esattezza quando siano state importate in Sicilia le prime varietà fruttifere di pero, c'è comunque da supporre che ciò sia avvenuto in periodo greco.
Holm (25) così scrisse di Acradina: «A settentrione dell'Ortigia si stende una regione piana per un tratto di più di 800 metri ; a questa distanza il suolo si eleva ad un tratto e forma un altipiano, il quale verso oriente e verso settentrione cade piuttosto scosceso sul mare, mentre verso ponente si prolunga conservando dapprima la stessa larghezza e poi, s'inoltra verso l'interno, diventando sempre più stretto. Poco lungi dal punto dove il margine settentrionale di questo altipiano si allontana dal mare addentrasi una baia ristretta: la baia di Santa Panagia o Bonagia, la quale si continua in una piccola piega che il terreno forma a mezzodì. Una linea tirata da questa baia alla punta settentrionale dell'Oriente — a levante dal punto dove essa è congiunta col continente — stacca dal pianoro, che si protende in direzione di occidente, una parte dello stesso particolarmente elevata, che ha una circonferenza di 9000 metri ed una superficie che è forse sei volte quella dell'Ortigia. Questa linea, che è segnata dagli avanzi di una muraglia scoperti nel 1839, è sicuramente il confine occidentale dell'Acradina. Invece vi sono dei dubbi intorno alla estensione verso mezzodì di questa parte della città. Da un lato si deve supporre che la parte più antica della Siracusa continentale sorgesse vicinissima all'isola, che era stata colonizzata per prima (in altri termini, che la popolazione dell'Ortigia si allargasse, prima che altrove, sulla spiaggia vicina): ne deriverebbe necessariamente, che il piano tra l'isola e l'altipiano, or ora descritto, apparteneva ali'Acradina. Ma quest'ultima conclusione è da parecchi contestata. Questi sostengono che solo l'altipiano situato a tramontana conteneva la parte della città detta Acradina, per la ragione che solo l'altura era in condizione di offrire ad una città la necessaria sicurezza. In appoggio a questa opinione si aggiunge altresì che nel declivo meridionale del pianoro si trovano grandi cave di pietra e anche più verso mezzodì, nello stesso piano, grandiose catacombe e cave di pietra ed è difficile ammettere che si trovassero cave e specialmente catacombe nell'interno di una città greca...
(Nelle catacombe si trovano tracce di escavazione che portano segni di un'epoca anteriore al cristianesimo ; ma sembra che allora non fossero scavate per servire da tombe : probabilmente furono fatte per rintracciare acqua o per costruire pozzi... Le latomie dei Cappuccini, Cassia, Navanteri appartengono all'epoca più antica di Siracusa).
Dopo la grande guerra ateniese esse servirono ai Siracusani per tenere in prigione i nemici vinti; ma già un secolo prima, ai tempi del filosofo Senofonte, se ne fa menzione. Dobbiamo quindi ammettere che esse siano state scavate in un'epoca in cui ormai l'Acradina formava parte di Siracusa. Ma da ciò non risulta affatto che questa parte della città si trovasse a settentrione delle latomie. Si potrebbe, altresì, ammettere che esse formassero il confine settentrionale dell'Acradina che, oltre al resto, fossero state scavate anche allo scopo di rendere difficile un assalto contro la città dalla parte superiore e che si trovassero nel mezzo della città, la quale si estendeva tanto a mezzodì che a settentrione di esse. Può ben darsi che si mettessero a profitto, per cavare pietre da fabbrica, gli orli di una roccia entro la città, poco adatti a costruirvi delle case.
Pertanto, se l'esistenza delle latomie e delle catacombe non ci offre argomento a negare che la pianura tra l'Ortigia e l'altipiano dell'Acradina possa aver fatto parte di questo quartiere della città, vi hanno d'altra parte ragioni, che ci costringono ad accogliere l'opinione affermativa.
Non c'è dubbio che anzitutto questo spazio si trovava entro le mura di Siracusa che rinchiudevano l'Ortigia e l'Acradina. Questo è dimostrato in primo luogo dal fatto che sarebbe stata una imperdonabile negligenza dei loro più vitali interessi, se i Siracusani avessero lasciato tra loro divise le due parti più importanti della città ; in secondo luogo dal fatto che, mentre ci vien riferito come durante l'assedio della città per opera di Marcello, un luogo libero tra la Tiche e la Neapoli (due altri quartieri di Siracusa) fosse occupato dagli assediati, non è mai ricordato un simile spazio tra l'Ortigia e l'Acradina ; ed infine, poi, Tucidide dice espressamente che l'Acradina era congiunta con l'Ortigia per mezzo di una muraglia...
