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Siracusa il porto piccolo
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Siracusa il porto piccolo -storia-memoria-immagini-curiosità-geologia -archeologia-storia-ipotesi-considerazioni
Il Porto Piccolo chiamato anche marmoreo, forse, per i palazzi, colonnati, edifici, obelischi e statue di marmo che lo circondavano, (Diodoro Siculo e Tito Livio, autori, vissuti nel I° secolo a.C.).
In gran parte distrutto da terremoti con tsunami (soprattutto nel 365 d.C.) e da guerre. Le sue macerie sono ora coperte da livellate depressioni sotto i fondali per l’innalzamento del livello del mare.
Dall'Olocene (intorno a 12.000 anni fa) il mare, anche per variazioni climatiche, ha modificato sensibilmente nel tempo il territorio siracusano.
Le limitate testimonianze archeologiche e la lettura delle fonti antiche consentono solo una ipotetica ricostruzione complessiva dei luoghi. In mancanza di testimonianze archeologiche certe e cronologicamente valide, sul tema della topografia antica, sono possibili solo deduzioni.
La chiave per avere una idea approssimativa possibile è il Montedoro, e certo la zona nord ovest di Ortigia, tempio di Apollo e agorà antico, collocandoli cronologicamente nelle rispettive epoche di realizzazione.
Per inciso, come confermato dalle fonti, i monoliti del tempio di Apollo, vennero trasportati con zatteroni, via mare, dalla zona punta mola. A quell'epoca, precedente a quella dei due Dionigi, il mare lambiva quasi il tempio e fu necessario realizzare il terrapieno in pietra, già nel corso dell’VIII secolo, per consentire il collegamento tra Ortigia e il Montedoro. I conci allineati, trovati sotto le fondamenta della porta Urbica in via dei Mille, angolo via XX Settembre confermerebbero tale ipotesi.
Cronologicamente, l'emporium e il primo Agorà (VIII secolo a.C.), dovevano essere posizionati a nord- nord ovest del tempio di Apollo, ipotesi avanzata da Luigi Polacco.
I conci allineati trovati sotto il basamento della porta Urbica di via XX Settembre e banchinamenti e moli sotto via dei Mille, pare dimostrino che il terrapieno di collegamento tra le due sponde era esistente molto prima dei due Dionigi e forse, già dall’VIII secolo
Le mareggiate e le maree hanno sicuramente eroso la lingua di roccia che univa Ortigia al Montedoro che comunque era calpestabile almeno al tempo dei primi abitanti Siculi e, probabilmente, anche al tempo dell’arrivo dei colonizzatori greci, i quali, come dalle fonti, costruirono un terrapieno in pietra per consentire l'agevole accesso a quella che oramai era un'isola.
Il porto Piccolo fu separato nel VI sec. a.C. dal meridionale Porto Grande con un istmo artificiale, per collegare l’isola di Ortigia con il contrapposto promontorio del quartiere interno di Acradina.
A quel tempo, prima della realizzazione del terrapieno in pietra, il mare scorreva liberamente tra i due bacini, porto Grande e piccolo e Ortigia era collegata alla terra ferma dalla degradante dorsale rocciosa del Montedoro.
Secondo gli storici l'Acropoli e il palazzo-fortezza del tiranno Dionigi si trovava sul Montedoro nei pressi dell’attuale istmo. Dionigi fece realizzare vicino all’Acropoli e al suo palazzo un nuovo arsenale.
I siracusani, tiranneggiati da Dionisio, vivevano probabilmente, in un sobborgo a nord del tempio di Apollo e sparsi nel territorio interno di Akradina, anch'essa in origine sobborgo e periferia. Al Tyranneion-fortezza, posto a cavallo tra i due porti per controllare la città, e all’isola potevano accedere solo i mercenari e la classe dominante.
In epoca Dionigiana, il terrapieno di collegamento tra Ortigia e la terraferma, era cinto da spesse mura ai lati dei due porti e al centro sorgeva il palazzo del tiranno. Dionisio isolò la fortezza, con un fossato per la comunicazione tra i due porti.
