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Pallanuoto Siracusa

Tratto da: I SIRACUSANI anno V n. 21 Marzo Aprile 2000
I PIONIERI DELLA PALLANUOTO
di Aldo Formosa

"I Sette scogli" - Il pubblico in attesa della partita In principio era il nuoto.




Nel 1943 al "Nettuno" (lo stabilimento balneare a Facci 'i rispirati, sotto Belvedere S. Giacomo, nel cuore di Ortigia) facevano gruppo Placido Agosta, Lino Colomasi, Pupetto Reale, Eolo Bottaro, Nino Bongiovanni, Vittorio Natoli, Pippo Arba, Ciccio Minniti, Nick (Arezzo) della Targia, Cesarino Gubernale, Paolo Bottaro, Cicciuzzu Sgarlata, Santoro, Benanti, Romano,Diploma, Lentini, Atanasio, baldi giovanottini siracusani che gareggiavano nel dorso, nella rana, nello stile libero ("troujeon" compreso), partecipando anche alle classiche catanesi "Coppa Vasta" e "Coppa Spampinato", e inserendosi con ottimi risultati nelle competizioni regionali e nazionali. Un appassionato talent-scout, Alfredo Guardo, scovava le giovani speranze e ne sperimentava le capacità: così, nel 1944, a undici anni debuttava nel crowl Franco Catena con un crescendo di titoli provinciali, regionali, nazionali. Altri nuotatori gareggiavano in quegli anni, tra cui Fulvio Ubaldini e Umberto Lentini, assieme a Toto Rossitto, il golden boy del nuoto siracusano, che amava crogiolarsi al sole sotto casa, agli "Scogli lunghi" di Riviera Dionisio il Grande, e per sgranchirsi i muscoli nuotava fino al Nettuno per andare a salutare gli amici e farsi quattro risate con quei buontemponi. "Taralla" Pintaldi, siracusano trapiantato a Catania e trascinante personaggio, durante una gara di nuoto alle Grotte di Ulisse convinse Nino Bongiovanni a creare una squadra di pallanuoto in Ortigia: c'era il "Giglio bianco" catanese che dava spettacolo in una specialità ancora tutta da scoprire dalle nostre parti, e lo spirito di emulazione ebbe il sopravvento. Il seme era gettato. Bongiovanni, che da allora diventerà il mitico "capitano", si lanciò nell'impresa. Era già il 1949, e Nino radunò alcuni nuotatori volenterosi: strappò Catena al gruppo di Guardo che, offeso, in piazza Archimede affrontò Bongiovanni scatenando una lite memorabile. Ma non si arresta il corso della storia. Nino Bongiovanni ("perisicchi" affettuosamente per gli intimi, ma "capitano" per tutti gli altri) si rivolse a Pietro Cancelliere, altro mitico benemerito dello sport siracusano, che accolse il gruppo nella società "Archia". Ciccio Minniti ("nonno" per gli amici), costruì con liste di legno il primo campo di gara e lo piazzò ai "Sette scogli" (il tratto di mare davanti alla Villetta della Marina, sotto Fonte Aretusa). I ragazzi si procurarono un vecchio pallone di calcio, lo spalmarono di grasso e si misero a palleggiare.
Dalla ringhiera di Fonte Aretusa, incuriosito dalla novità, si affacciò Enzo Genovese: i tasselli del mosaico, guidati da una mano invisibile, cominciavano ad andare al loro posto. Il "capitano" lo alluzzò, lo adescò, lo convinse a mettersi in porta: profeticamente aveva dato l'investitura al mitico portiere della nostra pallanuoto.
Comincia così l'epopea (lei "Sette scogli", luogo di imprese natatorie e pallanotistiche ormai leggendarie. Intanto arriva anche il primo campo di gara ufficiale, mandato dalla Federazione su personale interessamento di Concetto Formosa, commissario della FIN, altro personaggio a cui lo sport siracusano deve tantissimo in tutti i settori. Sabato 2 luglio 1949: l'Archia debutta nel campionato di serie C contro il CUS Catania. La "rosa" è composta da Enzo Genovese, Nino Mirabella, Vittorio Natoli, Eolo Bottaro, Nino Bongiovanni, Salvatore Ricupero, Umberto Bandiera, Carmelo Salvo, Ciccio Minniti.
Vincono i catanesi 3-0, ma è il battesimo ufficiale. La gente comincia ad assieparsi sulle banchine. Entrano in squadra Concetto Pulvirenti, Nuzzo Piazza, Mario Lentini, e nell'estate 1950 si ricomincia.
La società diventa "Aretusa".
Gli allenamenti sono approssimativi, ci si ingegna al meglio ma l'atmosfera è soltanto goliardica. Bongiovanni però non ci sta a perdere sempre, e alza l'ingegno. C'è uno sportivo emergente in campo nazionale, è arbitro di calcio in serie B, e si chiama Concetto Lo Bello: il "capitano" lo convince a fare da condottiero, il destino continua a costruire con mano maestra la trama. Lo Bello si legge il libro della pallanuoto, ne afferra immediatamente il meccanismo (tanto che, per uno sfizio in più, supera anche gli esami di arbitro di pallanuoto).
Come è sua abitudine, accetta di fare da allenatore a patto che tutti si impegnino a fare sul serio. E' la tarda primavera del 1951.
E qui scatta il compiacimento del legittimo orgoglio: c'ero anch'io! Ma bisogna fare un piccolo passo indietro. La squadretta di calcio del Pantheon la domenica mattina d'inverno gioca al molo S. Antonio appassionate sfide rionali. Ci sono Ciccio Mauceri, Sergio D'Asaro, i fratelli Piccione, Tino Gibilisco, Franco Gallone ed altri assieme al sottoscritto. Noi ragazzi del dopoguerra, a cui le famiglie non avevano mai fatto mancare il necessario, avevamo (scuola a parte) pochi riferimenti a cui dedicare le nostre giornate: lo sport, il cinema, la musica, le ragazze. Non necessariamente nell'ordine.
Una formazione dell'Aretusa allenata da Lo Bello.
(da sin.) Genovese, Mirabella, Piazza, Bongiovanni, Formosa, Pulvirenti, Catena.


