quartiere Maestranza - ortigia

Ortigia
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Siracusa quinto itinerario-quartiere Maestranza
mappa palazzi via della Maestranza

Siracusa quinto itinerario
quartiere Maestranza
la Maestranza
premessa storica
In epoca greca e romana, la via della Maestranza, secondo gli archeologi, era il decumano maggiore che, orientativamente, seguiva il tracciato dal belvedere San Giacomo e via Amalfitania incrociando il decumano via Dione via Roma.
Gli scavi archeologici condotti nel tempo hanno portato alla luce, sotto palazzo Pizzuti, all’angolo fra via Roma e via Maestranza, avanzi di un edificio monumentale pubblico di epoca greca attestato lungo un decumano della città antica confermando l’assetto abitativo originario della zona;
anche gli scavi archeologici del 1977-1980-1996 e1998, nell’area compresa fra via Roma, convento di Santa Maria e via del Labirinto, hanno portato alla luce, resti di strutture risalenti all’età proto-storica fino all’epoca moderna che hanno confermato l’ipotesi di ricostruzione della maglia urbana antica;
in particolare, nel 1978, durante i lavori condotti nella zona della Prefettura, sono stati portati alla luce una serie di pozzi di varie dimensioni contenenti ceramiche di produzione locale, etrusca, fenicia, corinzia, argiva e greco-orientale che, secondo Fouilland, dimostrerebbero l’esistenza di un santuario nel sito sotto il Palazzo della Prefettura;
sempre nello stesso anno1978 è stato ritrovato un asse viario disposto in senso ovest-nord-ovest/est-sud-est, di metri 2,50/2,80 di larghezza, scoperto ed esaminato per circa 40 metri di lunghezza. La strada, delimitata sui lati nord e sud da muri in pietrame, constava di una serie di dieci livelli pavimentali sovrapposti, di cui uno solo dei più recenti in acciottolato. I frammenti ceramici inseriti sui battuti stradali hanno permesso di datare la realizzazione del primo tracciato viario intorno al 700 a.C.
I ritrovamenti di fondamenta di strade di epoca molto antica, forse anche proto-storica, resti di una capanna della parte finale della facies di Cassibile, resti di abitato indigeno della prima metà del IX° secolo a.C. e materiali vari di origine greca e romana, databili in periodi che vanno dal III° all’ VIII° secolo a.C., dimostrano la frequentazione millenaria dello “scoglio” Ortigia.
L’antico quartiere della Maestranza.
Storia, immagini, memoria, aneddoti e curiosità
Nel medioevo il quartiere, secondo Paolo Giansiracusa, confinava con il quartiere Mastrarua, Giudecca, Sperduta e Bottai. Oggi comprenderebbe l’intera via della Maestranza, da largo Belvedere San Giacomo fino a piazza Archimede esclusa.
In epoca medievale asse antico di collegamento tra la via Mastrarua e via Roma, era la strada rappresentativa della nobiltà locale e del potere laico cittadino.
Nel 1693 fu quasi interamente distrutta dal terremoto e ristrutturata nel 700. Gli edifici sorsero quasi sempre sui perimetri delle costruzioni precedenti e, ancora oggi, i ricordi architettonici della città quattrocentesca, sono visibili nelle parti basse e interne, sotto o dentro le strutture barocche di molti edifici nobiliari.
I nobili. incaricarono abili architetti, capi-mastri e i più abili scalpellini, i quali, utilizzando le pietre più pregiate, realizzarono una unità architettonica inimitabile, in un susseguirsi pressoché ininterrotto di antichi palazzi che, in epoca barocca, vennero abbelliti da cornicioni, mascheroni, balconate in ferro battuto e da mensole scolpite.
Da sempre, è il settore della città più rappresentativo, elegante e scenografico, nei suoi edifici nobiliari e nel gusto e le idee che diverse generazioni di architetti, capi-mastri e scalpellini profusero. Quasi tutti i palazzi, al piano terra, presentano alti e profondi ambienti utilizzati come magazzini e/o botteghe “putie” dalle maestranze artigiane della città.
Fino agli anni 60/70, era il settore più dinamico ed attivo di Ortigia, caratterizzato da attività commerciali e artigianali di ogni genere comprese farmacie, librerie, rivendite tabacchi, bar e pasticcerie.
Le condizioni strutturali e funzionali della sua architettura sono rimaste pressoché immutate dal XVIII° secolo ai nostri giorni.
