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tonnara Fontane Bianche

tonnara di fontane bianche, oggi non più esistente, al suo posto il circolo del giardino, foto del 1965, archivio Pietro Piazza



LA TONNARA DI FONTANE BIANCHE
tratto da:Annalena Lippi Guidi
TONNARE TONNAROTI e MALFARAGGI DELLA SICILIA SUD-ORIENTALE
Servizi fotografici di L. e F. Rubino
ZANGARASTAMPA SIRACUSA

documentazione pdf



La località di Fontane Bianche era ricca, secondo il toponimo, di acque che zampillavano beneficiando le vicine campagne punteggiate di case rurali; solo una cava di pietra, agevolata dalle operazioni di carico all'attracco della baia, spezzava l'armonico paesaggio1.
Al tempo di Giovanni d'Austria, il generale Dragut, accampato con la sua squadra turca in quella baia, ove stazionò, scavò un pozzo d'acqua dal quale si attingeva ancora alla fine del Settecento2.




La tonnara si raggiungeva faticosamente deviando dalla provinciale per imboccare una polvero¬sa strada poco prima di Cassibile. Solo la descrizione di Teresa Carpinteri nel suo romanzo "La Dionea" può aiutarci a scoprire un mondo scomparso: "Di tanto in tanto al di là dei muri di un antico casale svettava una palma carica di datteri, che non sarebbero mai arrivati a maturare. Sulla sinistra il mare ci seguiva luccicante, finché ad un tratto dopo le case della tonnara vecchia ci si spianò davanti con l'azzurro verdino di un vetro di gazosa in un immenso arco a forma di falce sotto la montagna, verde di mandorli"3.
Una grande copia di notizie storiche sulla tonnara di Fontane Bianche nel feudo Longarini, detta in passato "dei Carcarelli", sono fornite dal conte della Torre Cesare Gaetani dei marchesi di Sortino, confermate dalle fonti archivistiche4.
La concessione del diritto di pesca per questa tonnara, nei mari di "Lognina" fu piuttosto controversa. Il 18 giugno del 1679 il nobiluomo Giuseppe Omodei, cittadino siracusano acquistò l'esercizio per duecentocinque onze e cinque tari, cifra designata dalla Regia Corte, (not. M. Vassallo 28 aprile 1679)
Si pubblicarono i bandi in tutti "li lochi soliti della città di Siracusa e non comparve altro offerente, onde il tono, seu tonnara nominata delli Carcarelli, fu liberata e venduta all'unico offerente". (R. Secrezia e Dogana di Siracusa voi. 1291)
Divenuto regolarmente concessionario dell'esercizio di pesca, l'Omodei affrontò spese per la costruzione del malfaraggio per un valore di milleduecento scudi senza, per fortuna sua, comple¬tare il progetto ascendente a tremila scudi. Nel frattempo Don Silvio la Feria, signore delle vicine terre, ritenendosi danneggiato si rivolse alla Regia Corte con un'offerta maggiorata rispetto a quella a suo tempo concordata con 1' Omodei e ne ricevette lettere rassicuranti. Furono inutili le ragioni addotte dal primo acquirente, circa l'illiceità della stipula successiva, la pretestuosità delle molestie arrecate; inutili le richieste che il tutto ritornasse "ad pristinum".
La tonnara fu definitivamente assegnata a la Feria. La scorrettezza perpetrata al precedente imprenditore trova giustificazioni nelle ingenti somme impiegate per sedare la rivolta di Messina (1674-78) e dall'annullamento del reddito proveniente dalla Sicilia per tre anni5.
Cesare Gaetani riporta nelle sue "Pescagioni" l'atto di provenienza della tonnara: "Il mare di Fontane Bianche fu concesso dalla Regia Corte a Silvio la Feria, per trovarvi un letto, ovvero un luogo di tonnara, in forza di un atto stipulato nel 1679 in questa Corte Secreziale di Siracusa e confermato dal Tribunale del Real Patrimonio di Palermo", (ratifica 11 agosto 1680)
La sperimentazione non ebbe un buon esito forse anche per l'ubicazione dell'esercizio tra la sede della tonnara di Terrauzza e quella di Fiume di Noto. Al suo inizio abbastanza tardo seguì un'attività discontinua poco remunerativa; il concessionario Silvio la Feria "n'ebbe poca sorte e finalmente abbandonò l'impresa"6.
E del 1722 la decisione di Giuseppe la Feria di cedere Fontane Bianche in enfiteusi a don Corrado Oddo per assicurarsi un profitto costante senza rischi di una conduzione poco affidabile, (not. M. Romano 18 marzo 1722)
La tonnara per molti anni "derelitta e infruttosa" riuscì difficile da condurre anche per il nuovo esercente, che ritenne opportuno cedere otto carati per tre anni al rais Matteo Campisi, (not. A. Mangalaviti 28 sett. 1724)