Così comincia l'indimenticabile avventura: il destino nelle sembianze di Nino Bongiovanni (e chi, sennò?) appare sulla banchina e ci dice: "Ragazzi, volete giocare a pallanuoto? Venite ai sette scogli". Dovevamo passare la mattinata, e andammo. Ci fece ributtare in acqua, ognuno doveva fare i 50 metri come meglio poteva. Cartellinati, cercammo di imparare alla svelta. Lo Bello ci impose una preparazione durissima, mattina nuoto e pomeriggio partitella. Ci aveva sistemato a coppie, va e vieni dalla Capitaneria al molo Zanagora, 400 metri giusti, una decina di volte di seguito. Io con Pulvirenti, lui velocista e io fondista, lui mi sfidava negli scatti e io me lo trascinavo nella resistenza. La Federazione diramò il calendario: prima partita a Catania contro il CUS. Pensammo che ricominciava la stagione delle abituali batoste da quei "fitùsi" dei catanesi.
Domenica 16 luglio 1951 ci imbarchiamo su tre "Seicento" e andiamo a Catania. Per strada cerchiamo di scherzare, ma il pensiero di quello che ci aspetta sbiadisce la risata. Arriviamo a Ognina, quelli sono già in accappatoio in mezzo alle ragazze e ci degnano appena di uno sguardo. Ridono tra di loro, si preparano a sgranchirsi i muscoli in una partita di allenamento e rifilare all'Aretusa l'ennesima sconfitta. Lo Bello ha schierato: Genovese portiere, Nino Mirabella e Nuzzo Piazza terzini, Nino Bongiovanni metà campo, Franco Catena ala di spola, Concetto Pulvirenti centro fisso, Aldo Formosa ala di punta.
L'arbitro fischia, Catena fila e conquista la palla, cominciamo a nuotare come Lo Bello ci ha insegnato, in 24 secondi Pulvirenti riceve, elude l'avversario, tira in porta e segna. Ci guardiamo in faccia spauriti: Concetto, ma che hai fatto, ora quelli si arrabbiano e ci seppelliscono di gol... Ricominciamo a giocare, nuotiamo con scioltezza, a 1 42" Piazza fa il secondo gol. Ci prepariamo al peggio, e a 3' 48" segna Catena. I catanesi sono increduli, si sono allenati poco e male, sicuri di fare polpette di noi, ora sta succedendo l'impensabile, il mondo alla rovescia, quei fitùsi dei siracusani stanno vincendo già 6-0. Manca poco alla fine del primo tempo, e dopo aver distribuito passaggi agli altri decido che mi posso permettere lo sfizio di fare un gol anch'io. Mi capita il pallone e tiro. Traversa piena, palla che schizza a metà campo dove c'è La Barbera in perfetta solitudine, Genovese è fuori dai pali: il tiro del catanese finisce dentro a 9' 57". Nell'intervallo Genovese me ne dice di tutti i colori. Nella ripresa ci rilassiamo, a 2' 43" segna Condorelli, e allora riprendiamo a nuotare veloci: segnano a 5' 23" Catena, a 6' 25" Pulvirenti, a 7' 45" Piazza. E fatta: vinciamo 9 a 2, abbiamo distrutto lo strapotere dei catanesi, ma sopratutto abbiamo impresso una formidabile spinta evolutiva alla storia della pallanuoto siracusana, creando un irresistibile trampolino di lancio per il futuro. Su "La Sicilia" Candido Cannavo scrive: "Una rivelazione i waterpolisti siracusani. Il ritmo di gioco sostenutissiino degli aretusei ha fatto perdere la bussola ai catanesi, incapaci di controllare avversari che guizzavano da tutte le parti. Il dominio dei siracusani è stato ininterrotto".

