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akradina

CICERONE:Altera autem est Urbs Syracusis, cui nomen Acradina est: in qua forum maximum, pulcherrimae porticus, ornatissimum Pritaneum, amplissima est Curia, Templumque egregium Iovis Olimpii, caeteraeque Urbis partes una lata via perpetua, multisque transversis divisae, privatis aedificiis continentur.  La seconda città che compone Siracusa è Acradina, in cui sorge un grandissimo foro, un bellissimo porticato, un sontuoso pritaneo, una curia vastissima, uno stupendo tempio di Giove Olimpico e tutte le altre parti della città, separate da una larga e lunghissima strada e da numerose traverse, che contengono gli edifici privati.

La seconda città della Pentapoli si estendeva dall'attuale Darsena-zona Umbertina e la Borgata Santa Lucia fino alla balza chiamata Akradina- Via Politi Laudien
L'attuale circoscrizione amministrativa nulla ha a che fare con il territorio dell'antica Akradina in quanto allora era territorio dell'antica Tiche.


PIANTA TRATTA DA HANS PETER DROGHEMULLER






Testo tratto da: LA SICILIA ILLUSTRATA
di:Gustavo Chiesi
Acradina la seconda città della Pentapoli siracusana, sorse col dilatarsi della colonizzazione greca, col trasformarsi della sicula Ortigia nella greco-sicula Siracusa.
Acradina era la città magnifica per eccellenza: la città della vita, del movimento, dell' espansione non concesse dai ristretti limiti di Ortigia, che nello sviluppo immenso preso dalla metropoli, ne divenne più che altro la cittadella, il propugnacolo inespugnabile.
In Acradina erano gli edifìzi più importanti della città, cominciando dal tempio di Giove Olimpio, eretto da Gerone II e che Cicerone disse " Templumque egregium Jovis Olimpii ";  più erano il Pritaneo, la Curia, il Foro, la Palestra ed il Ginnasio e l' altare della Concordia.
Nel Pritaneo davansi pubblici banchetti, a pubbliche spese, a quei cittadini che colle loro azioni in guerra od in pace, negli uffici o negli studi avevano saputo rendersi utili alla patria.
La Curia, era il luogo ove radunavansi gli Anziani od il Senato della città, quando questa reggevasi a governo popolare, o dove il tiranno convocava i magistrati, i comandanti delle milizie, il popolo per promulgare i suoi decreti o per consultarli ne' gravi momenti.
La Curia di Siracusa aveva seggi per seicento senatori; l'adornavano colonne e porticati con statue di uomini illustri e cari alla patria.
Quivi fu ricevuto Cicerone con grandi onori, allorché venne in Siracusa ad ascoltare i piati della cittadinanza contro Verre ed a raccogliere documenti per la famosa sua requisitoria contro il proconsole concussionario e spogliatore della Sicilia. " Entrammo nella Curia, egli narra, e per farci onore tutto il Senato si. levò in piedi e noi a sua preghiera ci sedemmo".
Nel Foro massimo attiguo alla Curia adunavasi la popolazione per ragioni di traffico, per i plebisciti, per trattare le cause e per vedervi eseguire le sentenze capitali. Nelle accuse che l'Arpinate fa a Verre, havvi pur quella d'avere spogliato il Foro siracusano di tutte le statue che l'adornavano.
Nella Palestra, o Ginnasio, la gioventù s'addestrava agli esercizi del corpo e della mente, e l'edifizio n'era formato da grandi porticati, meraviglia dei forestieri che l'augusta città visitavano.
Di questi splendori, cantati dai poeti, da Pindaro cominciando, vantati da tutti gli scrittori dell'antico tempo, se ne togliamo gli avanzi del Teatro Greco, dell'Anfiteatro Romano, . nulla resta o quasi nulla. Si direbbe che alla furia umana, atterrante la monumentale città, seguisse un vento terribile, il quale, radendo la terra, ne portava via come un pulviscolo, in spaventosi vortici, le pietre, gli avanzi tutti, lasciando squallide e desolate le profonde spaccature delle Latomie. Almeno l' effetto che abbiamo provato affacciandoci al piccolo altipiano d'Acradina, è stato questo. Gli enormi cumuli delle rovine di Selinunte, i templi ancor ritti o ben riconoscibili di Agrigento, ci danno sèmpre un riflesso, pallido se si vuole, ma pur tale, di ciò che dovevano essere venticinque e più secoli or sono quelle città; ma qui in Siracusa, niente di tutto ciò. La sola fantasia coll'aiuto dei ricordi lasciati dai poeti, dagli storici, dai filosofi, dai geografi, dagli scrittori antichi, può evocare davanti agli occhi, in fugace fantasmagoria, la ricostruzione della grandiosa metropoli, il cui circuito, secondo Strabone, era di 180 stadi, circa 33 chilometri: il circuito quasi della odierna Parigi.
Ciò che ne rimane, ciò che si vede ancora in Acradina all'infuori delle Latomie, documenta forse la tradizione rimasta fra i secoli, ma non giova ad evocarla. Acradina occupava specialmente la parte Orientale della larga penisola siracusana, fronteggiando, oltre che con un'alta ed aspra scogliera, con un'alta muraglia, della quale sono ancor molte le vestigia, il mare Africano, dalla attuale tonnara di Santa Panagia al capo dello stesso nome, fino al piccolo Porto o Laccejus, davanti al quale sorgeva Ortigia .

