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Akradina Siracusa
Akradina
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AKRADINA, (Acrades), pero selvatico. Comprendeva il territorio tra la zona umbertina e l’attuale via Maria Politi Laudien;

L'attuale circoscrizione amministrativa nulla ha a che fare con il territorio dell'antica Akradina in quanto allora era territorio dell'antica Tiche.
Città della Pentapoli siracusana, sorse col dilatarsi della colonizzazione greca, col trasformarsi della sicula Ortigia nella greco-sicula Siracusa.
Acradina era la città magnifica per eccellenza: la città della vita, del movimento, dell' espansione non concesse dai ristretti limiti di Ortigia, che nello sviluppo immenso preso dalla metropoli, ne divenne più che altro la cittadella, il propugnacolo inespugnabile.
In Acradina erano gli edifìzi più importanti della città, cominciando dal tempio di Giove Olimpio, eretto da Gerone II e che Cicerone disse " Templumque egregium Jovis Olimpii ";  più erano il Pritaneo, la Curia, il Foro, la Palestra ed il Ginnasio e l' altare della Concordia.
Nel Pritaneo davansi pubblici banchetti, a pubbliche spese, a quei cittadini che colle loro azioni in guerra od in pace, negli uffici o negli studi avevano saputo rendersi utili alla patria.

CICERONE:Altera autem est Urbs Syracusis, cui nomen Acradina est: in qua forum maximum, pulcherrimae porticus, ornatissimum Pritaneum, amplissima est Curia, Templumque egregium Iovis Olimpii, caeteraeque Urbis partes una lata via perpetua, multisque transversis divisae, privatis aedificiis continentur.  La seconda città che compone Siracusa è Acradina, in cui sorge un grandissimo foro, un bellissimo porticato, un sontuoso pritaneo, una curia vastissima, uno stupendo tempio di Giove Olimpico e tutte le altre parti della città, separate da una larga e lunghissima strada e da numerose traverse, che contengono gli edifici privati.

 

AKRADINA, (Acrades), pero selvatico. La seconda città della Pentapoli si estendeva dall'attuale Darsena-zona Umbertina e la Borgata Santa Lucia fino alla balza chiamata Akradina- Via Politi Laudien

L'attuale circoscrizione amministrativa nulla ha a che fare con il territorio dell'antica Akradina in quanto allora era territorio dell'antica Tiche.


