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Tonnara Magnisi

LA TONNARA "DELLI MAGNISI"

tratto da:Annalena Lippi Guidi
TONNARE TONNAROTI e MALFARAGGI DELLA SICILIA SUD-ORIENTALE
Servizi fotografici di L. e F. Rubino
ZANGARASTAMPA SIRACUSA

N.B.:la tonnara di Magnisi si trova in ex territotio di Melilli. Nel 1979  il territorio passo a Priolo in seguito all'autonomia quindi in origine era conosciuta come la tonnara di Melilli.  

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Dalla falcatura della baia di Augusta si distacca la penisola di Magnisi, l'antica Tapso, sede di una fiorente civiltà del bronzo e punto d'approdo per i mercanti, che scambiavano prodotti manufatti con prodotti della terra e miele.
Le condizioni climatologiche e geologiche, l'attiva ventilazione e la prossimità al porto favorirono la costituzione di saline, che furono tra le più antiche e note manifestazioni della vita industriale siciliana1.
Il valore paesaggistico e archeologico di questo lembo di terra, la ricchezza dell'avifauna che vi nidifica, l'interesse dei fondali marini pongono a buon diritto la penisola tra le località territoriali meritevoli di conservazione2.
Nel corso della recente trasformazione economica lo sconvolgimento arrecato dalle torri di raffreddamento, dalla selva di serbatoi circolari della industria petrolchimica hanno creato attorno alla penisola un nuovo paesaggio industriale.
La penisola dei Magnisi, isola a chiodo nel libro di Ruggero, legata a terra in epoca recente da un basso istmo sabbioso, si prestava con numerose cale e "punte con porticelli" ad accogliere alla sua estremità meridionale il pedale di una tonnara3.
Questo territorio, un tempo parte integrante della contea di Augusta, suddiviso poi nel XV secolo in vari feudi, indubbiamente contribuiva con le sue abbondanti pescagioni e con l'industria delle saline ad arricchire il reddito delle campagne piuttosto aride del feudo di Biggemi, entro cui gravitava.
Informazioni sulla tonnara risalenti al XIV secolo ci provengono indirettamente: in una suppli¬ca del 1784, il marchese Salvadore Giusino e Romeo asseriva di godere la libera facoltà di calare nel mare di Magnisi e dei lidi limitrofi fin dal 1336 per un privilegio accordato ai suoi "avoli ". (A.F.B. 22) La tonnara di origine feudale fu dunque concessa da Federico III di Aragona probabilmente in riconoscimento di un servizio militare prestato.
Dopo la morte di re Federico si verificò, in un arco di tempo di circa novanta anni, la generale dissoluzione della società. I cronisti illustrano a fosche tinte l'urto tra le fazioni latine e catalane della nuova nobiltà in un periodo convulso, reso ancora più diffìcile, da azioni di sabotaggio al patrimonio agrario forestale e alle industrie delle tonnare, nell'intento di esaurire le risorse dell'Isola e indebolire il commercio4.
L'attività della tonnara di Magnisi fu probabilmente travagliata e discontinua, forse con inter¬ruzioni del calato e saltuari contratti di affitto.
Le notizie successive, dopo un silenzio di circa duecento anni, si posizionarono nel clima di pace e di ordine sociale del viceregno spagnolo.
I Romeo, che detengono la baronia di Melilli dal 1570 al 1600, acquistano il feudo di Biggemi nel 1615 per un prezzo di circa ottomila ducati; pare che fosse un ottimo affare per l'alto reddito del feudo: 190 onze di gabellazione e 40 onze per lo "ius" della tonnara.
Venti anni dopo, Donna Maria Romeo possedeva il feudo e l'esercizio di pesca, come madre e tutrice del figlio Pietro Antonio5.
Interessanti notizie riguardano Don Francesco Romeo, personaggio di primo piano, che nel 1662 risiede a Palermo, dove ricopre l'alta carica di Maestro Razionale del Patrimonio6.
Il prestigio della famiglia si riafferma nel 1685 quando don Ignazio Romeo è insignito del titolo di marchese di Magnisi da Carlo II. Tra le rendite della grande famiglia figurano anche i redditi della tonnara, come conferma la concessione del 1646 ad un imprenditore di Melilli per il canone annuale di 33 onze, due barili di sorra e due rotoli di pesci "torselli". (Giuliana Calascibet- ta 1756 A.F.B. 7)
La furia devastatrice del terremoto del 1693 non risparmiò neppure la piccola fabbrica delle saline di Magnisi, delle quali i Romeo avevano il titolo .
È probabile che anche il vicino malfaraggio abbia subito danni, come accadde per tutti gli esercizi della costa sud orientale.
