Nettuno - ricordando

Antonio Randazzo da Siracusa con amore
Ricordando
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Nettuno

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Negli scogli a mare, negli anni 50/60, ogni anno veniva realizzato, da Don Severino Di Mauro, detto “culu i truscia”, lo stabilimento balneare “Nettuno”. Noi ragazzi ne fruivamo, senza pagare il biglietto, nuotando dagli scogli della limitrofa Santa Croce.
Don Severino, che aveva in concessione dal Demanio i due grandi scogli sottostanti Belvedere San Giacomo, nei difficili anni del dopoguerra, già nella prima metà di giugno di ogni anno, sistemava pali e tavolacci per far funzionare al più presto lo stabilimento “Nettuno”, che permetteva ai siracusani di bagnarsi in un mare limpidissimo a quattro passi da casa e che veniva costruito con tavole di legno grezzo dipinte a mano.
Le cabine che si prenotavano in un chioschetto, proprio all'imbocco della scala che conduceva sulla piattaforma di legno, erano costruite su palafitte nelle quali, all'interno, c'erano delle botole che permettevano alle donne di accedere direttamente in mare tramite una scaletta, senza così essere viste dagli uomini. Durante un'improvvisa mareggiata con mare forza otto, il Lido fu completamente distrutto e non fu più realizzato.
13- Faccia disperata. (Belvedere San Giacomo) Guarda che spettacolo la natura, le onde del mare di traverso coprono lo scoglio a punta. Schiuma bianca al largo è l’Isola dei Cani. Il tempo si ferma per ricordare. Il canto squillante del gallo di donna Pudda sveglia il quartiere. Un contadino esce di casa di primo mattino per incominciare presto la sua giornata. Lui va! Il grecale sbatte il mare sopra la costa, schizzando le donne disperate che aspettano il rientro dei loro uomini. È il punto più alto della costa per vedere le barche entrare nel porto. Notte insonne dovettero passare per l’amaro pane all’acqua e al vento. Una voce grida e tutte in coro sono qui! sono qui! Nessuno manca all’appello, meno male!

LIDO NETTUNO SIRACUSA

tratto dalla rivista "I SIRACUSANI" anno II n.8 Luglio-Agosto 1997

Don Severino Di Mauro fu il costruttore di tutti i lidi Siracusani, primo fra tutti il "Lido Nettuno". Erano gli anni difficili del dopoguerra e don Severino, che aveva in concessione da Demanio i due grandi scogli sottostanti il lungo mare a ridosso della Mastrarua, già nella prima metà di giugno di ogni anno, sistemava pali e tavolacci per far funzionare al più presto lo stabilimento situato sotto il Belvedere San Giacomo. Lo stabilimento, era stato costruito con tavole di legno grezzo dipinte a mano, era l'unico Lido di Siracusa che permetteva ai siracusani di bagnarsi in un mare limpidissimo e a quattro passi da casa. Le cabine che si prenotavano in un chioschetto, proprio all'imbocco della scala che conduceva sulla piattaforma di legno, erano state costruite su palafitte e all'interno c'erano delle botole che permettevano alle donne di accedere direttamente in mare tramite scaletta, senza così essere viste dagli uomini. Più tardi furono fatti dei lavori di consolidamento per la salvaguardia della costa e vennero posizionati dei frangi flutti che dovevano proteggere lo stabilimento, invece si ottenne l'effetto contrario, durante un'improvvisa mareggiata con mare forza otto, il Lido Nettuno fu completamente distrutto.Le onde prima, trovavano un facile passaggio tra le palafitte e le forze creare dalle correnti si distribuivano e si disperdevano, con la costruzione dei frangi flutti le forze trovavano un ostacolo creando così l'effetto di risalita dell'onda che travolse completamente l'intera struttura. Questo triste avvenimento non fermò don Severino, anzi gli diede la forza per portare avanti l'altro lido da lui costruito in quegli anno: Il Lido Arenella. ma questa è un'altra storia

disegno Seggi



Belvedere San Giacomo ieri foto primo 900 (si scendeva al Nettuno dal varco praticato nella ringhiera)





il Nettuno e bagnanti ieri







il giovane atleta Cavarra al Nettuno





oggi gli scogli che ospitava il lido Nettuno




il mare e gli scogli oggi





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