ACRADINA
E' la seconda parte della città. Fu chiamata dai Greci sicelioti con nome probabilmente derivato da Achras Achrados, tradotto dai latini Apiris Silvestribus. Il toponimo corrisponderebbe con voce odierna a «Terra dei peri selvatici».
Secondo G. Alessio (22) questo toponimo si connette con voce greca di origine egea e può essere attribuito all'immigrazione in Sicilia di genti egee, forse Elimi.
Da un punto di vista vegetazionale la derivazione del nome ha grande importanza in quanto ci dice che quell'area già nel 700 a.C. si presentava, sicuramente accidentata e forse povera di terra, con una flora arbustiva abbastanza rada, con sparso e dominante (tanto da dare origine al toponimo) qua e là il perastro (23).
Tale pianta è specie spontanea del nostro paese e dell'area del bacino del Mediterraneo (24).
Di questa pianta si fece largo uso fin dai tempi remoti. Dove si sono trovate case palafitticole, ci si è accorti che esse spesso poggiavano su tronchi di perastro.
Anche la coltura del pero è antichissima. Da documenti egizi risulta chiaramente che queste civiltà avevano sperimentato varietà mangiabili di questo frutto, tanto da coltivare largamente la pianta del pero lungo la valle del Nilo.
Non sappiamo con esattezza quando siano state importate in Sicilia le prime varietà fruttifere di pero, c'è comunque da supporre che ciò sia avvenuto in periodo greco.
Holm (25) così scrisse di Acradina: «A settentrione dell'Ortigia si stende una regione piana per un tratto di più di 800 metri ; a questa distanza il suolo si eleva ad un tratto e forma un altipiano, il quale verso oriente e verso settentrione cade piuttosto scosceso sul mare, mentre verso ponente si prolunga conservando dapprima la stessa larghezza e poi, s'inoltra verso l'interno, diventando sempre più stretto. Poco lungi dal punto dove il margine settentrionale di questo altipiano si allontana dal mare addentrasi una baia ristretta: la baia di Santa Panagia o Bonagia, la quale si continua in una piccola piega che il terreno forma a mezzodì. Una linea tirata da questa baia alla punta settentrionale dell'Oriente — a levante dal punto dove essa è congiunta col continente — stacca dal pianoro, che si protende in direzione di occidente, una parte dello stesso particolarmente elevata, che ha una circonferenza di 9000 metri ed una superficie che è forse sei volte quella dell'Ortigia. Questa linea, che è segnata dagli avanzi di una muraglia scoperti nel 1839, è sicuramente il confine occidentale dell'Acradina. Invece vi sono dei dubbi intorno alla estensione verso mezzodì di questa parte della città. Da un lato si deve supporre che la parte più antica della Siracusa continentale sorgesse vicinissima all'isola, che era stata colonizzata per prima (in altri termini, che la popolazione dell'Ortigia si allargasse, prima che altrove, sulla spiaggia vicina): ne deriverebbe necessariamente, che il piano tra l'isola e l'altipiano, or ora descritto, apparteneva ali'Acradina. Ma quest'ultima conclusione è da parecchi contestata. Questi sostengono che solo l'altipiano situato a tramontana conteneva la parte della città detta Acradina, per la ragione che solo l'altura era in condizione di offrire ad una città la necessaria sicurezza. In appoggio a questa opinione si aggiunge altresì che nel declivo meridionale del pianoro si trovano grandi cave di pietra e anche più verso mezzodì, nello stesso piano, grandiose catacombe e cave di pietra ed è difficile ammettere che si trovassero cave e specialmente catacombe nell'interno di una città greca...
(Nelle catacombe si trovano tracce di escavazione che portano segni di un'epoca anteriore al cristianesimo ; ma sembra che allora non fossero scavate per servire da tombe : probabilmente furono fatte per rintracciare acqua o per costruire pozzi... Le latomie dei Cappuccini, Cassia, Navanteri appartengono all'epoca più antica di Siracusa).
Dopo la grande guerra ateniese esse servirono ai Siracusani per tenere in prigione i nemici vinti; ma già un secolo prima, ai tempi del filosofo Senofonte, se ne fa menzione. Dobbiamo quindi ammettere che esse siano state scavate in un'epoca in cui ormai l'Acradina formava parte di Siracusa. Ma da ciò non risulta affatto che questa parte della città si trovasse a settentrione delle latomie. Si potrebbe, altresì, ammettere che esse formassero il confine settentrionale dell'Acradina che, oltre al resto, fossero state scavate anche allo scopo di rendere difficile un assalto contro la città dalla parte superiore e che si trovassero nel mezzo della città, la quale si estendeva tanto a mezzodì che a settentrione di esse. Può ben darsi che si mettessero a profitto, per cavare pietre da fabbrica, gli orli di una roccia entro la città, poco adatti a costruirvi delle case.
