porto piccolo - ortigia

Ortigia
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Testo tratto da topografia Francesco Saverio Cavallari 1883

§ 4.
PORTO PICCOLO.

Questo piccolo porto è un seno di mare molto ristretto e protetto al suo ingresso da una specie di antemurale di roccie chiamate di Pietralunga; la sua parte interna si restringe molto sino ai bassi fondi di arena con un indistinto contorno, il quale varia con le alte e le basse maree. Nelle roccie di Pietralunga, che dovevano formare un promontorio assai sporgente, si osservano molti tagli artificiali, forse per estrarre pietra; questi tagli e le mareggiate, hanno isolato in tanti scogli questo opportunissimo riparo naturale del Porto piccolo. Ma questi tagli dovettero farsi in epoca posteriore, dapoichè non è ammissibile che i Greci con opere artificiali avessero reso possibile la distruzione di un riparo contro le mareggiate, che si prestava alla difesa dell'ingresso del porto, ove si custodiva una parte della loro fiotta.
La parte navigabile dentro questo porto vedesi segnata nel nostro Atlante con linee punteggiate, e da questi contorni si può conoscere il suo antico ingresso; ora però, che poco alla volta, abbiamo visto che il mare si è fatta una larga e profonda strada tra gli scogli di Pietralunga, in modo che possono passarvi barche non molto piccole, continuerà quella parte ad allargarsi?
La facile ed utile comunicazione dei due porti dovea essere così necessaria nell'epoca classica, da non potere ammettere una chiusura per mezzo di pietre per far comunicare l'isola con la terra ferma come dice Strabone loc. cit., e meglio ci persuade ciò che dice Cicerone, se non che il ponte menzionato dall'Oratore romano doveva essere di una larghezza e di un'altezza capace al passaggio delle navi di guerra di quell'epoca, oppure si dovrebbe supporre un intervallo con un ponte levatojo, sebbene una tale particolarità molto caratteristica avrebbe meritato una menzione dagli antichi scrittori.
Nella importante disamina della comunicazione fra l'isola e la terra ferma, la congiunzione diretta con i terreni di occidente, cioè con la parte del pozzo degl'Ingegneri, non si può escludere, e, siccome il libero passaggio delle navi per il canale era, come abbiamo mostrato, di una utilità grandissima, si potrebbe ammettere il ponte di Cicerone sul canale, ed il passaggio artificiale di pietra, di cui parla Strabone, in quell'intervallo, che ora notasi tra l'isola e Pietralunga, ove si trova l'attuale ingresso fiancheggiato da bassi fondi, e in questo caso due sarebbero state le comunicazioni dell' isola con la terra ferma, ed il Porto piccolo sarebbe stato un porto interno senza uscita propria diretta ed indipendente da quella per il Porto grande.
Le ricerche storiche potranno forse chiarire queste nostre obbiezioni le quali hanno per base taluni dati topografici di non poca importanza.
Attualmente l'antico promontorio di Pietralunga trovasi frazionato in tanti scogli, ed il mare entrando in questo porto con i venti freschi di greco e levante ha dovuto alterare la parte navigabile.
La parte più profonda di questo porto non arriva a 4 metri nel centro e, internandosi, prende una direzione curvilinea per comunicare con il canale navigabile citato.
Esaminati i bassi fondi all'ingresso attuale di questo porto, la parte più vicina ad Ortigia sarebbe il sito detto la Fornace, i cui scogli sono la continuazione di Pietralunga; dalla detta Fornace allo Scalo di S. Lucia si osservano numerosi tagli artificiali nella roccia e, presso di questi, vari pozzi circolari. Queste opere di escavazione per la loro struttura attestano essere state fondazioni di ediìzi, ma proseguono ancora sotto il livello del mare in modo affatto particolare in due punti dello stesso Porto, cioè: allo Scalo di S. Lucia e sotto le fortificazioni a 150 metri circa dopo il canale navigabile.
Queste escavazioni sottomarine sono tanti rincassi a pareti verticali che si approfondiscono nel mare ad intervalli che variano dai in. 2, 50 a' m. 6 e talvolta più tra l'uno e l'altro rincasso; la roccia stessa forma una specie di muro divisorio dello spessore di m. 0, 60 ; questi rincassi sono tutti paralleli, nella costante direzione di tramontana a mezzogiorno e s'internano verso il centro del porto ove il mare è più profondo. Gli altri del lato opposto, prossimi all'isola di Ortigia sotto le fortificazioni, hanno la stessa direzione e forma, e, similmente a quelli di S. Lucia, si vedono sotto il livello del mare.