Via della Maestranza, una via da leggere attentamente in una grande passeggiata tra le vestigia settecentesche, forse uniche del genere. Partendo da Piazza Archimede il primo palazzo a destra, dall’originale cantonale, angolo via Roma è palazzo Interlandi-Pizzuti, civico n.2. Edificato nel XVIII° secolo, sull'area del precedente palazzo Landolina, in stile barocco, venne arricchito successivamente con elementi in stile liberty. I portali di ingresso sono ad angolo e nelle due facciate, una sulla via della Maestranza e l’altra in via Roma, contraddistinte da una serie di arcate con chiave di volta liberty e con decorazioni geometriche.
Nel basso centrale, angolo via della Maestranza-via Roma, negli anni 50/60 vi era lo storico calzaturificio "Varese".
Di fronte, al civico n.1 di piazza Archimede, angolo via della Maestranza, un tempo palazzo Zummo, (1628), e poi Corvaja, opera di Giovanni Vermexio. Distrutto dai bombardamenti del 1943, venne demolito e al suo posto venne edificato il palazzo ex Cassa di Risparmio V. E. di Gaetano Rapisardi, oggi sede della Prefettura.
le sculture che adornano i balconi sono opere dello scultore, siracusano di adozione, Salvo Monica, grande artista nato ad Ispica
per evitare di trascurare qualcosa proseguiremo a zig zag per visionare e conoscere i palazzi a destra e a sinistra della via.
Sulla via della Maestranza, civici n.7/9/11, c’è palazzo Dumontier. Venne edificato nel XVIII° secolo ed è contraddistinto da un interessante portico al piano terra realizzato con colonne romane riutilizzate. In proposito Serafino Privitera, “Storia di Siracusa antica e moderna», Napoli 1879”, scrisse: “altre otto, colonne di granito egizio, ne furono appresso situate ad ornato e sostegno della loggetta in casa dei Signori Dumontier alla Maestranza”.
Sempre a sinistra, al civico 13/15 e seguenti, c’è palazzo Impellizzeri-Vianisi, edificato nel XVIII° secolo e successive modifiche del XIX° secolo quando, nel 1894, venne realizzato il pesante prospetto esterno. All'interno si conservano graziose strutture settecentesche tra cui una bella loggia.
Nel basso, al civico n.13, negli anni 50/70, vi era la storica salumeria del cavaliere Silvio Guido, il più rinomato negozio della città dove si potevano acquistare i migliori salumi e le più profumate miscele di caffè tostato.
Di fronte, a destra, civici 4 e seguenti, palazzo della Prefettura che in realtà è l’antico convento di Santa Maria delle Monache con la facciata principale su via Roma e il retro su via del Laberinto.  Fu in parte danneggiato dai bombardamenti del 1943. La parte che è su via Roma, fu anche caserma delle camice nere fino alla fine della guerra.
All’interno, con ingresso da via del Laberinto, nella parte posteriore dell’antico monastero di Santa Maria delle Monache, c'è la sala del consiglio provinciale.
Nella via del Laberinto, sulla destra, il portale d'accesso al convento con arco, tipicamente tardo-medievale e siracusano, con i suoi conci a ventaglio e le terminazioni della cornice con dei peducci ornati in stile catalano. Il dammuso che sovrasta l'imbocco, passaggio sospeso e coperto tra due edifici, consentiva il passaggio ai religiosi senza uscire nella pubblica via.
L’aula consiliare della provincia, risistemata negli anni 1870 e seguenti, su progetto di Gaetano Avolio, con lavori diretti dall'Ingegnere Capo dell'ufficio tecnico Luigi Schisano, eseguiti dalla ditta Giuseppe D' Aquino, che realizzò le decorazioni in legno noce, mentre quelle su pietra da taglio sono opere di Salvatore Agati e Luciano Patania. L’aula consiliare della provincia, attiva dal 1870 è stata utilizzata fino al 1970.
Nei bassi di via della Maestranza, oggi civici 20/22, c’era la casa del Libro fondata nel 1930 da Matteo Mari, titolare della SEI filiale di Catania, e nel 1936 ceduta a Rosario Mascali, poi gestita dal figlio Lorenzo che la cedette all’attuale proprietaria. Nei bassi, civici 26/28, il negozio di tessuti di Mascali Giusto.