Pertanto, se l'esistenza delle latomie e delle catacombe non ci offre argomento a negare che la pianura tra l'Ortigia e l'altipiano dell'Acradina possa aver fatto parte di questo quartiere della città, vi hanno d'altra parte ragioni, che ci costringono ad accogliere l'opinione affermativa.
Non c'è dubbio che anzitutto questo spazio si trovava entro le mura di Siracusa che rinchiudevano l'Ortigia e l'Acradina. Questo è dimostrato in primo luogo dal fatto che sarebbe stata una imperdonabile negligenza dei loro più vitali interessi, se i Siracusani avessero lasciato tra loro divise le due parti più importanti della città ; in secondo luogo dal fatto che, mentre ci vien riferito come durante l'assedio della città per opera di Marcello, un luogo libero tra la Tiche e la Neapoli (due altri quartieri di Siracusa) fosse occupato dagli assediati, non è mai ricordato un simile spazio tra l'Ortigia e l'Acradina ; ed infine, poi, Tucidide dice espressamente che l'Acradina era congiunta con l'Ortigia per mezzo di una muraglia...
Non vi può essere, quindi, alcun dubbio che l'Acradina abbracciasse così il piano, che è bagnato dal porto grande e dal piccolo, come l'altipiano situato a tramontana dallo stesso. Che delle muraglie di circonvallazione niente più rimanga, è spiegato dal fatto che i materiali si poterono facilmente portar via tanto per mare quanto per terra...».
Tra gli edifici più importanti di Acradina bisogna ricordare i templi di Vesta, Bacco, della Fortuna, di Esculapio, il Ginnasio, l'Agorà, gli Arsenali.
In questa zona della città si trovano il maggior numero di catacombe siracusane. Secondo i risultati degli «Scavi, sul lembo meridionale di essa, nel secolo TV a.C., si era creata una necropoli arcaica, la quale successivamente venne distrutta per sovrapposizione dei fabbricati del nuovo quartiere che Gelone volle includere nella cinta di Siracusa (26).
Questo fatto riceve conferma dalle numerose tracce di edifici, camere sotterranee e cisterne coniche, che di tratto in tratto vennero messe a nudo dagli archeologi. Frammenti plastici decorativi, appartenenti a sontuosi edifici, segnalano l'esistenza di crualche villa suhurbana posta sul declivio dell'Acradina, nel periodo della decadenza greca e dell'età romana.
Ma quando, dopo l'assedio e la presa di Siracusa del 212 a.C. sotto Marcello, l'Acradina nella sua parte più nobile diripienda militi data est (Livio. XXIV. 31), questa regione venne lentamente spopolandosi e l'Ortigia fn ridotta a residenza esclusiva del governatore, delle truppe, dei funzionari e dei cittadini romani (27).
Nonostante Augusto, sebbene per motivi politici, avesse tentato di ripopolare la città trapiantandovi una colonia romana nel 20 a.C., nondimeno l'Acradina coll'andare del tempo, nel periodo della decadenza (28) venne sempre più abbandonata e fu destinata dai Siracusani ad abitazione dei morti più che dei vivi. Questo fatto viene confermato dall'esistenza di numerosi ipogei di età romana e cristiana che si vennero creando dentro il suo perimetro, a cominciare dal ciglio dell'altipiano scendendo giù fino alla spiaggia del mare.
Allora si cessò dal tumulare i morti nell'antica e lontana necropoli del Fusco e si creò quella più vicina delle Grotticelle: di cui Cicerone dice: Est ein ad portas Agragianas magna frequentia sepulcrorum (29)
I residui del materiale archeologico che è venuto alla luce dai frequenti scavi che si son fatti in Acradina consistono in tracce di una necropoli arcaica e in frammenti ceramici e molte figurine dei periodi ellenistico, romano e bizantino: ciò denota che l'Acradina nella sua parte meridionale fu sempre più abbandonata dopo la conquista romana, scarsamente abitata in tempi cristiani e bizantini e poi definitivamente distrutta nelle incursioni degli Arabi (30).
In questo quartiere si trovano molti fra i più antichi ed insigni monumenti cristiani della città; è fuori discussione quindi, che questo fu un luogo dove il Cristianesimo si sviluppò e si procurò il suo primo asilo.
Ciò è confermato dal Codice Vaticano n. 866, redatto verso la fine del VII secolo o sugl'inizi dell'VIII, il quale parlando delle origini del Cristianesimo in Siracusa, determina certe cir¬costanze di tempo e di luogo (31).
(22) G. Alessio - L'elemento greco nella toponomastica della Sicilia, - 1954-56
(23) In italiano chiamato pure pero selvatico e nel nostro dialetto chiara pirazzu oppure piru prainu.
(24) La sua area di distribuzione va dal Giappone all'Africa settentrionale all'Europa meridionale. La varietà Amigdalformis è tanto diffusa nel Meridione d'Italia che può considerarsi pianta tipica del bacino del Mediterraneo.
(25) Storia della Sicilia nell'antichità, I° pag. 263.
(26) Cavallari, Topografia di Siracusa pagg. 69-182.
(27) Orsi, Not. Scavi 1902, pag.402 e segg.
(28) STRABONE, Geografia, vol. III, lib. VI, pag. 127-8, (Trad. F. Ambrosoli)
(29) ORSI, Not. Scavi-1891, p. 395-6.
(30) ORSI, Not. Scavi 1912, p. 292.
(31) LANCIA DI BROLO, Storia della Chiesa in Sicilia, volume I. pag. 43.



