nave Conte Rosso - ricordando

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documentazione pdf tratto da Lamba Doria

La Tragedia del Conte Rosso




Margherita Fazio col marito Pietro Gigli. Augusta, 21 dicembre 1944.



Il Conte Rosso: storia e tragedia

II Conte Rosso - quasi 180 m di lunghezza, più di 22 m di larghezza, oltre 17.0001 di stazza lorda, e con velocità superiore ai 18 nodi - fu varato nel febbraio 1921 ed entrò in servizio sulla rotta Genova-Napoli-New York nel 1922, seguito, l'anno dopo sulla stessa linea, dal gemello Conte Verde. Tutti e due transatlantici facevano parte della flotta del Lloyd Sabaudo ed entrambi, dopo qualche anno, furono spostati sulla linea che collegava l'Italia col Sud America.
In seguito ad importanti accordi politico-armatoriali, all'inizio del 1932 i due "Conti" entrarono a far parte della neo costituita società "Flotte Riunite Italia". Più avanti, nello stesso anno, le navi passarono sotto la bandiera del "Lloyd Triestino" e, con nuovi allestimenti, furono destinate a coprire la rotta fra Trieste e l'Estremo Oriente con scali a Venezia, Brindisi, Suez, Bombay, Singapore e Shangai.
Il 3 dicembre 1940, come molte altre navi passeggeri, anche il Conte Rosso fu requisito dalla Regia Marina e adibito al trasporto truppe tra Napoli e Tripoli (il Conte Verde, anch'esso requisito, rimase bloccato a Shangai), entrando a far parte, con altre navi in grado di navigare oltre i 15 nodi, dei cosiddetti "convogli veloci". Tale era anche il convoglio formato dalle navi Conte Rosso, Esperia, Victoria e Marco Polo che scortato dal RCT Freccia e dalle RT Procione, Orsa e Pegaso prese il mare da Napoli all'alba del 24 maggio 1941. Nel pomeriggio, passato lo Stretto di Messina, si unirono al convoglio
come scorta indiretta gli incrociatori Bolzano e Trieste e i RCT Ascari, Corazziere e Lanciere. Poco dopo il tramonto ci si cominciava a preparare per trascorrere la notte. Montava un po' di nostalgia. Il giorno seguente, però - a meno di brutte sorprese, subito rifiutate non appena si affacciavano alla mente - si sarebbe messo piede in Africa. Ma eccola la brutta sorpresa: si chiamava Upholder (sostenitore, difensore), era un sommergibile inglese, aveva gli ultimi due siluri da utilizzare (per lui) al meglio e attendeva (?) a circa dieci miglia al largo di Siracusa. Dai dati ufficiali erano sul Conte Rosso 2729 uomini: 1432 si salvarono, circa 1300 furono i Morti e Dispersi.
Finiva qui la storia del Conte Rosso e ne iniziava la tragedia!



Cesare Samà
(consulente storico artistico per la manifestazione)



La testimonianza di un superstite.


Mi imbarcai assieme ai miei compagni sulla bellissima nave Conte Rosso che svolgeva servizio di trasporto truppe. Purtroppo la sera del 24 maggio 1941 alle ore 20,41 circa, due siluri di un sommergibile inglese la colpirono e la mandarono a fondo in brevissimo tempo. Annegarono 1297 ragazzi in pochi minuti e non parliamo purtroppo delle camicie nere di avanzata età che erano alloggiate nelle stive. ... (La nave ) si vedeva a colpo d'occhio che si sarebbe inabissata in poco tempo. Quindi si può immaginare la mia paura dal momento che non sapevo nuotare. Si vedevano gruppi di ragazzi inginocchiati a pregare e il cappellano che li benediva. Ad un tratto si sentì la voce del capitano che gridò "Si salvi chi può!!". Io non volevo morire dato che mio fratello era già morto durante la Grande Guerra del 15-18. ... Riuscii comunque a calarmi e a gettarmi nell'acqua, ma non essendomi legato al salvagente, cominciai a bere e a gridare a squarciagola "Aiuto!". Ad un certo punto vidi un ufficiale staccarsi da uno zatterone e venirmi vicino dicendomi "Calma ragazzo, ti tengo io!" ... Intanto l'acqua non era più acqua, ma bensì un mare di nafta. ... In quel momento ci terrorizzava il fatto che tutto il mare intorno a noi potesse incendiarsi e finire così tutti quanti arrostiti. In quelle condizioni siamo rimasti fino alle 5 del mattino seguente, quando ci raccolsero altre navi di soccorso che ci portarono al porto più vicino, Augusta in Sicilia.