Domenica 21 luglio 1951 ai "Sette scogli": Aretusa- Thalatta Messina 5-0. Marcatori: Bongiovanni, Piazza (2), Formosa, Pulvirenti, stessa formazione. Partita di ritorno: per risparmiare sulle spese prendiamo l'accelerato delle 5 del mattino, mangia¬mo in treno i panini che ci siamo portati da casa. Viaggiamo tutta la mattinata. Arriviamo a Messina che manca poco all'inizio della partita. Ma l'arbitro designato non è arrivato. I dirigenti locali pregano Lo Bello di arbitrare lui, dato che è anche arbitro di pallanuoto. Lo Bello si trasforma: giocheremo non solo senza allenatore, ma con un arbitro che per dimostrare la propria imparzialità diventa fiscale fino al punto di assegnare due rigori a favore del Thalatta. Nelle gelide acque del porto di Messina perdiamo 1-3 dopo essere stati in vantaggio per primi con Mirabella. E in un'azione di gioco, Lo Bello mi diede un'espulsione: proprio a me che, mingherlino com'ero, andavo sotto facilmente. L'indomani la stampa scriveva:"Senza infamia e senza lode l'arbitraggio di Lo Bello". Ma non perdiamo l'allegria. Tanto che Bongiovanni, che aveva uno "sbènto" con una ragazza, pensò al modo di andar a fare un poco di show sotto ai suoi begli occhi. E ci convinse - sostenendo che la pallanuoto andava pubblicizzata con delle esibizioni — ad andare al Lido Azzurro (contrada Sacramento zona Isola) a nuoto, trascinandoci appresso il campo e le due porte. Attraversiamo il porto, montiamo il campo davanti al lido Azzurro, e invece di tirare il fiato ci mettiamo subito a giocare. Ho di quel pomeriggio un ricordo quasi da incubo, perché al tramonto smontiamo il campo e senza un attimo di tregua, riattraversiamo il porto, sempre a nuoto e sempre trascinandoci quei cento metri di liste e le due porte.

1952: l'Aretusa diventa Ortigia. Ed è con questa denominazione che proseguirà il percorso ascensionale della pallanuoto siracusana. Tra alti e bassi si arriverà alla serie B.

Ai "Sette scogli", un'accesa fase di gioco.