PIANTA TRATTA DA HANS PETER DROGHEMULLER






Testo tratto da: LA SICILIA ILLUSTRATA
di:Gustavo Chiesi
Acradina la seconda città della Pentapoli siracusana, sorse col dilatarsi della colonizzazione greca, col trasformarsi della sicula Ortigia nella greco-sicula Siracusa.
Acradina era la città magnifica per eccellenza: la città della vita, del movimento, dell' espansione non concesse dai ristretti limiti di Ortigia, che nello sviluppo immenso preso dalla metropoli, ne divenne più che altro la cittadella, il propugnacolo inespugnabile.
In Acradina erano gli edifìzi più importanti della città, cominciando dal tempio di Giove Olimpio, eretto da Gerone II e che Cicerone disse " Templumque egregium Jovis Olimpii ";  più erano il Pritaneo, la Curia, il Foro, la Palestra ed il Ginnasio e l' altare della Concordia.
Nel Pritaneo davansi pubblici banchetti, a pubbliche spese, a quei cittadini che colle loro azioni in guerra od in pace, negli uffici o negli studi avevano saputo rendersi utili alla patria.
La Curia, era il luogo ove radunavansi gli Anziani od il Senato della città, quando questa reggevasi a governo popolare, o dove il tiranno convocava i magistrati, i comandanti delle milizie, il popolo per promulgare i suoi decreti o per consultarli ne' gravi momenti.
La Curia di Siracusa aveva seggi per seicento senatori; l'adornavano colonne e porticati con statue di uomini illustri e cari alla patria.
Quivi fu ricevuto Cicerone con grandi onori, allorché venne in Siracusa ad ascoltare i piati della cittadinanza contro Verre ed a raccogliere documenti per la famosa sua requisitoria contro il proconsole concussionario e spogliatore della Sicilia. " Entrammo nella Curia, egli narra, e per farci onore tutto il Senato si. levò in piedi e noi a sua preghiera ci sedemmo".
Nel Foro massimo attiguo alla Curia adunavasi la popolazione per ragioni di traffico, per i plebisciti, per trattare le cause e per vedervi eseguire le sentenze capitali. Nelle accuse che l'Arpinate fa a Verre, havvi pur quella d'avere spogliato il Foro siracusano di tutte le statue che l'adornavano.
Nella Palestra, o Ginnasio, la gioventù s'addestrava agli esercizi del corpo e della mente, e l'edifizio n'era formato da grandi porticati, meraviglia dei forestieri che l'augusta città visitavano.
Di questi splendori, cantati dai poeti, da Pindaro cominciando, vantati da tutti gli scrittori dell'antico tempo, se ne togliamo gli avanzi del Teatro Greco, dell'Anfiteatro Romano, . nulla resta o quasi nulla. Si direbbe che alla furia umana, atterrante la monumentale città, seguisse un vento terribile, il quale, radendo la terra, ne portava via come un pulviscolo, in spaventosi vortici, le pietre, gli avanzi tutti, lasciando squallide e desolate le profonde spaccature delle Latomie. Almeno l' effetto che abbiamo provato affacciandoci al piccolo altipiano d'Acradina, è stato questo. Gli enormi cumuli delle rovine di Selinunte, i templi ancor ritti o ben riconoscibili di Agrigento, ci danno sèmpre un riflesso, pallido se si vuole, ma pur tale, di ciò che dovevano essere venticinque e più secoli or sono quelle città; ma qui in Siracusa, niente di tutto ciò. La sola fantasia coll'aiuto dei ricordi lasciati dai poeti, dagli storici, dai filosofi, dai geografi, dagli scrittori antichi, può evocare davanti agli occhi, in fugace fantasmagoria, la ricostruzione della grandiosa metropoli, il cui circuito, secondo Strabone, era di 180 stadi, circa 33 chilometri: il circuito quasi della odierna Parigi.
Ciò che ne rimane, ciò che si vede ancora in Acradina all'infuori delle Latomie, documenta forse la tradizione rimasta fra i secoli, ma non giova ad evocarla. Acradina occupava specialmente la parte Orientale della larga penisola siracusana, fronteggiando, oltre che con un'alta ed aspra scogliera, con un'alta muraglia, della quale sono ancor molte le vestigia, il mare Africano, dalla attuale tonnara di Santa Panagia al capo dello stesso nome, fino al piccolo Porto o Laccejus, davanti al quale sorgeva Ortigia .