Tale importante scoperta si fece nel corso dei nostri studi topografici e non abbiamo esitato un momento a ritenerli come opere appartenenti all'antico Arsenale siracusano, la cui esistenza nel Porto piccolo è stata notata dagli storici. Ritenere per cave di pietra tali opere sotto il livello del mare sarebbe un'assurdità, quando ovunque nella rocciosa Siracusa si può estrarre pietra senza incontrare le difficoltà tecniche di istrada sotto il livello del mare. La forma di queste escavazioni sottomarine, la posizione e il parallelismo di esse, chiaramente indicano che vi si collocavano le barche di varie grandezze che, tanto nella costruzione quanto nella riparazione; si potevano facilmente dai cantieri condurre al mare e viceversa.
Le nostre ricerche si sono estese sulla spiaggia di S. Lucia, perchè in Ortigia. dopo tante sovrapposizioni, ogni indagine sarebbe stata infruttuosa.
I lavori della ferrovia Siracusa-Catania avevano messo a nudo i terreni presso la spiaggia del Porto piccolo e, in uno spazio ove si era estratta la terra per il rialzo della ferrovia, abbiamo trovato nei terreni dì proprietà del Duca Impellizzeri gli stessi rineassi nella roccia tatti con lo stesso sistema e nella precisa direzione di tramontana a mezzogiorno come quelli sottomarini del Porto piccolo.
La distanza che passa tra queste opere di escavazione e quelle dello Scalo di Santa Lucia è brevissima, non supera i metri 80 ed il suolo sino al mare è poco inclinato.
E dunque evidente la continuazione in questo punto dell'Arsenale con tutti i suoi corpi adjacenti, i quali si mostrano in tutto lo spazio che resta sino al mare.
Che l'Arsenale dovesse proseguire dal Porto piccolo sino al canale navigabile ed allo sbocco del l'orto grande, può essere probabile, anzi sicuro, quando si considera che la profondità del canale risponde alla capacità necessaria per ricevere le navi della marina Siracusana, la prima della Sicilia, e tanto potente da vincere i pirati nel mare Tirreno all'epoca di Gerone I e la flotta Ateniese, che era la più potente della Grecia.
Continuando a descrivere la costa a mezzogiorno del Porto piccolo, vediamo che le roccie continuano sino alla foce di un piccolo burrone, il quale proviene da quella gola che divide le alture del Cozzo del Romito, da quelle dei Grotticelli: questo burrone nel discendere traversa i terreni in cui restano le case di Leone, di Benante, le due case di Failla e d'Impellizzeri, non che la ferrovia e la strada che conduce ai Cappuccini.
Il burrone citato scorre nella parte più depressa di questa contrada e segna un limite naturale che la divide in due partì distinte.
Esaminando nella nostra topografia le zone di egual livello vediamo, che il loro andamento, cominciando dalla parte meridionale dell'Anfiteatro e la casa Ottone a poca distanza da quella di Spagna, si ripiega verso tramontana, s'interna verso là parte sottostante della casa Leone e, ricurvaudosi in senso inverso, circonda l'avvallamento in cui restano la chiesa di San Giovanni e le Catacombe cristiane dette di San Marziano, e si dirige per la casa Landolina ed il Convento di Santa Maria di Gesù sino ad arrivare ai Cappuccini ed al posto doganale di Mazzarrone.
Le curve che descrivono queste zone proseguono con lo stesso andamento sino ad arrivare al Cozzo del Romito, ove ha origine l'insenatura del citato avvallamento, che è il sito più depresso di queste contrade.
Nessun altro limite naturale offre il versante meridionale della terrazza ove, secondo l'opinione di tutti, sorse Acradina, che fu la parte più cospicua di Siracusa dopo Ortigia e che ragionevolmente doveva avere quelle condizioni che mai tralasciarono e mai abbandonarono i Greci nel fondare le loro città; quindi, se le notizie storiche e se altri elementi d'ingrandimenti parziali non provano il contrario, i limiti di Acradina nella sua origine li vediamo nel citato burrone, il quale, come appresso vedremo, si collega con altri limiti naturali ed artificiali.


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