Angelo Padello
superstite del Conte Rosso, autore ex-voto




Angelo Padello, classe 1918, (1° a sin.), con altri superstiti del Conte Rosso


Victoria


Marco Polo


Esperia


Conte Rosso

Testimone oculare della tragedia


Era quasi mezzogiorno del 25 maggio 1941 e con l'inseparabile compagno di banco, Angelo Chindemi (discendente diretto di Salvatore Ghinderai), ci stavamo avviando alla Marina". ... Ad un certo punto, la nostra attenzione fu attratta dall'apparizione di alcuni pescherecci (forse quattro) che, veloci, solcavano, uno dietro l'altro, le acque increspate del porto. Ma soprattutto ci incuriosirono i drappi neri che sventolavano sui pennoni. Si dirigevano verso il molo Zanagora. Con curiosità mista ad una certa apprensione, scendemmo di corsa sino al molo, giungendo nel momento in cui il primo peschereccio stava compiendo le operazioni di attracco. Ci si presentò uno spettacolo orribile, agghiacciante: sulla tolda erano accatastati cadaveri gonfi e tumefatti. I pescatori, coi vestiti bagnati, si muovevano attenti e veloci; erano tutti col viso contratto e coperto di salsedine: maschere di dolore, da tragedia greca.
Pochi istanti dopo, giunse la Polizia che ci fece allontanare e isolò la zona. Sapemmo, poi, che si trattava di militari morti a seguito dell'affondamento, nella notte precedente, del piroscafo Conte Rosso, avvenuto al largo di Siracusa.
Con quella incancellabile visione mi recai a casa a raccontare il fatto a mia mamma. "Poveri figli miei", disse. E scoppiò in lacrime, facendo piangere anche me che, accarezzandola, cercavo di consolare. ...le salme, composte nelle bare vennero allineate, a terra, nella navata centrale della chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, ove si svolsero i funerali. Al loro termine, le bare vennero caricate su camion scortati da militari (ricordo che ce n'erano molti tedeschi) sino alla stazione ferroviaria ed altri al cimitero di Siracusa, ove era stato allestito un campo in cui, per ogni tumulo, era posta una croce e un elmetto in cemento. Tutti uguali e perfettamente allineati, come in una macabra parata militare. ...
E se in tutti questi anni ho accantonato il ricordo di quel tragico evento, è perché non voglio stare col nodoalla gola {'u ruppu) e il luccichio agli occhi.
"Un uomo deve essere forte", diceva miopadre, ma so che anche lui, alla batteria Lamba Doria, quel giorno, coi Militi del suo pezzo, aveva il "tremolio" al mento.


Pietro Toselli
(cl. 1927), siracusano,
Generale dell'Esercito a riposo


La notte con i Morti del Conte Rosso


Quando, per invito della Prefettura, raggiunsi la grande caverna delle Catacombe di S. Lucia, i morti vi erano sparsi disordinatamente, quasi da non lasciare la possibilità di spostamenti per i rilievi fotografici cui ero stato adibito. ...
Notte del 25 ore 20. Inizio del mio lavoro nella vasta caverna illuminata da una lampada da 25 candele (Per gli scatti, un filo elettrico dava luce ad una "Osram" da 500W). Alcune persone entrate insieme a me, con l'intento di assistermi, erano sparite in tutto silenzio, una alla volta. Fuori pioveva, io ero solo con i miei morti. ...
Il lavoro nella spelonca era quasi al termine,... L'alba si avvicinava, ...intesi ben distinto l'allarme delle sirene. Il buio mi avvolse di colpo ... Mi sentii madido di sudore freddo, non potevo muovermi dal posto ove ero stato sorpreso, ciononostante mi chinai tastando con le mani i corpi immobili alla ricerca di un minimo sito per le mie ginocchia, e piansi in quella posizione di preghiera. Piansi per le madri e per i padri, per le spose, per i figli e per i fratelli, per tutti coloro che sotto il peso delle iniquità sacrificano il bene supremo della vita. ...
Questo ricordo che sovrasta tutte le vicende della mia vita, io lo porto limpido nei suoi dettagli, da quella  data, ripromettendomi di raccontarlo sempre al prossimo anno, nel mese dei defunti. Ora ne sono trascorsi, anno dopo anno, oltre trenta, e questo potrebbe essere l'ultimo per me per cui non posso più rimandare. Come da allora sempre, in questo giorno di fiori e di pensieri per gli assenti, io mi ritrovo con Loro nella grande caverna del Conte Rosso.


Siracusa, 2 novembre 1972
Angelo Maltese (1896-1978),
fotografo e artista





Siracusa, piazza della Stazione Funerali dei Caduti del Conte Rosso (Ph A. Maltese SR)


La maniglia per Zio Marino


La porta è sempre lì, una volta bianca e odorosa di smalto, oggi opaca e in qualche punto sbeccata. Ma per la mia Famiglia è sempre stata la maniglia la cosa più importante, perché mio zio Marino, per rientrare in casa sua, quella avrebbe dovuto girare.
Ogni tanto qualcuno la oliava, così che, a me piace pensare, Lui la potesse più facilmente spalancare. Ma mio zio, disperso del Conte Rosso, non è più ritornato.
Ciò non toelie che ancora oggi, tutti i suoi cari, quelli rimasti ed anche i più piccoli, che lo conoscono solo grazie ad avvizzite fotografie, lo aspettano.
Per questo la porta, insieme a moltissime altre che si trovano in tutta Italia, rimane sempre aperta, come i nostri occhi, sul mare in cui riposa.


Marco Montagnani
(Asti) nipote di Marino Motta




Marino Motta, n.a Lecco 12-1-1921 disperso sul Conte Rosso


Siracusa cancella una sua indecorosa pagina di storia


La Sicilia non è soltanto l'incantevole Isola del Sole, ricca di bellezze incomparabili, di tradizioni e di leggende, ma anche terra di episodi drammatici per la nostra Storia Patria.
Nel corso di eventi bellici memorabili come, ad esempio, quelli dell'ultimo conflitto mondiale, l'antica terra di Siracusa e la sua popolazione furono testimoni diretti della tragedia dell'affondamento del Conte Rosso, dove trovarono la morte tanti giovani (e non) diretti in Africa a servire la Patria dalla quale erano stati chiamati per compiere il loro dovere. Questi circa 1300 Caduti, dopo i primi momenti di commozione collettiva, finirono nel dimenticatoio della comunità siracusana, in un oblio divenuto una pagina vergognosa da cancellare nella memoria storica della città.
E oggi, finalmente, purtroppo solo grazie all'iniziativa di pochi, Siracusa cancella questa sua indecorosa pagina di storia, con la scopertura di questo segno in onore di quei Caduti, che aspettano sempre di tornare ad essere "presenti alle bandiere".


Alberto Moscuzza
Presidente Ass. Cult. Lamba Doria






 
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