L'apporto di danari del nuovo socio in affari sarebbe stato molto utile non meno della sua abilità ed esperienza per la nuova messa in opera, dopo anni d'inazione. Tale notizia pervenne ai proprietari del feudo Longarini, i principi di Larderia, i quali in vista di un profitto più redditizio, pretesero i diritti di attaccare il pedale della tonnara sul lido del feudo, di mantenere nello stesso territorio la loggia, la camperia, i magazzini, le stanze per comodità di servizio, di utilizzare i pozzi, di far legna nel solo tempo di pesca, di far pietre per le mazzare ad uso delle reti ed infine della servitù di passaggio per tutte le genti, che in tempo di pesca andavano e venivano in tonnara.
Don Oddo inizialmente non aveva intenzione di cedere alle richieste dei signori del feudo nell'accollarsi nuove spese, tuttavia per non essere coinvolto in liti e disavventure giudiziarie, convinto anche da comuni amici, convenne di ricorrere ad una transazione per l'impegno annuale di "un barrile di sorra, un barrile di tonnina serrata, mezzo barrile di badalocco di ammarinato" da consegnarsi nella casa dei principi di Larderia a Siracusa. Negli anni in cui non si calavano le reti don Oddo e i suoi gabelloti "non erano obbligati a cosa nessuna", (not. A. Mangalaviti 12 nov. 1725)
Non sappiamo quando il nobile gestore si arrese a condizioni avverse o semplicemente rivolse la sua attenzione ad altre speculazioni economiche, sappiamo invece che nel 1740 un successore di Silvio, Giovanni la Feria, si cimentò nella fruizione della tonnara di Fontane Bianche, introdu¬cendo una apparecchiatura di corso, tipica della Sicilia settentrionale. Il progetto fu messo a punto nei particolari tecnici del rais Gaspare Castagnino; il calato divenne più regolare ed i redditi adeguati agli impegni economici assunti .
CESARE GAETANI CREA I SUOI IDILLI
Successivamente l'esercizio passò alla famiglia Gaetani di Siracusa, possedendola nel 1789 "maritali nomine" il cavalier Luigi Gaetani8.
Cesare Gaetani, famoso personaggio di questa casata, mentre curava gli interessi di Fontane Bianche, trovava modo di dar sfogo alle sue qualità poetiche componendo i suoi idilli, corredati da preziose informazioni storico-etnografiche sulla pesca dei tonni e sulle abitudini dei pescatori: "La pesca che io soglio fare annualmente a Fontane Bianche, siccome colà mi trattiene per due mesi di maggio e giugno per profittare di quell'aria, che per la sua purità rallegra e ricrea, così mi dà agio di scrivere qualcosa, che analoga e confacente sia all'esercizio di pesca; e di scriverla in guisa poetica, giacché ad un simile genere di vita oziosa e solitaria suolsi riferire l'origine di tale arte, la quale ci fa senza fatica innamorare della innocenza antica"9.
Nella tonnara la vita si svolgeva tranquilla; al mattino quattro barche si recavano agli apparec¬chi delle reti dove iniziavano le operazioni di pesca, mentre a terra si conducevano piccole faccende agricole; tuttavia qualche tempesta turbava le placide giornate, come accadde nel 1792 quando correnti impetuose spostarono l'assetto della tonnara, abbassarono il pedale e resero impossibile la cattura dei tonni.
Nei contratti in gabella sono annotati, oltre al canone annuale di cento onze, i diritti per la Corte Vicealmirantica di Siracusa da pagare in natura e il nuovo dazio per la molitura del palmento "necessaria" ai marinai.
Il piccolo mondo della tonnara, pur vessato dal fisco e condizionato dal breve periodo di attività, disponeva di una bottega dove si vendeva il pane ed "altro", il cui annuale affitto era versato interamente dal "bottegaro" ai Gaetani.
Durante gli anni di gabella che vanno dal 1799 al 1807, le sorti della impresa di pesca di Fontane Bianche furono incerte fino a precipitare nell'inazione, quando nella seconda metà dell'Ottocento, durante una delle periodiche regressioni secolari, fu concessa a censo al principe di Villadorata per concentrare i pesci a vantaggio della vicina tonnara di Marzamemi10.
Nel 1909 il barone Pietro Modica Nicolaci, che aveva nel frattempo rilevato la tonnara di Fontane Bianche, volle riaprire l'antico impianto non tanto in vista di una grossa speculazione, quanto per guadagnare ragionevolmente, mentre si godeva con la famiglia lunghi soggiorni al mare.
La famiglia Modica, lasciata Ispica, dove risiedeva, si trasferiva da maggio a ottobre a Fontane Bianche per rinnovare con una piccola comunità il rito della antichissima pesca.
La mancanza di acqua e di luce negli edifici non costituiva un problema. Si adoperavano lumi a petrolio e ad acetilene, si scavavano pozzi all'inizio della stagione per raccogliere giornalmente acque freschissime da trasportare giornalmente alla tonnara con botti, fiaschi, secchi; quanto all'approvvigionamento alimentare si provvedeva al rifornimento di carne, verdure e frutta da Ispica, mentre per il latte bastava una mucca assistita da un guardiano.
