Siracusa - siracusatoponomastica

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Siracusa

PENTAPOLI
SUL TOPONIMO SIRACUSA
tratto da:

In greco Syrakusai; in latino Syràcùsae; in dialetto siciliano Siracusa ; in vernacolo Sirausa ma anche Sarausa ; nei documenti musulmani As-Sarqusi.
Fu una delle più grandi e potenti città esistenti nell'antichità, celebrata da innumerevoli poeti, storici, filosofi, geografi, archeologi. Molti sono coloro che hanno tratteggiato la sua storia e descritto i suoi monumenti; ragion per cui mi limito qui ad esporre le ricerche fatte da vari studiosi onde tentare di risalire al significato ed all'origine di questo toponimo
Il nome Siracusa non è spiegabile in greco, per cui si suppone un'origine sicula del vocabolo o comunque un'origine da lingue parlate nel bacino del Mediterraneo.
Uno dei primi studiosi che si occupò di tale problema senza cadere in grossolane interpretazioni fu Stefano Bizantino. Secondo questi il nome deriva da una palude chiamata da Tucidide Syraco e corrispondente alla zona del Pantano.
Tale opinione fu confermata da Marciano Heraclense (2) in questi versi:
Hos Archias assumens Corinthius cum doriensibus condidit eas, quae a conterminio stagno accepere nomen, mine que Syracusae ipsis dicuntur: Secondo Bocharto la voce Syraco è di origine fenicia e significa «emettere cattivo odore» in riferimento alla palude. Scrisse Amico a tal proposito (3).
«Venne apposto il nome Siracusa dalla confinante palude Syraca, siccome vedemmo. Il Fazello ne dedusse il nome da voce greca, concordemente al Mirabella, ma sappiamo che il nome di Siracusa esisteva prima che Archia da Corinto avesse fondato la colonia (Bonanno).
Lo stesso Archia, fondatore della città, ci narra che venuto dalla Grecia con molti compagni, approdò all'isola ora chiamata Ortigia e scacciatine i Siculi che la tenevano, costituì una nuova repubblica». La vicenda è confermata da Tucidide e Plutarco.
Per spiegare tali ipotesi onomastiche i nostri eruditi si rifacevano al II e III periodo siculo quando esisteva di già nell'isola di Ortigia un villaggio che almeno fino all'arrivo dei coloni greci fungeva da "capoluogo" di borgate circostanti. L'isola doveva essere sede di empori e non dovevano mancare i rapporti commerciali sia con i Greci che con i Fenici.
Per questa popolazione sicula, abitante l'isola di Ortigia, accedere al continente Sicilia ed immettersi sui viottoli che portavano nell'entroterra per poi salire sugli altipiani circostanti, era d'obbligo attraversare le paludi (4).
Parve così che il toponimo Siracusa si riferisse all'area paludosa della terraferma antistante Ortigia. Fazello a tal proposito riporta quanto scrisse Strabene nel «I libro di mente d'Ibico»: «Quest'isola che oggi si ricongiunge con un ponte a Siracusa...». Da ciò appare chiaro che in quel periodo si faceva distinzione fra Ortigia e Siracusa. Si pensa che nel momento in cui i Greci, alla ricerca di terre da coltivare, uscirono dall'isola e cominciarono a creare piccoli centri agricoli in terraferma, designarono l'insieme di questi casali collegati, col nome di Siracuse (5).
La leggenda delle due figlie di Archia, chiamate una Ortigia e l'altra Siracusa, sembra accennare alla questione originaria che Siracusa ed Ortigia non fossero una cosa sola. Holm ponendosi il problema di dove potesse sorgere, nei tempi remoti, la città sorella di Ortigia, così si espresse: «Anzitutto si potrebbe pensare a quella parte di città (l'attuale area del corso Umberto) che più tardi coll'Ortigia formò Siracusa. Questa parte è più vicina che non l'isola alla palude dell'Anapo. Ma si potrebbe fare anche un'altra congettura pur degna di considerazione. Non potrebbe essere stata quell'altura a mezzodì dell'Anapo, che portava il nome di Giove Olimpico e nella cui vicinanza, lungo l'Anapo ed il mare, si trovano appunto le paludi? In tempi posteriori qui sorgeva solo un sobborgo; ma se questa località, da un lato era la più adatta ad uno stanziamento per chi voleva fissarsi lungo il porto grande (senza occupare l'isola), dall'altro è curioso che ancora al tempo della guerra ateniese, appunto qui, nel tempio di Giove Olimpico, si trovasse il catalogo dei cittadini di Siracusa, che avrebbe potuto essere custodito meglio in qualunque altro luogo, che non fosse un lontano sobborgo della città. Non si potrebbe pensare che Archia ed i suoi abbiano preso terra in questo punto e dopo si siano sospinti verso Ortigia? Che in questo sito sorgesse un'antica città pare anche vogliano accennare i sacrifizi, che la tradizione attribuisce ad Ercole, fatti presso la vicina fonte Ciane. Si potrebbe fare un'altra congettura, cioè ritrovare in questo la traccia di uno stanziamento doppio di Corinzi, in modo che, se Archia si stabilì sull'isola di Ortigia, altri Corinzi venuti dopo di lui avrebbero occupata la regione del tempio di Giove Olimpico e poscia sarebbe avvenuta l'unione delle due città. Comunque la cosa sarebbe andata, gli antichi nulla ci raccontano di questa primitiva storia di Siracusa». Tucidide dice semplicemente: «E Archia fondò Siracusa, avendo prima cacciati i Siculi dall'isola, sulla quale, ora, non più circondata da tutte le parti dal mare, sorge la città interna. Dopo alcun tempo anche la città esteriore fu congiunta con la interna mediante mura e divenne ricca di popolo».
