San Martino - chiese esistenti Siracusa

Chiese esistenti
Chiese esistenti
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Il testo è tratto da:
Architettura religiosa in Ortigia
di Lucia Acerra
stampato nel 1995
da: EDIPRINT  

padre Giuseppe Salonia documentazione pdf

CHIESA DI SAN MARTINO via San Martino



Una delle prime chiese di Siracusa di cui le molte manomissioni rendono discutibile l'esatta datazione. Le caratteristiche architettoniche dell'abside e delle colonne che la delimitano la farebbero risalire al VI secolo d.C.
La pianta originale doveva essere meno estesa in senso longitudinale, probabilmente l'ampliamento sarà avvenuto tra il 1300 e il 1400, periodo a cui risalgono il rosone e il portale d'ingresso che reca la data MCCCXXXVIII. In quest'ultimo la forma ogivale con fasce di colonnine e capitelli a decorazione floreale è testimonianza inequivocabile dell'architettura aragonese. La navata centrale è fiancheggiata da archi a pieno centro su pilastri a sezione rettangolare. Il soffitto in legno poggia su capriate del XV secolo. Sulle navate laterali si aprono gli altari dedicati a S. Amatore, a tutti I Santi, a S. Elena, a S. Costantino e a S. Aloè. Sotto un altare il corpo di S. Vincenzo Martire proveniente dalle catacombe di S. Callisto in Roma. Di notevole valore il polittico su tavola, opera di ignoto, indicato "Maestro di S. Martino", che prima si trovava sull'altare maggiore e dopo il rinvenimento della finestrella a feritoia fu posto sull'altare laterale.


 

Sul primo altare della navata di destra si trova un bellissimo crocifìsso in legno del XVI sec. donato alla cappella di S. Domenico dai Cavalieri di Malta come ringraziamento dell'ospitalità ricevuta, e ora separato dal reliquario settecentesco che lo incorniciava e che si trova nella Chiesa del Cannine. Nella chiesa di S. Martino, secondo il Privitera, dovrebbero trovarsi i quadri della Via Crucis e l'organo provenienti dalla Chiesa di S. Maria di Gesù.






In un imprecisato terremoto, molto probabilmente quello del 1693, la chiesa di San Martino "perse" la parte superiore della facciata, e con essa il rosone che la ornava. Al suo posto, durante i lavori di restauro fu aperta una brutta finestra rettangolare che ne deturpò il prospetto. Nel 1916/17 nel corso di ulteriori ristrutturazioni riguardanti la chiesa nel suo complesso (curati dall'arch. Sebastiano Agati, collaboratore dell'archeologo Paolo Orsi), l'arcivescovo Luigi Bignami volle che al posto della finestra venisse realizzato un rosone, copia di quello esistente nella facciata della chiesa di San Giovanni, perché dell'orignario non si conservava un solo frammento. E fu così che al giovane e talentuoso scalpellino siracusano Giuseppe Gallone fu affidato il compito di realizzarne un calco in gesso che a pezzi ricompose sul pavimento della chiesa. Per le pietre da utilizzare furono scelte delle "balate" che sostenevano l'inferriata appena demolita del Duomo. I colpi sapienti dello scalpellino trasformarono la pietra squadrata in conci sagomati per la cornice e in frammenti di merletto che calzavano a regola d'arte nel calco in gesso. A sistemare i vari pezzi nel varco predisposto ci pensò un muratore di Avola, tale G. Amato, che legò i frammenti con un delicato impasto di calce bianca e sabbia

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