Di fronte, angolo via dei 4 Santi coronati, civico n. 33, palazzo Bonanno, edificato tra la fine del secolo XVII e l’inizio del XVIII dall'omonima famiglia Bonanno aristocratica feudataria di Belvedere e delle contrade limitrofe. Sull’arcata del portone si legge la data del 1762.
Il palazzo Bonanno pervenne a Vito Verga negli anni 40. Al civico n. 35 vi era la farmacia Siena, marito della figlia di Verga. Noi bambini della zona salivamo, pericolosamente, sulle rovine del palazzo per vedere il film nella limitrofa Arena Verga che aveva l'ingresso da via dei santi coronati.
Nei bassi, civici n. 41/43, c’era l’eccellente e rinomata pasticceria Marciante e, al civico 45, all’interno del cortile, oltre a numerose case di abitazione, anche la falegnameria del maestro Aprile.
Di fronte, a destra, ai numeri civici dal 50 al 56, angolo ronco Capobianco, palazzo Zapata- Gargallo, ricostruito nel Settecento su strutture catalane preesistenti, conserva ancora intatta la sua imponente scala esterna di fattura catalana e alcune graziose finestre del piano nobile che danno sul cortile.
Nei bassi, ai civici dal n.50 al n.56, la storica libreria di Adolfo Tageo. Negli ampi locali, anche se la sala vendita era piccola, organizzò a Siracusa il mercatino del libro usato che consentiva alle famiglie indigenti di poter comprare a buon prezzo i libri per i loro figli.
In fondo al ronco Capobianco, il convento del SS. Salvatore e la facciata della settecentesca chiesa di Santa Teresa, chiusa al culto il 19 giugno 1924. Negli ampi locali, fino a tempi recenti, c’era una tipografia.
In via della Maestranza, ai civici dal n. 58 al n. 64, angolo ronco Capobianco, il palazzo Regina. Nei bassi, negli anni 50/60, vi era la merceria Lombardino e accanto la rivendita di bombole della Pipigas.
Di fronte, al civico n.55, palazzo Spagna, edificato nel 1762. Al piano di sopra conserva una quattrocentesca finestrella in stile Tudor. Nei bassi, anni 50/60, vi era la storica farmacia Carbone, e più giù, ad angolo, con ingressi da piazza Corpaci, il negozio di tessuti fratelli Italia.
A destra, civico n.72 e adiacenze, palazzo Romeo Bufardeci dall’imponente facciata a quattro ordini architettonici. Venne edificato nel 1840 come si rileva nella lastra di lava all’ingresso. All'interno un interessante portico-colonnato ad “U”, notevolmente alto per dare luce agli ambienti del piano ammezzato, mentre al piano terra, sotto il portico, un tempo vi erano alcune botteghe artigiane e commerciali e, quindi, l'edificio aveva la triplice funzione commerciale, artigianale e residenziale. Accanto, al civico n. 80, negli anni 50/60, c’era il popolare bar Bottaro, frequentato da contadini e operai.
Di fronte, nella piazza Corpaci, la chiesa dell’immacolata, un vero museo di sovrapposizioni stilistiche e di stratificazioni strutturali antiche del XIV° secolo, (le maestose due arcate gotiche del presbiterio), e del XV secolo, le crociere della sagrestia, coeve alle tracce del chiostro dell'originario convento di San Francesco, che sorge sul lato nord.
Sono inoltre visibili alcune opere di ristrutturazione del XVI secolo, (le arcate dipinte sul fianco nord della navata), e le grandi opere di completamento, attuate nel XVIII secolo, da Pompeo Picherali. La facciata, costruita tra il 1762 e il 1769, con il suo volume convesso e l'apparato decorativo, ricordano le opere di Luciano Ali.
Lungo la facciata laterale, nei bassi civici 69/71, la sala da barba Scapellato, e più giù, civico 81, ingresso secondario della chiesa, il calzolaio Miceli, padre del mio amico Pippo.
Negli anni 50/60, la parrocchia era retta da padre D'Asta aiutato dallo zio padre Ferrante. Era un luogo di accoglienza per noi bambini della zona e li trovavamo il modo di giocare e fare dello sport che ci aiutava crescere. L'Associazione cattolica giovanile era curata dal presidente Sergio Infantino, attento e disponibile studente universitario, poi missionario all’estero.