A fianco di una delle due porte di comunicazione del palazzo verso terra o verso Ortigia sorgeva il sepolcro di Dionisio il vecchio distrutto da Timoleonte che al suo posto fece edificare una piazza. Su quel fossato doveva essere il ponte descritto da Cicerone nelle verrine e che probabilmente collegava la strada del foro siracusano e la porta Urbica di via dei mille.
La parte più interna dell'antico porto Minore, sede degli arsenali militari, era chiamata lakkios, (la fossa o la cisterna), per i siracusani di oggi "o fossu".
Allora aveva due uscite strategiche, quella vecchia, dalla quale le navi uscivano normalmente passando, sopra un lungo e profondo canale subacqueo, prima nel porto piccolo e poi direttamente sul mare aperto, e quella nuova attraverso l’istmo per uno stretto canale verso il Porto grande.
Molto più grande dell'attuale porto piccolo, sede di flotta e arsenali militari, stato strategico e vitale per l'antica Siracusa. Cicerone (70 a.C.) ricorda, che il porto minore era inaccessibile alle flotte romane e Cartaginesi.
Nella sua parte orientale più esterna doveva essere protetto da due promontori rappresentati da bassifondi e dagli scogli lunghi, fortificati e protetti da due moli artificiali, affiancati e poco ad ovest di quelli attuali, che ne restringevano e controllavano l'ingresso che si dovrebbero ritrovare poco ad ovest dei moli foranei dell'attuale porto piccolo. Così intende Mirabella nella sua mappa delle antiche Siracuse.
Nel periodo greco il fondale era percorso da un profondo canale, dove potevano entrare navi anche grandi e di relativo pescaggio, proseguimento naturale di quello sgombro e più esterno agli attuali moli foranei.
Diodoro Siculo (XIV,7,13), così descrive i luoghi: Dionisio, notando che la zona strategicamente più forte della città e che poteva essere facilmente difesa, era l'Isola, la separò dal resto della città con un muro di gran costo, costruì nel muro torri alte e numerose e, davanti all'Isola, botteghe e portici in grado di ospitare gran quantità di gente.
Costruì sull'Isola, senza badare a spese, una cittadella fortificata, perché servisse da rifugio in caso di eventi improvvisi e cinse con il muro della cittadella gli arsenali vicino al porto piccolo, chiamato Lakkio. Gli arsenali, sufficienti per sessanta triremi, erano chiusi da una porta che consentiva il passaggio ad una sola nave per volta.
Da XIV 41, sappiamo che ordinò la costruzione di navi a quattro e a cinque ordini di remi, e da XIV 42, che ordinò anche la costruzione di più di 200 trireme e la riparazione delle centodieci preesistenti. Costruì anche attorno al porto centosessanta costosi capannoni, la maggior parte dei quali poteva accogliere due navi e ripristinò i centocinquanta arsenali.
Il porto chiamato piccolo con molta probabilità inglobava anche parte dell'attuale zona Talete e dall'altra parte gli scogli lunghi. Quella zona indicata quale porto commerciale era certo in collegamento col porto Lakkios e militare. Sotto l'attuale livello del mare, a mt.1,80, nel mare antistante il Talete ci sono le strutture di fondazione degli arsenali militari del 6/5 sec. a. C.
I rilevamenti subacquei condotti nel fondale del porto Piccolo hanno restituito parziali strutture murarie, nei due versanti. Sicuramente arsenali sulle due sponde e quasi certamente avanzi di moli foranei, insieme a numerosi conci di non facile lettura e ancore arcaiche e di varie epoche.
Ad una profondità di circa mt. 3,50, esiste una antica struttura muraria costituita da grandi blocchi squadrati, ancora in perfetto accostamento murario, che somiglia alla testata di un antico molo. Il piano di posa del manufatto si trova a mt. 3,70 sotto l'attuale livello del mare, ossia circa mt. 3,00 sotto il piano di calpestio della struttura più superficiale rilevata dalla Soprintendenza di Siracusa.

