Latomia del Paradiso - latomie

Vai ai contenuti

Menu principale:

Latomia del Paradiso



La Latomia del Paradiso è la più grande e celebre de è anche (- la più occidentale, adiacente al teatro e all'Ara di Ierone II. Essa raggiunge in alcuni punti la profondità di 45 m, e in età antica era parzialmente coperta: sul lato nord restano enormi blocchi della volta crollata. Nel lato nord-ovest si aprono alcune grotte, scavate alla ricerca del materiale migliore (l'ottimo calcare bianco a grana fine dei monumenti di Siracusa). Nell'angolo ovest, in prossimità del teatro, è il celebre Orecchio di Dionigi, una cavità che presenta una pianta a forma di S, e una volta a sesto acuto, alta 25 m. Il nome è dovuto al Caravaggio, che visitò la grotta nel corso del suo viaggio a Malta: in effetti, vista dall'esterno, essa ha la forma di un immenso padiglione auricolare. Ma soprattutto, il nome allude alla funzione che la grotta avrebbe avuto, grazie alle sue straordinarie qualità acustiche, che permettono di ampliare enormemente il minimo suono: il tiranno avrebbe in tal modo potuto ascoltare, da un piccolo ambiente collocato all'esterno della grotta, ogni parola dei prigionieri in essa rinchiusi.
Non è escluso che proprio questa possa essere la prigione di Filosseno: Eliano afferma infatti che il poeta era stato rinchiuso « nella grotta più bella delle Latomie, dove aveva composto il suo capolavoro, il Ciclope: grotta che in seguito aveva preso il suo nome ». Naturalmente, potrebbe anche trattarsi di un altro ambiente, come la vicina grotta dei Cordari, dalle bellissime sfumature policrome (così detta dagli artigiani che vi operavano fino a pochi decenni fa).

Una galleria moderna mette in comunicazione la Latomia del Paradiso con la vicina Latomia dell'Intagliatella. Tra le due è risparmiato un passaggio, dove convergeva la strada antica proveniente da nord-ovest, che entrava sulle Epipole tramite la porta monumentale detta Exapylon (in corrispondenza della località moderna di Scala Greca). La via era seguita, per quasi tutta la sua lunghezza, dall'acquedotto antico detto del Paradiso, che entrava in città nella stessa zona.

Dall'Intagliatella si accede, tramite un arco tagliato nella roccia, alla Latomia di S. Venera, particolarmente pittoresca per la sua ricca vegetazione subtropicale. Nella parte più orientale le pareti sono crivellate da numerosissime nicchiette votive, che erano accompagnate da piccoli sacrifici e libazioni (i cui resti sono stati rinvenuti, in varie epoche, entro cavità scavate ai piedi della parete).

Orecchio di dionisio: vedi pagina dedicata


LA GROTTA DEI CORDARI






commento di Matteo Masoli

Don Nunzio nella Grotta dei Cordari, l'ultimo cordaro del "" PARADISO ""
I cordari (in dialetto siracusano), ovvero i cordai, hanno rappresentato per la città una importante risorsa artigiana, specialmente nel campo della marineria. Particolarmente noti erano i cordari che si mettevano a lavorare all'interno della Latomia del Paradiso, in una grotta che dal loro lavoro prese in seguito il suo nome; la Grotta dei Cordari, nell'area del Parco della Neapolis. I cordari siracusani, quando veniva il periodo della pesca del tonno, si trasferivano in località Avola, Marzamemi, Portopalo di Capo Passero, per andare ad intrecciare robusti cavi di cocco e rumaneddu (termine dialettale) con i quali si fabbricavano le tonnare. Le principali fibre vegetali che adoperavano i cordari erano: la canapa, il cocco e l’agave americana (impiegata più che altrio per fabbricare il fondo delle sedie).
La canapa, in dialetto detta cannu, era considerata la fibra più pregiata, ed anche la più utilizzata.
Il lavoro del cordaro consisteva nell'eseguire sempre gli stessi gesti, aiutati da un apposito arcolaio, ma ciò comportava una fatica non indifferente, perché essi dovevano andare avanti e indietro, misurando i passi, senza sbagliare i moviementi delle mani che dovevano intrecciare la corda, fino ad ottenere i filacci. Successivamente, quando i vari passaggi erano stati ultimati, le corde si mettevano ad asciugare al sole.
Confezionarono molti tipi di corde, per svariati mestieri.
Oggi al porto arrivano le corde sintetiche, industriali, di nailon o di meraklon, ma sono diverse dalle corde dei cordari fatte interamente di fibre vegetali e lavorate a mano

 
Torna ai contenuti | Torna al menu