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Arezzo

famiglia Arezzo della Targia



 





Arma: spaccato d’oro e d’azzurro, a quattro ricci dell’uno nell’altro, 2 in capo e 2 in punta.
Corona di Marchese. Divisa: Bene Merentibus.



STORIA

Ritratto di Giacomo Arezzo Gran Protonaro e reggente del Regno di Sicilia, 1345-1410,xilografia






http://www.antoniorandazzo.it/siracusani/arezzo-gaetano-della-targia.html


La famiglia Arezzo a dir del Mugnos si vuole fosse stata "nobile e chiarissima", discendente dalla antica "Gens Ariccia" (diede i natali alla madre del pontefice Gregorio Magno), anche se alcuni studiosi la porterebbero discendente da una antica schiatta dimorante in Spagna, dal castello di Arizzi in Aragona. Il primo riferimento preciso lo abbiamo con Aldo Arezzo, milite e consigliere di re Ruggero d'Altavilla nel 1130. Da questo momento inizia una poderosa evoluzione della famiglia sia nel numero dei rami in cui essa si suddivide, uniti rigorosamente con la derivante dai 4/4 che perdurano da quasi mille anni, nella prolificità che la differenzia, a beffa delle estinzioni, e nella poliedricità dei suoi personaggi che operarono in tutti i campi, spaziando dalla storia, alle arti, al diritto ecc., offrendo i loro nomi alle pagine più belle della storia siciliana. Le città ove i rami si svilupparono furono: Messina, Siracusa, Modica, Ragusa, Napoli e Palermo. Qui di seguito elenchiamo brevemente i personaggi e le vicende più significative di casa Arezzo nel corso della evoluzione della famiglia nei secoli.
Uberto, Andriolo, Matteo e Giacomo operarono nelle guerre del XII e XIII secolo ed un Corrado Barone di Bibino (1247) fu governatore di Siracusa nel 1282. Alderisio ed Andriolo, noti fautori della ribellione chiaramontana, persero la vita contro re Ludovico, mentre Uberto e Alderisio si distinsero sotto i Guglielmi. I loro figli vissero tumultuosamente la parentesi delle guerre interine baronali di Sicilia di quel momento e si distinsero nel governo di Federico II.
Giacomo Arezzo, Gran Protonotaro del Regno (1345-1410),ebbe da Martino d'Aragona l'investitura dei feudi di Racaltuco, Giancascio, Casale, Miserendino, Sala, Belvedere, Carancino, Cassibile, Bufala, Castellana, Comiso, Fontanafredda, Calatasuldeni, Racalmari, Pietra e Grano sul Porto di Girgenti, e sul letto di morte del sovrano stesso, legato al testamento in Cagliari 25 luglio 1409, la nomina di Reggente del Regno di Sicilia, insieme con la regina Bianca, e il lascito della ricca Tonnara di Bonagia.
Francesco Arezzo, stimato da Alfonso il Magnanimo, rivestì l'alta carica di Praeses-Regalium-Maritimarum, e il figlio Giovanni, barone di S. Giuliano d'Augusta, la carica di governatore di Ragusa. Nel 1442 re Alfonso cita nel diploma di nobiltà offerto alla famiglia Arezzo sul campo di Barletta "exRomanorum Ducibus OriginemTraxit". Paolo Arezzo (1515-1592) fu vescovo di Piacenza e cardinale dal titolo di S. Potentiana, "amico e parente" di S. Carlo Borromeo (la cui madre era una Arezzo) (archivio Gabriele Arezzo di Trifiletti).
Per volere di Enrico Arezzo barone della Targia e di Cardinale fu posto, nel 1545, il motto "Nisi Fidelitas" iscritto sotto l'arma della città di Siracusa, e suo figlio Claudio Mario (1500-1575) letterato, poeta, archeologo, geografo, matematico, divenne istoriografo personale dell'imperatore Carlo V. Da Capitano delle Milizie imperiali ebbe la fiducia dell'imperatore, che lo assecondò nei suoi studi letterari e storici che ben presto lo portarono a creare le due importanti opere topografiche sulla Spagna (Hispaniae-situs-Augustae Vindelicorum, 1530) e sulla Sicilia (De Situ Insulae Siciliae Libellus, Panormi 1537), opere più volte ristampate e risultanti oggi le prime descrizioni in funzione espressamente geografica. Tra le sue altre opere considerevoli, L'Osservanti di la Lingua Siciliana et Canzuni in lo proprio Idioma (Messina 1543), i Dialoghi ecc. Legato alla amicizia dello Scobar, del Ranzano e del Bembo, si pose determinante nella parentesi culturale del secolo.
