Megara Hyblaea - Archeologia Siracusa

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Megara Hyblaea

Megara Hyblaea


I resti della colonia greca di Megara Hyblaea si trovano su un basso promontorio poco distante dall’area industriale di Augusta-Melilli (SR). La colonia fu fondata intorno al 728 a.C. Il suo territorio non fu mai molto ampio, poiché la città si trovava compresa tra i territori di Siracusa e Leontinoi. Nel sito scavi in estensione sono stati condotti dall’Ecole Française di Roma a partire dalla metà del secolo scorso. Essi hanno liberato i resti della città principalmente in corrispondenza del quartiere intorno all’agorà, ma saggi sono stati aperti un po’ dappertutto nell’area urbana, ad esempio a ovest, lungo la cinta muraria arcaica, presso la depressione dell’Arenella che divide i due pianori su cui si estendeva la città, e nei quartieri meridionali. Le ricerche francesi proseguono ancora oggi, seppure in maniera meno sistematica ed estesa. Abbiamo pertanto una visione complessiva molto verosimile di quella che era la forma urbana di Megara arcaica, interamente circondata da una muraglia dotata di torrette semicircolari costruita nel VII secolo a.C., con un porto posizionato a nord, sotto la punta del Faro Cantera.
La città arcaica fu impiantata a partire da una suddivisione il più possibile egualitaria dei lotti assegnati ai coloni. Lo schema urbano assunto nel corso del VII secolo a.C. si organizzava su due lunghe plateiai orientate in senso est-ovest, incrociate da una maglia di strade secondarie (stenopoi) non aventi lo stesso orientamento, in particolare nel settore orientale dove fu creata l’agorà. In epoca arcaica la piazza aveva grandi dimensioni ed era marginata da edifici porticati e con funzioni pubbliche e cultuali. Gli isolati di case si allungavano in senso pressoché nord-sud e comprendevano unità abitative di dimensioni standard.
L’agorà arcaica era delimitata a nord e a est da stoai; a sud si trovavano edifici templari e a ovest, inserito tra edifici di incerta funzione, fu creato un heroon bipartito in due vani. Risalirebbe già al VII secolo a.C. la lunga strada (plateia A) che tagliava interamente il pianoro settentrionale da est a ovest; a sud correva una seconda plateia quasi parallela alla prima. Rimane dubbio il motivo dell’orientamento convergente degli stenopoi nel quartiere dell’agorà, tenendo conto che invece nel settore occidentale e in quello meridionale queste strade secondarie risultano perfettamente parallele.
I saggi eseguiti in profondità sotto i livelli di epoca romana e ellenistica hanno portato in luce le case delle prime generazioni di coloni, organizzate in semplici monovani o modesti complessi con due o tre ambienti, che man mano si ampliarono fino a coprire l’intera estensione degli isolati definiti da strade nel corso del VI secolo a.C.
Una netta cesura si osserva in corrispondenza degli inizi del V secolo a.C., in coincidenza con la distruzione della città a opera di Gelone di Siracusa nel 483 a.C. Il sito tuttavia non fu completamente abbandonato: risalgono al V secolo a.C. strutture difensive con torrette a ovest dell’agorà probabilmente pertinenti al phrourion di Siracusa citato dagli storici antichi. Inoltre materiali ceramici e numismatici di quel secolo sono stati rinvenuti in diversi contesti intorno all’agorà. In ogni caso, una ripresa abitativa in forma urbana si deve fare risalire solo a dopo la metà del IV secolo a.C., probabilmente a partire dalla venuta di Timoleonte in Sicilia.
La città ellenistica occupò un’area molto meno estesa di quella arcaica, ben riconoscibile dalla lunghezza della cinta muraria che la delimita nella parte orientale del pianoro settentrionale. L’impianto urbano della città ellenistica ricalcò a grandi linee quello arcaico: fondamentale asse di comunicazione rimase la plateia A est-ovest, incrociata da strade provenienti da sud che delimitavano, adesso, una piazza notevolmente più ridotta rispetto a quella arcaica. Anche questa era delimitata da una stoa a nord, dietro la quale fu costruito un tempio, probabilmente nel III secolo a.C. rinvenuto negli scavi interamente distrutto fino alle fondamenta, probabilmente a opera dei Romani. A sud venne costruito un complesso termale, tra i più antichi finora noti in area mediterranea. I Bagni ellenistici di Megara, risalemnti forse alla seconda metà del III secolo a.C., erano organizzati in una serie di ambienti pavimentati in cocciopesto, signino e mosaico, dotati di canalette per lo smaltimento dell’acqua, mentre nella parte meridionale si trovava un vano circolare riscaldato (tholos), dove trovavano posto vaschette in terracotta disposte a cerchio. Nell’isolato subito a est si trovava una grande casa che, nella parte settentrionale affacciata sull’agorà, ospitava un piccolo santuario, che sostituì verosimilmente un’officina metallurgica.
La visita al sito inizia proprio dall’agorà provenendo da est, in corrispondenza della plateia A. Sulla sinistra si incontrano i resti di caseggiati con laboratori artigianali, quelli del piccolo santuario e a seguire quelli delle terme; sulla destra sono evidenti i resti della stoa ellenistica che si sovrappone a quella arcaica; poco oltre, sempre sulla destra, si distingue una serie di ambienti allineati sulla strada principale, corrispondenti a botteghe. Lungo gli stenopoi che si possono percorrere verso sud si incontrano case ellenistiche, il prytaneion, il ginnasio. L’intero percorso delle fortificazioni ellenistiche, realizzate in gran parte con blocchi litici di reimpiego da edifici arcaici, può essere seguito, incontrando a ovest e a sud-ovest due porte urbiche.
Va detto che la visita di Megara Hyblaea necessita di una breve conoscenza preliminare del suo impianto nelle varie fasi, poiché a prima vista ciò che si osserva è un intricata maglia di strutture murarie più o meno conservate in altezza. Si sovrappongono infatti diversi insediamenti: quello altoarcaico (ultimo terzo VIII – VII secolo a.C.), leggibile solo a livello di fondamenta; quello arcaico corrispondente al VI secolo e agi inizi del V a.C. con strutture già di un certo impegno; quindi i resti della città ellenistica, i più evidenti e monumentali, con alcune ricche case dotate di pavimenti in opus signinum e pareti intonacate. Dopo la distruzione a opera dei Romani nel 212 a.C., il sito venne progressivamente abbandonato. Tuttavia, i primi scavi evidenziarono l’esistenza di molte strutture abitative di età tardoellenistica e imperiale che si sovrapponevano a quelle ellenistiche, spesso con orientamenti differenti e riutilizzando con funzioni diverse strutture preesistenti che si erano conservate. Il sito del resto continuò a essere occupato, seppure sotto forma di borgo, fino ad età bizantina.
Il sito di Megara Hyblaea, che negli ultimi anni soffre una valorizzazione e una manutenzione non all’altezza della sua importanza, costituisce uno dei punti di riferimento per la conoscenza dell’urbanistica e della cultura materiale di epoca arcaica, classica ed ellenistica in una colonia greca d’Occidente. Corposa è la bibliografia sul sito, grazie all’impegno profuso dagli studiosi francesi nel divulgare le scoperte fin dai primi scavi, confluiti in una serie di volumi tematici e in un gran numero di contributi. La visita al sito, unita alla lettura delle pubblicazioni, costituisce tra le migliori esperienze per chi intenda intraprendere lo studio della colonizzazione greca in Occidente e dell’urbanistica in fasi storiche diverse di una città antica di Sicilia.
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