1943 la guerra è finita - istitutomediterraneostudiuniversitari

Vai ai contenuti

Menu principale:

1943 la guerra è finita


Il 10 luglio 1943 sbarcano gli Alleati in Sicilia. Il 25 luglio finisce la dittatura fascista.
Catania martoriata e distrutta dalla guerra.
Gli imperi guerreschi del fascismo erano ormai “sazi”. Gli appetiti “imperiali” avevano già provocato la morte di alcune centinaia di migliaia di italiani, giovani vestiti con la divisa, inviati in vari fronti europei e africani, civili, uomini, donne, bambini. Un paese distrutto, portando morte e distruzione in tanti altri stati aggrediti e invasi. Tutto per “la gloria del duce e del re imperatore”.
La resa dei conti era vicinissima. Dopo la sbornia di potenza…. dei primi giorni, spietatamente tutto era venuto alla luce, tutto era stato tragicamente perduto. Le truppe italiane inviate a destra e manca per rinfrescare la gloria di Roma erano state comandate per essere “burattini di latta” spediti all’avventura per procacciare morte propria ed altrui. Restava il suol patrio vilmente infangato nei vent’anni del regime fascista e ampiamente scarnificato dalle bombe, e alcune “sacche” di presenza in Grecia, Albania, Iugoslavia e Francia.
Mancavano solo quindici giorni al 25 luglio, dalla caduta, per autodissoluzione, rovinosa della dittatura.
Il 10 luglio 1943, preceduti dal cannoneggiamento di centinai di navi e dagli attacchi aerei ormai assolutamente dominanti che interessò le principali aree dell’ isola,
un’immensa armata delle forze Alleate, 160.000 militari, sbarcò in Sicilia. Erano forti di: 2775 navi da guerra e da trasporto, 1124 mezzi da sbarco, 4000 aerei , 14.000
veicoli, 600 carri armati, 1.800 cannoni. I punti di approdo furono le aree costiere di fronte a Gela, Licata, Scoglitti, Pachino, Siracusa.
Fu il primo attacco diretto alla “fortezza” nazista europea. Le truppe sovietiche si trovavano ancora in uno stato difensivo dentro il proprio territorio invaso.
In Sicilia erano stanziati consistenti forze dell’esercito italiano, ormai fortemente demotivate – la sesta armata con circa 220.000 uomini molto carente sul piano delle
attrezzature militari -, affiancate da numerosi e agguerriti reparti tedeschi forti tra circa 40 - 60.000 unità e ben dotato di mezzi e armamenti -. La flotta militare italiana
rimase complessivamente ferma. La copertura aerea era ormai quasi inesistente.
Mussolini, appreso dello sbarcò, proclamo: fate il possibile per ributtarli a mare, o quanto meno, inchiodarli sul litorale”. Un altro grido di battaglia, come il fatidico “
spezzeremo le reni alla Grecia”, del 1941.
Pur con alcune situazioni di contrasto e di cruente battaglie ( Gela , Simeto-Catania, Troina -), in particolare) che costarono la vita a molti militari di ambedue le parti,
l’avanzata anglo-americana fu molto veloce. Le truppe alleate conquistarono rapidamente le principali città: Siracusa, 11 luglio, Agrigento, 16 luglio,
Caltanissetta 17 luglio, Palermo, 22 luglio, Catania, 5 agosto, Messina, 17 agosto.
In soli 38 giorni tutta l’isola fu sotto il controllo degli Alleati. L’abbandono della Sicilia – iniziato l’11 agosto - da parte dell’esercito italiano fu rovinoso. Fu lasciato la
gran parte del materiale bellico. La parte più consistente degli effettivi militari fu lasciata nell’isola. Solo in 60.000 approdarono in Calabria. I tedeschi si riportarono
sull’altra sponda complessivamente in “buon ordine”.
Le truppe anglo-americane trovarono un’isola distrutta, lacerata ed affamata. Erano stati cancellati tutti gli elementari requisiti della vita quotidiana. Distrutte abitazioni e
infrastrutture. I siciliani, dopo gli orrori patiti, accolsero i liberatori con grandi espressioni di gioia. Per loro il fascismo finalmente era finito.
Durante questi 38 giorni era di fatto iniziata la Resistenza ai nazisti. Notevoli gruppi di civili, stanchi delle soverchierie e della brutalità dei tedeschi, si opposero anche con le
armi ai rastrellamenti e alle ruberie. Ci furono veri e propri combattimenti, molti civili furono ammazzati da tedeschi in ritirata, a: Castiglione di Sicilia, Mascalucia, Pedara,
Valverde, Catania ( come raccontato dal giornalista Igor Mann).
Un ulteriore tributo di sangue fu lasciato sull’ “ altare dell’impero”. Dal 10 luglio al 17 agosto 1943 complessivamente l’esercito italiano subì in Sicilia, tra morti,
feriti e prigionieri, 130.000 perdite. I tedeschi subirono molte vittime. Gli alleati ebbero circa 8000 vittime, tra morti e dispersi.
Poi, a soli 15 giorni dallo sbarco, venne il “25 luglio”. Il capo supremo, Mussolini, perse il posto, di dittatore. Il Gran Consiglio del fascismo constatato lo stato
disastroso dell’Italia a seguito della bravura del “conduttore”, lo dimise; pregando “ La Maestà del Re” ad assumere “ l'effettivo comando delle Forze Armate di terra, di mare