Un Alfio Arezzo, cappuccino, fu beato nel 1608; un Francesco Antonio (1630-1672) in Siracusa, poeta, matematico, filosofo; Don Blandano Arezzo di Donnafugata istituisce la Commenda di S. Giovanni in Ragusa nel 1628 e il fratello Francesco costituisce la Prevostura nella stessa città; un Annibale, barone di Calatabita e S. Andrea (1654), fu Mastro-razionale del S. Regio Consiglio. Don Corrado Arezzo di Donnafugata fu Governatore della contea di Modica dal 1682 al 1686.
Altri personaggi notevoli furono Raimondo Arezzo marchese e barone di S. Giuliano d'Augusta (1699), governatore della Contea di Modica e Soprintendente del Real Patrimonio; Bernardo Arezzo e Valseca primo barone di Serri (1693), duca di S. Filippo, che divenne Governatore del Monte di Pietà in Palermo nel 1704; Domenico Arezzo barone di Trifiletti, Mastro Governatore e Soprintendente della Contea nel 1760 e Barbaro marchese Arezzo soprintendente generale della stessa Contea e del Real Patrimonio nel 1758; Corrado (1719-1782) e Giovanni (1755) Bali Gran Croce dell'ordine di Malta, Michelangelo, rettore della commenda di Modica e Randazzo (1788) Francesco Maria, Reggente Capitolare della Cattedrale di Siracusa.
Giuseppe Marchese Arezzo e del Castrone, Barone di S. Martino, Serri e Caddimeli fu Soprintendente perpetuo del Forte di Mazzarelli, Governatore della pace nel 1732 e tenente colonnello degli Eserciti di Spagna.
Raimondo Marchese Arezzo, duca di Diano si distinse nell'assedio di Tolone, colonnello del reggimento "Messapia" (1793) e morì nella campagna contro i francesi a Sora.
Grazio Arezzo e Zacco (1709-1796), Capitan Generale del Regno di Napoli e Presidii di Toscana nel 1781 ebbe l'investitura di marchese (Marchese Eodem-Titulo) per aver salvato la vita a Carlo III sul campo e deciso le sorti della battaglia di Velletri.
Tommaso Arezzo e Fitzgerald, Cardinale dal titolo di S. Pietro in Vìnculis (1756-1833) già Governatore e legato di Fermo, Perugia, Macerata, Marche e Piceno, Nunzio Apostolico alla Corte di Etruria, Arcivescovo di Seleucia, Ambasciatore straordinario in Russia dal 1802 al 1806, fu governatore di Roma nel 1808, Nunzio Apostolico presso Napoleone Bonaparte, proposto Luogotenente (viceré) in Sicilia nel 1823 (carica che egli rifiutò).
E poi ancora, Giuseppe Marchese Arezzo (1765-1837) Amministratore Generale della Real Casa delle Due Sicilie, Presidente del Magistrato di salute pubblica.
Maria Teresa Arezzo, duchessa di S. Clemente, resse a Napoli i salotti letterari insieme alla Sanfelice e fa con lei imprigionata, evitando però la condanna a morte. Amica del Munter nei bui momenti del 1786, ebbe la di lui definizione di "dama che a 26 anni avea grande levatura intellettuale" (B. Croce, Massoneria, voi. V).
Giambattista Arezzo della Targia (1800-1882), poeta e musicista, lasciò in Siracusa molte sue opere, recentemente in fase di studio.
Corrado Arezzo De Spuches, barone di Donnafugata, Senatore del Regno e gattopardo siciliano, restaura il castello avito e ne crea sede per incontri letterari. La figlia Maria, principessa di Paterno, lascia tutti i suoi beni per la Fondazione dell'Ospedale di Ragusa nell'8 febbraio 1900 (testamento Arch. Gabriele Arezzo di Trifiletti).