La pesca dei tonni era l'impegno primario della gente di tonnara, composta da una trentina di persone, ma la limitata grandezza degli impianti e il passaggio dei tonni piuttosto modesto imprimevano a tutta l'organizzazione uno sapore casalingo.
Il barone dirigeva sistematicamente le operazioni di pesca, la baronessa talora raggiungeva con la sua barca personale l'apparecchiatura delle reti dove si apprestava a scrutare l'arrivo dei tonni. Questa operazione delicata non sarebbe mai stata affidata nei grandi esercizi, neppure eccezional¬mente a persone non addette ai lavori.
I tonni venivano quotidianamente trasportati ai mercati di Siracusa, Catania e Avola; quando in pesche abbondanti la richiesta era superata, venivano trasferiti negli stabilimenti della tonnara di Marzamemi per la tradizionale lavorazione.
Col passare degli anni i figli del barone si erano sposati, tuttavia la famiglia allargata continuava ugualmente a recarsi a Fontane Bianche per l'annuale convegno.
Dal 1920 il barone, per quanto grande appassionato della pesca dei tonni (aveva fondato impianti in Cirenaica e in Tripolitania) non buttò più le reti. Le spese notoriamente ingenti per allestire annualmente l'esercizio di Fontane Bianche erano solo in parte coperte perché il passo dei tonni si faceva sempre più incerto. La concessione veniva comunque regolarmente rinnovata.
La tonnara, apprezzata non più per la cattura dei tonni, ma per il mare incontaminato che la circondava, non fu abbandonata, rimanendo la sede estiva del gruppo familiare; solo dopo la morte di un nipotino, avvenuta proprio in tonnara nel 1935, il barone non ci tornò più .
Spento l'esercizio di pesca, i caseggiati abbandonati andarono incontro ad un graduale, ma inevitabile degrado, favorito dalla esposizione a venti capricciosi. Dopo la seconda guerra mondia¬le le terre di Fontane Bianche pervennero alla famiglia del barone Pupillo dall'eredità del signor Rosario Munafò, padre della sua consorte Maria Diletta.
Il barone Paolo Pupillo, industriale, esperto anche nella conduzione delle tonnare, tentò con¬temporaneamente la riapertura dell'antico esercizio di Capo Nero, calando tre o quattro anni, ma non potè proseguire12.
LE FABBRICHE DELLA TONNARA
La composizione degli edifici dell'esercizio di Fontane Bianche disponeva di un discreto com¬plesso edilizio: la chiesa, le stanze per l'alloggio di gabellanti, i magazzini, "stabularia" per gli animali da trasporto e per alcune vacche da latte e infine l'apparato di pescagione. (Atto di gabella per not. C. Innorta 27 luglio 1799)
Una più esauriente descrizione dei corpi di fabbrica deriva qualche anno dopo dalla denuncia dei beni Rusticani:"... esistono in essa tonnarella tre camere superiori ed una piccola sala, una grande le altre due piccole, le quali non servono che alla necessaria abitazione di quelle persone, che in tempo di pesca devono assistervi, oltre a diverse officine addette alla necessaria manovra e alla riserva degli utensili della tonnarella." (Riv. Rust. 1811)
Ancora al tempo della Contribuzione Fondiaria del 1843 il malfaraggio conservava la composi¬zione settecentesca: bassi tre per uso della tonnara, camere superiori tre per una rendita di 10 ducati e 10 grani.
Quando l'antico impianto di Fontane Bianche fu rilevato dal barone Modica Nicolaci, dei vecchi casamenti restava ben poco; si dovette provvedere più che a rifacimenti ad una ricostruzio¬ne dei depositi, rimessaggi delle barche e delle stanze.
L'alloggio padronale fu progettato "alla grande" in vista della numerosa famiglia: sei camere spaziose, una sala, una cucina. La chiesa non fu ripristinata.
Dopo il 1940 la tonnara rimasta un punto di appoggio di brevi, sporadici soggiorni marini, lasciò il passo alla sede a mare del Circolo del Giardino. Intanto il contesto naturale di una fulva bellezza africana andava cambiando sotto la spinta di un'intensa attività edilizia.
Oggi delle tonnara restano ricordi, rarissime fotografie, insieme al profumo, che emanava dalle reti cariche di pesci, di crostacei, di molluschi freschissimi.
1 Fontane Bianche è oggi una importante stazione balneare a 15 chilometri a sud di Siracusa.
2 C. Gaetani, op. cit., Idillio, XV, nota 7.
3 T. Carpinteri, La Dionea, Flaccovio, Palermo, 1971.
4 C. Gaetani, op. cit.
5 D. Mack Smith, op. cit.
6 C. Gaetani, op. cit.
7 C. Gaetani, op. cit.
8 Marchese di Villabianca, op. cit.
9 C. Gaetani, op. cit.
10 P. Pavesi, op. cit.


 
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