toponimi Siracusa - Toponomastica Siracusa

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toponimi Siracusa

VILLAGGI NON PIÙ' ESISTENTI: OLIMPIO (POLICNE) - PIRATO - GARRANO Olimpio Fu un villaggio con castello esistente nella zona delle Due Colonne. Nominato negli scritti di Tucidide, Diodoro, Livio, Plutarco come Olimpium in riferimento al famosissimo tempio di Giove Olimpico che lì esisteva. Diodoro lo chiamò pure Polychnia. Il castello fu espugnato dagli Ateniesi quando questi ultimi cinsero d'assedio Siracusa e lì vi posero il campo militare. Allo stesso modo fecero i Romani. «Del tempio intitolato ad Apolline, del quale fino al giorno presente restano in piedi due colonne sulla destra riva del fiume Anapo in sito alquanto rilevato dalla bassa campagna a distanza dalla città per millecinquecento passi: era ricchissimo per copie di gioie, e di vasi preziosi, e perciò voluto saccheggiare dal Milite Ateniese, ma ne furono distolte da Nicia, lor Capitan Generale, come ne fa ricordanza Plutarco. Eravi la statua di Giove Olimpico, da Gelone Re con ricco manto di oro finissimo ricoverta, spoglia rapita ai Cartaginesi in battaglia da quel Re, che poi Dionigi suo successore rapì per se stesso».

Pirato Il toponimo è ormai sconosciuto. Lo ha rilevato il Privitera (171) dal Pirri, in Not. Eccl. Syr., il quale ci riporta un documento in cui il Conte Ruggero, fatta risorgere la chiesa siracusana, costruì, fra le altre, una chiesa dedicata a San Lorenzo, eretta in luogo detto Pirato fra Milocca e il Pantano. Il termine deriverebbe dal vocabolo basso latino Prata, che significa Campo coltivato (Prata deriva dal latino Pratum) (172) (173).

Carrano Era un villaggio costruito sulla contrada Pantano, in vicinanza della fonte Ciane e non lontano dall'Olimpio. Ce ne riferisce il Fazello «Non procul ab Olimpico tempio, et iuxta Cyanem fontem, acarnania erat oppidulum... loco quem Carranum vocant» (Deche. I, IV). Il villaggio appare pure riportato nella pianta topografica di Siracusa compresa nella Pianta geografica della Sicilia esistente presso la Galleria delle Carte Geografiche dei Musei Vaticani ed eseguita da padre Ignazio Danti da Perugia forse intorno al 1580. (171) Op. cit. II pag. 15. (172) Fatto curioso. I toponimi Pirato, Pirata hanno lasciato equivoci a Ma- scalucia, dove la località «Pirata di Sant'Aita» fu tradotta «La pedata di Sant'Agata» credendo il popolo che lì la Santa avesse lasciato l'impronta del piede. (173) La contrada Pirato già dal 1600 appartenne alla fam. Montalto.
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