Le varie formazioni successive avranno l'apporto di gente come Picchetti, Atanasio, Bandiera, Rossitto, Brunetti. Poi Lo Bello ne inventa un'altra delle sue: convince il sindaco Alagona a finanziare l'impianto elettrico ai "Sette scogli" con riflettori che consentiranno di giocare in notturna. E una novità assoluta da Roma in giù, e l'Ortigia gioca davanti ad una folla strabocchevole. La stella di Lo Bello intanto ha acquistato splendore, ed un ascendente che sarà sempre messo puntualmente al servizio della città. L'Ortigia ha anche una squadra allievi: Norcia, Franzo, Quadarella, Di Gaetano, Trombatore, Zimmitti, Rizza, che (24 luglio 1955) va a vincere a Catania 5-1 sul CUS. Ad allenare la squadra maggiore Lo Bello ha chiamato slavo Roje, entrano in formazione Benito Mirabella ( un centro fisso forte e agile, irriducibile combattente: leggendari i suoi duelli col gigantesco Babusci del Crotone) e Nino Di Dato.
Lo Bello freme, vuole vincere anche le promozioni, i problemi economici sono quelli che sono, i contributi lesinati, eppure il condottiero riesce a fare miracoli. Ottiene gli aiuti necessari e nel 1957 l'Ortigia vince il campionato avendo in squadra Genovese, Pintaldi, Rizza, Terrizzi, Piazza, Di Dato, La Barbera, Atanasio, Bongiovanni, Rossitto, presidente biancoverde ha portato a Siracusa quei catanesi che sono sempre stati avversari fortissimi, e i fatti gli danno ragione. Allenatore Terrizzi, l'Ortigia chiude a 22 punti precedendo Acquasanta Palermo a 17, e poi via via Sport Bar Scalia CT, CUS Messina, Ventimiglia, Libertas Palermo, Nuoto Fiamma. La squadra juniores è composta da Di Dato, Benato Quadarella, B. Mirabella, Rizza, Scarselli, Trombatore, Leo Formosa.
Agosto 1957. Lo Bello ne inventa un'altra. Organizza un torneo internazionale (il primo di una lunghissima serie) e accanto ali'Ortigia invita il CUS Catania, la Nazionale maltese e lo Jadran di Spalato. Contro gli slavi i siracusani beccano sette gol a zero, ma ancora una volta il destino sta aprendo una nuova pagina, perché tra gli slavi c'è una presenza che caratterizzerà il futuro della nostra pallanuoto: Mitjan Bonacic.
1958: Lo Bello non perde tempo. Liquida i catanesi, tranne Laudani e Pintaldi, e affida la squadra a Bonacic. 13 luglio, comincia il campionato: Ortigia - Libertas Catania 8-1. Formazione: Genovese, Bongiovanni, Pintaldi, Piazza, Rossitto, Di Dato, Rizza. Comincia un altro capi¬tolo dell'Ortigia perché arriverà la piscina olimpica della Cittadella dello sport (una creatura di Lo Bello che in Italia e all'estero ci invidiano), altri nomi si affacciano alla ribalta pallanotistica. Il carisma di Lo Bello porta a Siracusa la RAI per una girandola di manifestazioni di altissimo livello, sportive e culturali, degne di una capitale del Mediterraneo.
Ma lo spazio è tiranno. Questa rievocazione deve fermarsi qui. Non senza alcune considerazioni, per potere capire meglio il valore sportivo e sociale di un'impresa.
Negli anni '60 Siracusa è un'isola felice, il "boom" economico induce all'allegria, tanti lussi impensabili diventano persino spreco del superfluo, e non è ancora il momento di immaginare come andrà a finire. La politica avvelenerà le coscienze e metterà palle di piombo al piede dell'entusiasmo e dell'amore per la città.
Lo Bello attraversa la nostra società civile come un innovatore inimitabile, un propulsore inarrestabile, un trascinatore che conduce Siracusa per mano - e sono troppi a non rendersene conto - verso le costellazioni del rispetto e dell'ammirazione in tutto il mondo. Siracusa, ingrata per ancestrale condanna, si lascia vivere nell'euforia di chi non si pone il problema della cambiale da pagare alla fine di un fittizio benessere. Ma questa è un'altra storia. La storia delle origini della nostra pallanuoto, invece, richiede in chiusura una notazione encomiastica per chi questa bellissima storia l'ha scritta sulla propria pelle: Nino Bongiovanni, capitano di tante battaglie, generoso e instancabile, suscitatore dalla straripante simpatia, ed Enzo Genovese, robusto pilastro e supporto insostituibile prima nella squadra e poi nella dirigenza, appassionato fino al sacrifico.
E una notazione di merito anche per tutti quelli che hanno indossato la calottina biancoverde, per rendere ogni anno possibile l'avventura del campionato di pallanuoto a Siracusa.


 
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