Non vi può essere, quindi, alcun dubbio che l'Acradina abbracciasse così il piano, che è bagnato dal porto grande e dal piccolo, come l'altipiano situato a tramontana dallo stesso. Che delle muraglie di circonvallazione niente più rimanga, è spiegato dal fatto che i materiali si poterono facilmente portar via tanto per mare quanto per terra...».
Tra gli edifici più importanti di Acradina bisogna ricordare i templi di Vesta, Bacco, della Fortuna, di Esculapio, il Ginnasio, l'Agorà, gli Arsenali.
In questa zona della città si trovano il maggior numero di catacombe siracusane. Secondo i risultati degli «Scavi, sul lembo meridionale di essa, nel secolo TV a.C., si era creata una necropoli arcaica, la quale successivamente venne distrutta per sovrapposizione dei fabbricati del nuovo quartiere che Gelone volle includere nella cinta di Siracusa (26).
Questo fatto riceve conferma dalle numerose tracce di edifici, camere sotterranee e cisterne coniche, che di tratto in tratto vennero messe a nudo dagli archeologi. Frammenti plastici decorativi, appartenenti a sontuosi edifici, segnalano l'esistenza di crualche villa suhurbana posta sul declivio dell'Acradina, nel periodo della decadenza greca e dell'età romana.
Ma quando, dopo l'assedio e la presa di Siracusa del 212 a.C. sotto Marcello, l'Acradina nella sua parte più nobile diripienda militi data est (Livio. XXIV. 31), questa regione venne lentamente spopolandosi e l'Ortigia fn ridotta a residenza esclusiva del governatore, delle truppe, dei funzionari e dei cittadini romani (27).
Nonostante Augusto, sebbene per motivi politici, avesse tentato di ripopolare la città trapiantandovi una colonia romana nel 20 a.C., nondimeno l'Acradina coll'andare del tempo, nel periodo della decadenza (28) venne sempre più abbandonata e fu destinata dai Siracusani ad abitazione dei morti più che dei vivi. Questo fatto viene confermato dall'esistenza di numerosi ipogei di età romana e cristiana che si vennero creando dentro il suo perimetro, a cominciare dal ciglio dell'altipiano scendendo giù fino alla spiaggia del mare.
Allora si cessò dal tumulare i morti nell'antica e lontana necropoli del Fusco e si creò quella più vicina delle Grotticelle: di cui Cicerone dice: Est ein ad portas Agragianas magna frequentia sepulcrorum (29)
I residui del materiale archeologico che è venuto alla luce dai frequenti scavi che si son fatti in Acradina consistono in tracce di una necropoli arcaica e in frammenti ceramici e molte figurine dei periodi ellenistico, romano e bizantino: ciò denota che l'Acradina nella sua parte meridionale fu sempre più abbandonata dopo la conquista romana, scarsamente abitata in tempi cristiani e bizantini e poi definitivamente distrutta nelle incursioni degli Arabi (30).
In questo quartiere si trovano molti fra i più antichi ed insigni monumenti cristiani della città; è fuori discussione quindi, che questo fu un luogo dove il Cristianesimo si sviluppò e si procurò il suo primo asilo.
Ciò è confermato dal Codice Vaticano n. 866, redatto verso la fine del VII secolo o sugl'inizi dell'VIII, il quale parlando delle origini del Cristianesimo in Siracusa, determina certe cir¬costanze di tempo e di luogo (31).
(22) G. Alessio - L'elemento greco nella toponomastica della Sicilia, - 1954-56
(23) In italiano chiamato pure pero selvatico e nel nostro dialetto chiara pirazzu oppure piru prainu.
(24) La sua area di distribuzione va dal Giappone all'Africa settentrionale all'Europa meridionale. La varietà Amigdalformis è tanto diffusa nel Meridione d'Italia che può considerarsi pianta tipica del bacino del Mediterraneo.
(25) Storia della Sicilia nell'antichità, I° pag. 263.
(26) Cavallari, Topografia di Siracusa pagg. 69-182.
(27) Orsi, Not. Scavi 1902, pag.402 e segg.
(28) STRABONE, Geografia, vol. III, lib. VI, pag. 127-8, (Trad. F. Ambrosoli)
(29) ORSI, Not. Scavi-1891, p. 395-6.
(30) ORSI, Not. Scavi 1912, p. 292.
(31) LANCIA DI BROLO, Storia della Chiesa in Sicilia, volume I. pag. 43.

 
 
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