fiume Mortellaro - Archeologia Siracusa

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fiume Mortellaro

Testo di Paolo Scalora






A pochi chilometri a sud di Siracusa, poco prima di Ognina, si estende una fitta trama di lotti edificati e strade sulla costa e soprattutto in prossimità di essa: è contrada Arenella. Concepito come quartiere dormitorio a partire dagli anni Sessanta, il piccolo abitato dell’Arenella diventò subito una frequentatissima località balneare grazie alla particolare bellezza della sua spiaggia, dalla sabbia fine e dorata. Ed è nella sua spiaggia, la cui parte più meridionale è detta “libera” perché esterna agli adiacenti lidi, che dimora l’essenza di questo luogo: dal latino "arena" cioè sabbia (da cui il siciliano "rina") o "rena" (da cui la variante Renella), un toponimo molto comune e diffuso in tutta la Sicilia e nel sud Italia (si pensi all’Arenella di Palermo, o a quella di Napoli, borghi di pescatori).
Presso la cosiddetta “spiaggia libera”, sul lato opposto al mare, vi è uno specchio d’acqua stagnante (quanti palloni persi in estate), coronato da alti canneti, ma molti non sanno che trattasi della foce del fiume Mortellaro (ciumara Murtidda), un corso d’acqua meteorico che nasce nella cava Giorgia, o cava della Contessa. Quando il fiume si ingrossa e il mare avanza essi si uniscono, conferendo alla spiaggia un aspetto lagunare.
Ebbene, anche qui l’uomo si insediò molto presto, addirittura nel Neolitico, così come ad Ognina, vivendo di pesca e di tutto ciò che il territorio offriva. In età greca fu ricavata una latomia sul versante orientale, i cui conci erano trasportati via mare; in un secondo momento si stabilì una (piccola) comunità di Greci che comprendendone la posizione favorevole sfruttarono l’insenatura come approdo.
Il mare dell’Arenella, tuttavia, è ciò che più incanta; la sua acqua cristallina, lontana dall’inquinamento industriale, è un paradiso perenne che custodisce i relitti di navi che, o per motivi bellici o per naufragio, giacciono sotto il fondale sabbioso da secoli. Non sono supposizioni personali… negli anni Novanta fu rinvenuta, in un basso fondale, una panoplia (grecismo che sta per “armatura”) spagnola evidentemente parte di un carico importante di un galeone affondato, la quale fu recuperata grazie alla segnalazione di alcuni bagnanti (che mi hanno raccontato quell'indimenticabile casuale scoperta).
 
 
 
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