Testo tratto da:
SIRACUSA E IL SUO TERRITORIO  

Il quartiere immediatamente al di là del ponte si deve identificare con Acradina. Questo nome non appare nei testi più antichi: Tucidide si limita a chiamarlo «la città estema» per distinguerlo da Ortigia, che chiama « la città interna ». Un tempo si riteneva che Acradina occupasse anche la parte orientale del pianoro delle Epipole, ma è probabile invece che qui fosse il quartiere di Tyche. La comunicazione tra Ortigia, Acradina e la Neapolis doveva avvenire tramite una larga strada diretta più o meno da sud a nord, un tratto della quale fu visto nel 1909 presso il Foro siracusano: le dimensioni eccezionali della strada (circa 13 m di larghezza) rendono probabile l'identificazione di essa con la via lata perpetua di cui parla Cicerone nella sua descrizione della città.
Saggi recenti, realizzati lungo il Corso Gelone, hanno dimostrato che la zona era già abitata, all'inizio del VII secolo, se non già alla fine dell'VIII La città, dunque, oltrepassò i ristretti limiti dell'isola più precocemente di quanto non si ritenesse un tempo. Il complesso di Acradina, come è stato provato ultimamente, era orientato nord-est/sud-ovest: probabilmente l'asse portante corrispondeva alla grande strada che, provenendo dall'Hexapylon, entrava in città passando tra le Latomie del Paradiso e quelle di S. Venera. Secondo questo asse è orientato il settore conosciuto del quartiere, a sud di piazza Vittoria, e inoltre alcuni monumenti come l'Ara di Ierone e l'anfiteatro, che evidentemente dipendono dalla più antica viabilità della, zona.
L'agorà è stata da tempo localizzata nella zona corrispondente al Foro siracusano, dove esplorazioni recenti hanno rivelato l'esistenza di una pavimentazione a grandi lastre, e di una grande strada est-ovest, che doveva incrociarsi con l'arteria diretta a nord, in direzione della Neapolis: intorno a questo incrocio, chiaramente il principale della città esterna, dovette organizzarsi la zona pub-blica di Acradina. In prossimità doveva essere il Timoleonteion, il ginnasio costruito intorno alla tomba di Timoleonte, e il grande orologio solare, più volte citato dalle fonti letterarie (Plutarco, Vita di Dione, 29).
La struttura urbanistica della parte settentrionale della città, è stata recentemente chiarita da una serie di scavi realizzati nella zona più a nord, tra l'anfiteatro e la piazza Vittoria, che si sono aggiunti a vecchie esplorazioni nella zona dell'ex Giardino Spagna (area dell'Ospedale civile). La scoperta di una serie di necropoli, la cui durata si estende su tutto il vi sec. a. C. ha dimostrato che questa zona, ai limiti tra il quartiere di Acradina e quello di Tyche, fu urbanizzata solo nel corso del V secolo. Si tratta di un impianto urbanistico regolare, centrato su una lunga strada est-ovest, larga circa 5 m, che doveva collegare il Porto piccolo con la zona del Fusco, e della quale sono stati visti vari tratti tra piazza Vittoria e l'anfiteatro. Su questa strada si innestava un sistema di vie con orientamento nord-sud, larghe 3 m, che delimitavano stretti isolati, larghi circa 58 m. Il teatro si inserisce perfettamente in questo sistema, poiché ne assume l'orientamento.


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