Testo tratto da:
SIRACUSA E IL SUO TERRITORIO  

Il quartiere immediatamente al di là del ponte si deve identificare con Acradina. Questo nome non appare nei testi più antichi: Tucidide si limita a chiamarlo «la città estema» per distinguerlo da Ortigia, che chiama « la città interna ». Un tempo si riteneva che Acradina occupasse anche la parte orientale del pianoro delle Epipole, ma è probabile invece che qui fosse il quartiere di Tyche. La comunicazione tra Ortigia, Acradina e la Neapolis doveva avvenire tramite una larga strada diretta più o meno da sud a nord, un tratto della quale fu visto nel 1909 presso il Foro siracusano: le dimensioni eccezionali della strada (circa 13 m di larghezza) rendono probabile l'identificazione di essa con la via lata perpetua di cui parla Cicerone nella sua descrizione della città.
Saggi recenti, realizzati lungo il Corso Gelone, hanno dimostrato che la zona era già abitata, all'inizio del VII secolo, se non già alla fine dell'VIII La città, dunque, oltrepassò i ristretti limiti dell'isola più precocemente di quanto non si ritenesse un tempo. Il complesso di Acradina, come è stato provato ultimamente, era orientato nord-est/sud-ovest: probabilmente l'asse portante corrispondeva alla grande strada che, provenendo dall'Hexapylon, entrava in città passando tra le Latomie del Paradiso e quelle di S. Venera. Secondo questo asse è orientato il settore conosciuto del quartiere, a sud di piazza Vittoria, e inoltre alcuni monumenti come l'Ara di Ierone e l'anfiteatro, che evidentemente dipendono dalla più antica viabilità della, zona.
L'agorà è stata da tempo localizzata nella zona corrispondente al Foro siracusano, dove esplorazioni recenti hanno rivelato l'esistenza di una pavimentazione a grandi lastre, e di una grande strada est-ovest, che doveva incrociarsi con l'arteria diretta a nord, in direzione della Neapolis: intorno a questo incrocio, chiaramente il principale della città esterna, dovette organizzarsi la zona pub-blica di Acradina. In prossimità doveva essere il Timoleonteion, il ginnasio costruito intorno alla tomba di Timoleonte, e il grande orologio solare, più volte citato dalle fonti letterarie (Plutarco, Vita di Dione, 29).
La struttura urbanistica della parte settentrionale della città, è stata recentemente chiarita da una serie di scavi realizzati nella zona più a nord, tra l'anfiteatro e la piazza Vittoria, che si sono aggiunti a vecchie esplorazioni nella zona dell'ex Giardino Spagna (area dell'Ospedale civile). La scoperta di una serie di necropoli, la cui durata si estende su tutto il vi sec. a. C. ha dimostrato che questa zona, ai limiti tra il quartiere di Acradina e quello di Tyche, fu urbanizzata solo nel corso del V secolo. Si tratta di un impianto urbanistico regolare, centrato su una lunga strada est-ovest, larga circa 5 m, che doveva collegare il Porto piccolo con la zona del Fusco, e della quale sono stati visti vari tratti tra piazza Vittoria e l'anfiteatro. Su questa strada si innestava un sistema di vie con orientamento nord-sud, larghe 3 m, che delimitavano stretti isolati, larghi circa 58 m. Il teatro si inserisce perfettamente in questo sistema, poiché ne assume l'orientamento.


 
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