Il marchesato passò nel 1709 a Marco Antonio Romeo, figlio di Ignazio, nel 1761 a Orazio Romeo e nel 1777 a Salvatore Giusino Romeo. Alla morte del suo successore Francesco Giusino, il titolo e le proprietà passarono alla primogenita Maria, che nel 1865 sposò il genovese Fortunato Parodi8.
Nella routine dell'esercizio di pesca di Magnisi, le dispute con la vicina tonnara di Santa Panagia sono un fatto ricorrente, alimentate dalle norme consuetudinarie piuttosto ambigue sulle distanze tra i due impianti. Dopo la sperimentazione pluriennale della tonnara di Santa Panagia da parte della Regia Corte le liti si inaspriscono. I proprietari di Santa Panagia affermavano che quando il calato di Magnisi non era rigorosamente nei limiti delle tre miglia arrecava gravi danni al loro esercizio.
In seguito ad una sentenza del 1680 l'impianto di Magnisi, compreso tra la penisoletta e la località Pietra di Cozzo Tonno, dovette allontanarsi dal capo di Santa Panagia, spostandosi in mare aperto a levante. Ma dopo quindici anni una nuova risoluzione legale della precedente controversia si risolse a favore dei Romeo, che poterono nuovamente attaccare il pedale alla punta della penisola, come al tempo dell'antico privilegio. (A.F.B. 7)
I gabelloti e i possessori di Santa Panagia si ritennero ingiustamente penalizzati e non cessaro¬no di proseguire nell'azione legale, mentre i marchesi di Magnisi controbattevano con istanze dirette al Secreto di Siracusa, fino a quando, nel 1760, la vertenza si concluse in tribunale, ancora una volta, con una sentenza a favore di Magnisi. (A.F.B. 22)
L'accanimento e l'insistenza con cui s'inoltravano le richieste alla Regia Secrezia del Real Patrimonio erano sostenute dalla consapevolezza dei danni economici, che i provvedimenti avreb¬bero arrecato alla parte avversa. L'ingiunzione di sospendere il calato, quando già si erano sostenu¬te le spese di allestimento e i salari per l'ingaggio della ciurma, significava la totale rovina dell'affittuario e la mancata corresponsione della gabella per il possessore.
L'altra fonte di preoccupazioni, comuni anche agli altri esercizi, riguardava gli addebiti fiscali derivanti dai redditi, modesti per le tonnarelle, onerosi per le tonnare "formate" con forte resa. (A.F.B. 22)
La tonnara di Magnisi era in realtà in difficoltà perenne per l'impetuosità dei venti e delle correnti, a cui era esposta con periodiche diminuzioni di "passa . Le congiunture economiche sfavorevoli portavano inevitabilmente a lunghi periodi di inattività. Intorno al 1780 il marchese "delli Magnisi", luogotenente dell'Officio del Protonotaro, calò le reti dopo anni di silenzio, ma una tempesta danneggiò gravemente la tonnara proprio nei primi giorni di pesca9.
Il Pavesi conferma l'inoperosità della tonnara, adducendo come ultimo episodio quell'interru¬zione forzata dopo quel memorabile fortunale.
L'ondata di prosperità degli ultimissimi anni dell'Ottocento giustificò la riapertura della ton¬nara di Magnisi, che per circa un decennio godè di buoni frutti10.
Dopo l'ennesima interruzione negli anni '40, l'esercizio di Magnisi riapre i battenti, ovviamen¬te in fase di sperimentazione essendo da lungo tempo decaduti i diritti di concessione. Il calo delle reti nonostante fosse stato eseguito con criteri di moderna imprenditorialità dal barone Pupillo, non dette i frutti sperati. Incalzavano i tempi della estinzione .
1 G. Motta, op. cit.
2 S. Riggio. - B. Massa, Problemi di conservazione della natura in Sicilia, Atti di Simposio Ist. di Zoologia Bari, 27-28 aprile 1974
3 F. C. d'Amico, op. cit.
4 D. M. Smith, op. cit.
5 Nel 1695 dopo una gara d'appalto la fabbrica delle saline fu riedificata con suo riposto, due porte e una finestra. M. Rizzo, Melilli decaduta ob nimia terremota (iubente deo) sub nono et undecimo Januarij Primae Ind. 1693, in A.S.Sir, s. Ili, IV, (1990).
6 M. Rizzo, Melilli storia di un paese senza storia, A. Lombardi, Siracusa, 1990.
7 M. Rizzo, op. cit. racc. 13 n. 16/11 A.S.S.
8 S. Martino De Spulches, Storia dei feudi, op. cit.
9 F. C. d'Amico, op. cit.
10 In uno dei primi libri di geografia dell'Italia unificata la tonnara è definita prospera. G. Strafforello, La Patria Geografia d'Italia, Unione Tip., Torino, 1893.






 
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