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allevamento e commercio

tratto da LA PESCA DEL TONNO NEL CAPOLINEA DEL SUD DI Salvo Sorbello

Gli allevamenti di tonni

Incisione settecentesca raffigurante donne che fabbricano le corde per la tonnara

Una parte sempre più rilevante del tonno rosso dell'Atlantico catturato nel Mediterraneo viene trasferita negli allevamenti sparsi in tutto il bacino. Ad oggi esistono circa 50 allevamenti di tonno rosso nel Mediterraneo e sei di questi si trovano in Italia. Nel nostro paese sono destinate all'allevamento tra il 30 e il 40% delle catture di tonno rosso, tuttavia tale percentuale rappresenta una sottostima, poiché non tiene conto del tasso di mortalità negli allevamenti e delle modeste quantità di tonno che sono consumate a livello locale. Un recente rapporto del WWF mette seriamente in discussione la sostenibilità ambientale degli allevamenti di tonno nel Mediterraneo, responsabili di incrementare la pressione esercitata su di una risorsa già a rischio di estinzione. Il WWF ha pertanto invitato l'Unione Europea a rivedere la propria legislazione, che consente agli allevamenti di tonno di beneficiare dei sussidi all'acquacoltura. "Tale tipo di allevamento non può essere infatti considerato una vera e propria acquacoltura, in quanto il tonno non viene, di solito, fatto riprodurre e crescere in cattività, come avviene, ad esempio, per gli allevamenti di spigole o di orate, ma catturato allo stato selvatico (spesso sono tonni giovani che non hanno raggiunto l'età della riproduzione). Con questa tipologia di allevamento, il tonno viene "ingrassato" nel più breve tempo possibile, alimentandolo con grandi quantità di alici e sardelle, in enormi gabbie o reti galleggianti, al fine di aumentarne il contenuto di grasso sino a raggiungere gli standard desiderati dal mercato giapponese". Certo, vedere il tonno chiuso in una gabbia e ucciso con una fucilata per non rovinare la sua preziosa carne è qualcosa che fa pensare più ad uno sterminio che ad un fatto commerciale. "Questo fa apparire la tanto discussa mattanza molto meno cruenta, lì almeno c'è il confronto diretto tra l'uomo e la sua preda, c'è alle spalle una tradizione secolare, gli uomini compiono gesti antichi e catturano solo il tonno che Marzamemi, piazza Regina Margherita è incappato nella rete, e alle volte non Prima della recente pavimentazione è molto. Il tonno d'allevamento viene preferito per il suo elevato contenuto di grasso. Ma per raggiungere delle dimensioni ragguardevoli, un tonno deve mangiare molto: per ottenere un chilo di «bluefin» ne servono cinque di piccoli pesci di cui si nutre. Nel giro di pochi anni le importazioni giapponesi di tonni rossi del Mediterraneo hanno raggiunto quasi ventiduemila tonnellate. Nel periodo di pesca si assiste ad una vera e propria gara per arrivare sulle zone migliori e caricare per primi i tonni. La «tuna farming» è costituita da sei gabbie, di 50 metri di diametro e 30 di profondità che da maggio a dicembre ospita quasi cinquemila tonni, osservati ogni giorno dai sub che ne controllano il comportamento. Vengono alimentati secondo tabelle particolari e, infine, tra novembre e dicembre il pesce viene pescato, macellato con particolare tecnica, congelato e spedito sui mercati internazionali. In altri periodi si potrebbe parlare di giorni di mattanza. Ma non è così. Adesso tiratori scelti con fucili di precisione, piazzati nella prua dei pescherecci, colpiscono i tonni rinchiusi nelle gabbie rinchiusi nelle gabbie ancorate a circa un miglio dalla costa. Un colpo alla testa, e il tonno muore. Non ci sono più gli arpioni secolari a straziarne le carni, ma solo il proiettile. Non ci sono più le grida dei tonnaroti, ma solo schiocco secco dell'arma. Così i pesci vengono sezionati in grosse trance e surgelati nel ventre delle navi frigorifero ormeggiate al porto, per poi partire alla volta del mercato giapponese, dove saranno trasformati in costose porzioni di sushi. Il tonno ucciso col fucile, inoltre, non sopporta lo stress della mattanza tradizionale e la qualità della carne non subisce quegli stravolgimenti che le ferite degli uncini arrecano.
Per questo oggi il tonno di tonnara è stato declassato dai giapponesi a seconda scelta, e il prezzo è diminuito".30



Il commercio mondiale di tonno rosso fresco e congelato
Il commercio di tonno rosso sembra essersi intensificato soprattutto a partire dagli anni Novanta, anche se tale aumento è dovuto pure alla migliore qualità dei dati di questo periodo rispetto agli anni precedenti e può essere imputato soprattutto alla rapida espansione degli allevamenti di tonno, prima nel Mediterraneo per la specie Thunnus thynnuse poi in Messico per la specie Thunnus orientalis. Il Giappone copre circa il 70% delle importazioni mondiali di tonno rosso. Altri importatori sono Spagna, Francia ed Italia, che insieme costituiscono circa il 25% delle importazioni mondiali. La domanda nipponica di tonno rosso, in passato, era rivolta alla varietà conosciuta come Thunnus Maccoyii, specie che vive in tutti gli oceani sotto i 30 gradi di latitudine Sud. Il declino, registratosi negli anni '80, nella produzione di questa specie di tonno, ha portato il Giappone a diversificare l'approvvigionamento, rivolgendosi al Mediterraneo.31 In Giappone il tonno è consumato in forma di bistecca (soprattutto nelle zone costiere) e, in misura minore, come sushi o sashimi nelle grandi metropoli. Negli Stati Uniti ed in Europa, invece, il consumo di tonno fresco rappresenta una nicchia, sia pur in fase di crescita, ma assolutamente non comparabile al mercato del tonno in scatola.32





 
 
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