In prossimità e poco fuori dei due attuali moli foranei del porto piccolo, testimonia Vincenzo Bongiovanni nelle sue planimetrie, si snoda la depressione sottomarina che dovrebbe essere “l'antica valle del Syrako”, contenuta dalle due dorsali sommerse. Quella a nord-est è il prolungamento degli scogli lunghi altrimenti denominati "Pietralonga" e quella a sud-est, lato Ortigia, oggi sormontata dal molo frangiflutti "Talete".

Il bacino compreso tra le due dorsali, costa settentrionale di Ortigia e costa lungo riviera Dionisio il Grande, è probabile sia stato nel tempo utilizzato come rada per la sosta alla fonda delle imbarcazioni in attesa che si liberasse lo scalo commerciale. Ne sono testimonianza tutta la tipologia delle ancore e i reperti ceramici di tutte le epoche che ancora è possibile individuare sul fondale.
Una sequenza di grossi blocchi che dalla zona costiera, sbarcatoio, vanno da nord ovest a sud est verso Ortigia, si trovano sul fondo dell’attuale livello, a fianco, dei pontili galleggianti del più recente approdo diportistico a fianco del molo S. Lucia che potrebbero essere la copertura di un antico acquedotto.

Il porto piccolo ha subito l'insabbiamento del fondale per via dei sedimenti portati dalle mareggiate di grecale ma, soprattutto, dai sedimenti alluvionali della palude Syrako alimentata dal canale San Giorgio, corso d'acqua a carattere torrentizio, a sua volta generato dalle acque meteoriche provenienti dalla zona alta dell'antica Akradina.
Il canale San Giorgio, oggi interrato, convogliava le acque della zona San Giovanni e del platò seguendo il vallone oggi viale Luigi Cadorna. Sebbene interrato, scorre in profondità e solo un piccolo rivolo è visibile presso l'attuale riva porto Lachio.
I 2 moli foranei oggi esistenti, furono realizzati negli anni trenta, quasi nella stessa posizione di quelli antichi. Porto piccolo, nome adatto oggi a quel piccolo bacino utilizzato per ricevere solo barchette e piccole imbarcazioni da diporto e il cui fondale è ormai basso e melmoso, fine indecorosa per un magnifico porto dell’antichità.

Sotto il basamento di fondazione del forte Casanova, che si trovava dietro l'ex edificio postale, tra punta del Gallo e forte San Giovannello, (scavi Basile), sono state trovate le fondazioni e i basamenti di una torre più antica di epoca ellenistica che confermerebbe facesse parte della cinta muraria che contornava il periplo di Ortigia, quasi certamente riutilizzato nel 500 dagli spagnoli quando anche loro trasformarono l'isola in una cittadella fortificata.
Da notare che prima di essere la darsena attuale che conosciamo, realizzata dagli spagnoli nel 500, e modificata ai primi del 900, in quel luogo esisteva un “fosso secco” che in precedenza forse era il canale di collegamento tra porto grande e piccolo realizzato da Dionisio.
La porta Lignì, venne edificata dagli spagnoli sul margine del fosso secco, lato Ortigia, e il tratto di ponte dal quale si accedeva era largo metri 6, compresi i marciapiedi, e triplicato, metri 18 con la sistemazione dei nuovi quartieri tra la fine dell’800 primi 900.
Le arcate iniziali nell’asse centrale del ponte umbertino, lato Ortigia, metri 6, testimoniato dalle foto d’epoca, sono formate da mattoni in cotto di epoca romana e furono ritrovati durante i lavori di assestamento eseguiti nel secolo scorso. Forse era li il ponte di legno segnalato da Ibico, Cicerone e altri autori.
Ipotesi di collegamento stabile a nord di Ortigia secondo Voza-Gargallo che a me pare non tenga conto della massicciata sotto le fondamenta della porta Urbica ritrovata all'inizio della via XX Settembre, né dei moli trovati all’inizio di via dei mille.
Ipotesi di collegamento stabile di Polacco-Mirisola che tiene conto dei ritrovamenti sotto la porta Urbica e della posizione della stessa porta, oltre al banchinamento portuale di via dei Mille, testimoniato dai ritrovamenti in loco.
Il porto interno Lakkios e all'esterno, il porto commerciale. Ricostruzione congetturale di Andrea Giffrid, come ipotizzato da Roberto Mirisola, storico, ma sopra tutto geologo, e Luigi Polacco insigne storico.
Nel 1962 il porto piccolo venne dragato e tra numerosi reperti furono trovati resti archeologici del periodo greco arcaico e classico, romano e bizantino. Un banchinamento di metri 40 circa di epoca romana e numerose lastre di marmo con iscrizioni in ebraico nella parte centrale del porto piccolo buttate come discarica. Lapidi studiate da Shlomo Simonsohn, un ricercatore israeliano, forse provenienti dal cimitero ebraico che, secondo le fonti, si trovava in zona via degli Orti di San Giorgio. Alcune, recuperate, sono conservate presso il Museo Archeologico Paolo Orsi e al museo Bellomo.

Non ci resta che aspettare l’intervento di enti o università straniere autorizzate a studiare il territorio con nuove tecnologie per confermare o meno le varie ipotesi formulate da archeologi e storici.
Un ringraziamento particolare va Roberto Mirisola, purtroppo non più tra noi, a Vincenzo Bongiovanni, per le sue ricerche ed elaborazione di disegni esaustivi, e ad Andrea Giffrid, che ha realizzato le immagini in 3d che mostrano una possibile soluzione congetturale della zona in esame.
Tutto è opinabile e presunto, ma in buona fede, ho riportato testi e considerazioni di autori antichi e recenti sperando di avere reso un utile servizio per la migliore conoscenza della nostra Siracusa.
Testi consultati: Castagnino/Berlingheri, Polacco/Mirisola, Voza/Gargallo, Kapitän, Vincenzo Bongiovanni, Basile fonti varie. Per chi volesse leggere e approfondire consultare il sito: https://www.antoniorandazzo.it/index.html
Filmati base: Plemmirio Siracusa hd e Stupor Mundi Plemmirio - Siracusa hd, scaricati da Youtube.
Musiche:The_Bronx_is_Burning


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