Una traccia seguita, sopratutto nel nostro secolo, è quella di ricercare l'origine del nome Siracusa nella lingua fenicia. Il primo ad ipotizzare tale origine del toponimo, nel XIX sec., fu il Fullero (Lib. 4 Misceli. Cap. 10). Egli lo derivò da Sor-Cosia tradotto in latino Tyrus Latens. Per tale ipotesi il Fullero fu creduto un vaneggiatore in quanto si pensava inimmaginabile la fondazione di un villaggio, chiamato Siracusa da parte di Fenici Tirioti.
Anche lo Schubring (6) nel secolo scorso ipotizzò che Siracusa potrebbe avere etimologia fenicia derivante da Sur (rupe, scoglio) e Acco (caldo).
Holm, nella sua Storia della Sicilia, ritiene che il nome Siracusa sia di origine semitica, derivante da quella radice che denota mattina, oriente, e dalla quale deriverebbe pure la parola scirocco. «Siracusa era per i Fenici lo stanziamento più orientale che essi avessero in Sicilia. In tal modo Siracusa e Lilibeo sono tra loro contrapposti anche nei nomi».
S. R. Romano (7) ammette essere Siracusa voce di origine fenicia col significato di roccia dei gabbiani «indicando con ciò una stazione commerciale temporanea dei Fenici in periodo precedente (al greco)». Singolare è che, scomponendo il nome Siracusa dalla sua pronuncia greca (sur-acco-syon), ci avviciniamo molto a toponimi di origine semitico-settentrionale ed attualmente indicanti città che ricadono nella zona di confine fra Libano e Israele.
Sur (lo scoglio (8) era denominato il villaggio di pescatori su cui si sviluppò poi nel nostro secolo l'odierna città di Tiro (Es-Sur).
Per i linguisti il toponimo ha origine dal dialetto semitico parlato dai Fenici, i quali con il termine "Scoglio" indicavano due isole contigue poco distanti dalla terraferma. Le due isole furono congiunte nel X sec. a.C. da Hiran I, re di Tiro. La città possedeva due porti, uno posto a Nord, coincidente con quello attuale, e uno a Sud (9).
Da un punto di vista commerciale Tiro, città fenicia, rifiorì fra il XII ed il IX sec. a.C. estendendo il suo dominio su tutto il Mediterraneo (fino alla Spagna ed al Marocco) ed assolvendo al grande compito di intermediaria nel commercio fra Europa, Asia ed Africa Mediterranea. Motivo questo per pensare a stanziamenti fenici nella nostra zona.
L'odierna Akk, posta in territorio israeliano, non è altro che l'araba 'Akka, l'ebraica 'Akko, detta in italiano Acre o S. Giovanni d'Acri. E' posta su una penisoletta, sul mare che fronteggia il porto di Haifa ed è stata, da sempre, importante scalo marittimo. E' città antichissima, menzionata nella Bibbia. Circa l'origine del nome di quella città, non ho avuto documentazione idonea da parte dell'ambasciata israeliana a Roma. Questo vocabolo semitico a me sembra molto assonante a quella antica radice indoeuropea Ac, Ax da cui deriverebbero acuto, estremo, alto (pensiamo a vocaboli tipo Acropoli con significato di città alta, rocca e Acras con significato di promontorio, sommità, vetta, castello).
Sion. Nella Bibbia è poeticamente usato come sinonimo di Gerusalemme. In effetti è il colle orientale di Gerusalemme, la rocca dove s'insediò Davide e costruì la cittadella.
Da quanto si delinea in queste considerazioni linguistiche ammettendo il nome Siracusa derivato da vocaboli di origine fenicia, esso potrebbe avere significato di scoglio, roccia a mare fortificata, isola-cittadella.
La città di Siracusa, sviluppatasi rapidamente nel periodo greco, fu divisa in cinque parti: Ortigia, Acradina, Tica, Neapolis, Epipoli.

NOTE
(1) In appendice è riportata una breve cronologia storica onde aiutare quanti, nella lettura di questo testo, stentano a collocare nel tempo gli avvenimenti che in varie epoche avvennero e/o condizionarono il nostro territorio.
(2) Questi versi dal greco furono tradotti anche in modo differente.
(3) Trad. dal Dizionario Topografico della Sicilia di V. Amico, voi. II pag. 504.
(4) Conviene qui ricordare che fino all'inizio di questo secolo, in vicinanza di Siracusa, esistevano ancora due grandi paludi chiamate Pantano grande e Panta- nelli. Vedi relative voci.
(5) Usato dai più sempre al plurale, Syracusae, cosi come si rileva in Tolomeo, 1 Por rito. Diodoro Siculo, Strabone, Plinio, Livio, Cicerone.
(6) In Kamarina.
(7) Breve storia di Sicilia, Ed. ERI 1970.
(8) Nota la somiglianza del nome con cui è stata denominata Ortigia fino a qualche decennio fa: <U scogghiu>
(9) ancor qui una somiglianza con Siracusa.


 
 
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