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funzionamento tonnare

tratto da LA PESCA DEL TONNO NEL CAPOLINEA DEL SUD DI Salvo Sorbello

Il funzionamento delle tonnare

Mario Falla in giovane età



È stato correttamente osservato che la tonnara, da un punto di vista ecologico, è senza dubbio un'arte di pesce sostenibile, perché come rete fissa nor danneggia il fondo marino ed inoltre le maglie delle reti sono sufficientemente grandi da permettere ai pesci di piccole taglia di poter trovare una via di fuga. Per descrivere il funzionamento dell'im pianto di Marzamemi, il più importante del sud-est siciliano, riporto le parole del gen. Mario Falla, figlio di uno de gli ultimi razionali e testimone oculare dello svolgimento di molte mattanze ne corso della prima metà del Novecento. Nell'arco di circa cento giorni si susseguono quattro fasi distinte: il cruciatu il calatu, la mattanza ed il salpatu. Nella prima vengono collocati i cavi chi sosterranno le reti, che saranno appunto calate successivamente.


Come è possibile vedere nell'immagine qui sopra, il pedale della tonnara di Marzamemi partiva perpendicolarmente agli scogli della borgata verso il mare aperto, da una profondità di circa 4 m., per raggiungere, dopo un miglio marino (1850 metri) ed a 30 m. di profondità, la sua isula, che comprendeva tre camere. Queste erano in ordine di grandezza de¬crescente, per abituare i pesci a spazi sempre più ristretti senza che tentassero di forzare le reti (il tonno, pur avendone la forza, non rompe le reti a causa della forte sensibilità della sua bocca e per l'ingrandimento visivo dei suoi occhi, per cui 'n filu ci pari 'ria travi18). La prima, la camera grande, a forma rettangolare, era di m. 65x45; la seconda, la camera piccola, a forma di quadrato, misurava m. 45 per lato e la terza, la "leva" o camera della morte, di dimensioni poco più piccole, aveva il lato sud che coincideva con la lunghezza dello sciere (un barcone lungo 15 metri).
La disposizione delle tre camere dell'Isula era in funzione del percorso dei tonni; per tale motivo, rispetto al pedale la camera grande con la porta d'ingresso era a nord e le altre due a sud dello stesso. Si assecondava così l'orientamento dei pesci rivolto verso sud, che era poi quello che faceva loro imboccare più facilmente sia la "porta chiara" che quella della"leva" o camera della morte. Le reti di tutto l'apparato, pedale e camere, di liana di colore giallognolo chiaro, dello spessore di otto millimetri, a forma romboidale di cm. 15 di lato, aderivano al fondo marino a mezzo di massi di pietra dalle dimensioni di m. 1 x 0,50x0,50 dette màzzere, disposte a coppia in filari con una distanza di circa quindici metri, mentre dall'altro lato galleggiavano a mezzo di sugheri.Nella camera della morte, per tutta la sua superficie, vi era inoltre una rete adagiata sul sabbioso fondo marino, di cocco nel suo primo tratto, di canapa ancora sottile ed a maglie larghe nel secondo tratto ed a maglie strettissime e robustissime sempre di canapa, nell'ultimo tratto. L'apparato era poi solidamente ancorato contro le mareggiate e le correnti. La messa in opera di tutte le reti in mare aperto, comportava un'approfondita perizia in merito (l'ausilio dei sommozzatori arriverà in tempi recenti).

Scieri con telo per proteggere i tonni dai raggi solari.

Un solo minimo errore, quale poteva essere la non perfetta aderenza della rete sul fondo anche in un solo piccolo tratto, avrebbe comportato infatti l'inefficienza della tonnara. E questa perizia, questa tecnica organizzativa, tramandata da padre in figlio, era dei Capi Rais, uomini semplici ma autoritari, spesso analfabeti, ma sempre con gli occhi arrossati e bruciati dal riverbero del sole sul mare per le lunghe giornate di osservazione e delle correnti e di movimenti dei branchi di tonni. A chianari vannu gridavano ai rais i marinai disposti nelle altre camere, o a scinniri vannu! a secondo che i tonni si avvicinassero alle porte intermedie delle camere o se ne allontanassero. E il grido aveva un crescendo di voce simile a quello degli odierni telecronisti sportivi, a seconda che i giocatori si avvicinino o si allontanino dalla porta avversaria. "Ricordo - prosegue Mario Falla - nelle giornate di mare increspato, il loro spargere di olio, rancido naturalmente, la superficie marina mediante una penna di gallina che intingevano in una bottiglia legata alla parete della muciara per una istantanea bonaccia eh facilitasse loro la visuale del fondo' In pratica, i tonni, nel loro percorso d Nord verso Sud, venivano intercetta dal pidali della tonnara e ritenendol una muraglia invalicabile, ne seguivono l'andamento. Favoriti dall'enorme porta più larga all'ingresso e più strett dall'altro lato, per le due ingegnose appendici alla porta stessa, si trovavan già nella "camera grande". Qui cominciavano a girare vertiginosamente, fin ché non imboccavano la "porta chiara che li portava nella seconda camera " piccolo"."La "porta chiara" fra la prima e la seconda camera veniva aperta ogr mattina, ma durante la notte rimaneva chiusa; poteva tuttavia accadere che tonni la imboccassero lo stesso, perchè aveva maglie grossissime (vari meti di diametro) che ne permettevano passaggio. La porta della camera dell morte rimaneva invece sempre chiusa veniva aperta solo dopo l'accertamento della presenza dei tonni nella seconda camera (il piccolo). L'apertura dell porta della camera della morte veniva comandata con delle funi collegate ali sciere che prendeva posto sulla porta stessa. Il secondo sciere veniva invece collocato sul lato opposto e vi rimaneva fisso per tutta la durata della campagna di pesca; aveva quindi la funzione di costituire, passivamente, uno dei quattro lati della camera della morte, e di ospitare i visitatori occasionali che volevano assistere alla mattanza. Il barcareccio della tonnara era composto da due scieri di lunghezza di m. 14,80 e di lunghezza di m.4,50, da quattro mudare lunghe m. 8,50 e larghe m. 2,10 e da una chiatta che posteggiava nei pressi della tonnara e che era lunga e larga poco più di una muciara. Tutte le barche della tonnara, che ogni anno venivano revisionate da parte dei calafatari locali, erano di colore nero per non disturbare i tonni, molto sensibili ai colori vivaci. Il nero del barcareccio era ottenuto mediante l'applicazione di un sottile strato di pece, che veniva steso con l'ausilio di una grata con manico lungo con della legna ardente che riscaldava la parete della barca e da un batuffolo di lana applicato ad un lungo manico.


 
 
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