e dell'aria, secondo l'articolo 5 dello Statuto del Regno.. stante… il retaggio glorioso della nostra augusta dinastia di Savoia." Già, proprio un “nobile” messaggio, dato il
consenziente gioioso “servaggio” della monarchia alle azioni del fascismo, dall’ottobre del 1922 allo scatenamento della guerra. …..si godevano l’Impero.
La dittatura fascista era auto implosa, finita, dopo 21 anni di assoluto e violento predominio.
La guerra continuò. Venne l’armistizio con le forze Alleate, l’8 settembre. Il nazifascismo non era ancora sazio di apportare morte e distruzione in Italia e in
Europa. L’orrenda tragedia finì il 25 aprile del 1945, con la definitiva Liberazione.
Durante le fasi della guerra Catania e la sua provincia furono considerate bersaglio di primo piano da parte degli Alleati. Nell’ambito territoriale, oltre al
porto, in un raggio di circa 20 Km in linea d’aria, erano ubicati diversi aeroporti militari, ben sei; una concentrazione aeroportuale molto più alta rispetto altre aree
siciliane.
Catania fu la città più bombardata tra tutti i capoluoghi siciliani, 67 volte; ai primissimi posti a livello nazionale nella nefasta graduatoria.
Via, via che la guerra “evolveva”, si incrementarono i bombardamenti. Il 1943, fino alla fine di luglio, fu il periodo più funesto.
Nel 1940, i sei mesi dalla dichiarazione di guerra furono complessivamente “tranquilli”: solo 17 morti. L’anno orribile fu il 1943, fino alla fine di luglio.
Complessivamente, dal giugno 1940 al dicembre 1943 i morti in tutte le aree urbane provinciali furono quasi 5000, i feriti oltre 4000. Grandissimi i danni materiali alle
abitazioni civili e agli edifici pubblici della provincia.
I vani, complessivamente distrutti e/o gravamenti danneggiati ammontarono, per quasi 28.000 vani.
In questo contesto particolarmente devastante fu il bombardamento subito da Paternò ( a circa 20 Km da Catania) il 14 luglio 1943 dai bombardieri angloamericani,
con 4000 morti e circa 2300 feriti, di questi 1000 rimasero mutilati. Il paese, pieno tra l’altro di molte migliaia di sfollati provenienti specialmente da Catania
– oltre seimila -, si trovava lungo un’asse viaria considerata strategica sul piano militare. L’ azione alcuni giorni prima era stata preceduta dal lancio di volantini che
avvisavano la popolazione di abbandonare le aree abitate dislocate nel contesto degli assi viari. Le conseguenze furono tremende. Rimase distrutto o danneggiato oltre
l’80% del paese; il quartiere di Monteceneri rimase totalmente sventrato. Altre incursioni si verificarono nei giorni successivi. Il 22 settembre 1972 dalla Presidenza
della Repubblica fu conferita a Paternò la medaglia d’oro al valore civile.
A Catania le incursioni aeree che provocarono più vittime furono effettuate l’11 maggio e l’8 luglio del 43, con, rispettivamente, 216 morti e 313 feriti, 158 morti e
318 feriti. E’ bene evidenziare che già da tempo una parte rilevante della popolazione – un terzo e più - aveva abbandonato al città; sfollati, il termine in uso. Giorno 11
maggio in due ondate successive, ore 12.07 e 12.40, furono sganciate 113 tonnellate di esplosivi. In particolare furono colpite le zone del centro e dell’area sud: via
Manzoni e la Prefettura, l’area del teatro Massimo, la Civita e alcune zone del quartiere di S. Cristoforo. Giorno 8 luglio, a partire dal pomeriggio, dodici incursioni
furono effettuate sulla città e sui centri della provincia dove erano dislocati raggruppamenti dell’esercito italo-tedesco. Centinaia di bombardieri cosparsero il
proprio carico di morte sulle aree centrali e in molte zone della periferia. Restarono distrutte molte abitazioni, siti pubblici, compresa la stazione ferroviaria, e chiese.
Poi, il 5 agosto 1943 le truppe alleate della V armata entrarono a Catania. I soldati italiani e tedeschi avevano lasciato la città.
Una Catania martoriata e distrutta, nelle carni e nelle strutture civiche, affamata, priva di qualsiasi elementare bene di sussistenza e assistenza. La città pagò un
altissimo tributo alle follie della guerra catastrofica ed assassina scatenata dal fascismo.
Il professore Carmelo Salanitro, nativo di Adrano e insegnante al Liceo Classico Mario Cutelli di Catania, fu facile profeta. Da anima ribelle alle sopraffazioni del regime
dopo l’inizio della guerra aveva scritto nei suoi bigliettini di denunzia: “ il fascismo sta ricoprendo la nazione di sangue e di rovine”, “ il fascismo ha scatenato senza motivo
una guerra criminosa, ove i nostri figli e fratelli trovano la morte. Siciliani, non combattiamo. Il vero nemico dell’Italia è il fascismo. Viva la Pace. Viva la Libertà”.
Scoperto, denunziato dal preside, per avere detto la verità contro Mussolini e i gerarchi votati alla distruzione dell’Italia, fu condannato a 18 anni di carcere. Quindi
la morte, per mano dei suoi aguzzini nazisti, nel Lager di Mauthausen il 24 aprile 1945.
domenico stimolo ( Gruppo Memoria e Libertà)


 
Torna ai contenuti | Torna al menu