Di fronte, al civico n.90, palazzo Ardizzone. Negli anni 50/60, nel basso, mi pare al civico 92, c’era un ufficio postale.
Accanto, civico 104, palazzo Blanco di origine quattrocentesca e con lo stemma gentilizio sulla chiave di volta dell’ingresso.
Di fronte, civico n.93, palazzo Migliaccio-Reale.
Accanto, al civico 108, palazzo Reale-Riscica del XVIII secolo, con un interessante portale a larghe bugne e, sulla chiave di volta lo stemma della famiglia Strangers.
Di fronte, civico n.110, palazzo Daniele-Rizza, ricostruito nel Settecento su strutture quattrocentesche ancora visibili nella cortina muraria a conci squadrati della inconfondibile tecnica chiaramontana, sebbene radicalmente trasformato.
Al civico n.112, palazzo Pancali.
Di fronte, civico n.93, palazzo Bucceri Cassone, dove negli anni 50/60, all’interno dell’ampio cortile, vi era il cinema Olimpia.
Al civico n.114, palazzo Pisacane, dove negli anni 50/70, c’era il panificio Ventura.
Di fronte, al civico n.99, palazzo Impellizzeri, del XVIII secolo, contraddistinto da tre ordini architettonici, fantasiose balconate ed un interessante frontone con il fregio sopra il balcone principale datato 1894. All’interno, nella pavimentazione policroma, la lettera "G" della Loggia massonica di appartenenza e stemmi dei casati.

Al civico n.111 di via della Maestranza, angolo via Vittorio Veneto, già Mastrarua, altro palazzo Impellizzeri dove abitava il mio compagno scolaro Benito Di Marco, poi avvocato.
Di fronte, al civico n.136, angolo Belvedere San Giacomo, palazzo Bozzanca-La Rocca dove abitava il mio compagno scolaro Gervasi, poi Notaio.
La via della Maestranza finisce in Largo Belvedere San Giacomo, così chiamato perché in epoca spagnola c’era il bastione San Giacomo, edificato nel XVI secolo e demolito nel 1883.
Negli scogli a mare, negli anni 50/60, ogni anno veniva realizzato, da Don Severino Di Mauro, detto “culu i truscia”, lo stabilimento balneare “Nettuno”. Noi ragazzi ne fruivamo, senza pagare il biglietto, nuotando dagli scogli della limitrofa Santa Croce.
Don Severino, che aveva in concessione dal Demanio i due grandi scogli sottostanti Belvedere San Giacomo, nei difficili anni del dopoguerra, già nella prima metà di giugno di ogni anno, sistemava pali e tavolacci per far funzionare al più presto lo stabilimento “Nettuno”, che permetteva ai siracusani di bagnarsi in un mare limpidissimo a quattro passi da casa e che veniva costruito con tavole di legno grezzo dipinte a mano.
Le cabine che si prenotavano in un chioschetto, proprio all'imbocco della scala che conduceva sulla piattaforma di legno, erano costruite su palafitte nelle quali, all'interno, c'erano delle botole che permettevano alle donne di accedere direttamente in mare tramite una scaletta, senza così essere viste dagli uomini. Durante un'improvvisa mareggiata con mare forza otto, il Lido fu completamente distrutto e non fu più realizzato.
13- Faccia disperata. (Belvedere San Giacomo) Guarda che spettacolo la natura, le onde del mare di traverso coprono lo scoglio a punta. Schiuma bianca al largo è l’Isola dei Cani. Il tempo si ferma per ricordare. Il canto squillante del gallo di donna Pudda sveglia il quartiere. Un contadino esce di casa di primo mattino per incominciare presto la sua giornata. Lui va! Il grecale sbatte il mare sopra la costa, schizzando le donne disperate che aspettano il rientro dei loro uomini. È il punto più alto della costa per vedere le barche entrare nel porto. Notte insonne dovettero passare per l’amaro pane all’acqua e al vento. Una voce grida e tutte in coro sono qui! sono qui! Nessuno manca all’appello, meno male!
testi consultati: residenze aristocratiche di Lucia Trigilia; via della Maestranza, una via da leggere dalla rivista I Siracusani; Archeologia e cultura di Gianluca Savarino; Ortigya 1 di Paolo Giansiracusa.
musica sottofondo: i Cantu Novu Angelo Puzzo, Matteo Siracusa e Paolo Artale.
Siracusa-quartiere Maestranza
FINE

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