Carmelo Arezzo dei baroni di Trifiletti, (1871-1899), campione e duellista accanito, amico del De Amicis, redattore del "Le vespe", entrato nella storia della fotografia siciliana con lastre addirittura eseguite a 13 anni (Bufalino N.D.R.).
Gaetano Arezzo della Targia, tenente di vascello, entra nel cielo degli eroi ed azzurri d'Italia, comandante del sommergibile Varscièk, affondato nel 1942 a Candia.
Una famiglia, quindi, antichissima, suddivisasi in tanti rami, ma proprietaria di tanta storia e tanti feudi oltre che di corrispondenti titoli: signori di Benali, baroni della Targia, Cardinale, Serri, Trifiletti, S. Martino, Trebalate, Calambreri, Pendenti, Serraduccelli, Migliofulo, Imperatorio, Cinta, Fiume Pantera, Propenza, Donnafagata, S. Andrea, S. Biagio, S. Nicola, Calamezzana, Pescina; signori di Comitini, Caddimeli, Mastro, Bondifè, Giancascio, Crucifia, Castellana, Cinta, Delia, Fiumefreddo, S. Giacomo, Della Gran Gallira, duchi di S. Filippo, marchesi di S. Giuliano d'Augusta, duchi di Diano, conti di Celano...
La famiglia nel corso dei secoli si è fregiata della corona di Reggente del Regno di Sicilia, dei titoli di Principe della Chiesa, Governatore di Stato, Senatore, Governatore della Pace, Cavaliere di Malta dell'Ordine Gerosolimitano, Bali Gran Croce, Gentiluomo con Esercizio delle loro Maestà.
Uno lo stemma, con corona di barone, marchese e duca, divisa in due campi: il primo d'oro con due ricci d'azzurro, il secondo azzurro con due ricci d'oro. Motto: "Benemerentibus".
Molto nobile ed antica famiglia, che vanta discendere dalla romana Aretia. Un Giacomo fu protonotaro del regno di Sicilia sotto i Martini, un Francesco, milite, comprò per once 150 d’oro da Paolo Capobianco nel 1392 il feudo di Cardinale, che venne a 11 luglio 1418 confermato a Giovanni suo figlio, e che all’abolizione della feudalità era ancor in potere della famiglia, trovandone investito Giuseppe Arezzo e Grimaldi duca di San Filippo ecc. a 2 luglio 1809. Possedette pure questa famiglia i feudi di Benali, S. Giuliano, Catalimita e S. Andrea, Targia, Monte, Fiunefreddo, Trefiletti, S. Giuseppe, Spalla, Gisira di Pagano, Crucifia, S. Biagio, lo Mastro, Serre, Donnafugata ecc., di cui alcuni ancor conservavansi in famiglia all’abolizione della feudalità e forse ancor oggi vi si conservano. Non possiamo, per il limite del lavoro, parlare di tutti i rami di questa illustre famiglia, e quindi di tutti i membri di essa, come le virtù di essi loro darebbero diritto; ma non possiamo tacere di quell’Orazio; colonnello del reggimento R. Farnese che prese non poca parte nella battaglia di Velletri nel 1742, e passato poscia al grado di brigadiere generale prese parte ai combattimenti avvenuti per il riacquisto dei ducati di Parma e Piacenza ottenendo, con biglietto dato in Napoli a 23 marzo esecutoriato a 18 maggio 1748, per sé e suoi il titolo di Marchese. Fu egli gentiluomo di camera, capitan generale degli eserciti delle Due Sicilie, cavaliere del San Gennaro, primo ministro della suprema giunta consultiva di guerra, supremo prefetto della città di Napoli ecc., marito della nobile irlandese Maria Fitzgerald e Bronne dei duchi di Linstein e padre, fra gli altri figli, di Tommaso, cardinale di S. Romana Chiesa, molto gradito al re Ferdinando, che con lettera confidenziale del 18 novembre 1823 gli offriva la carica di Luogotenente Generale in Sicilia, carica dal Tommaso non accettata, e di Giuseppe. Questi fu gentiluomo di camera con esercizio, cavaliere degli ordini di Malta e del San Gennaro, amministratore della R. Casa in Palarmo ecc., sposò in prime nozze la nobil donna Agnese dei principi Grimaldi, dalla quale non ebbe prole, ed in seconde la nobile Agata Arezzo dei baroni di Trefiletti che lo rese padre di Orazio, Concetta moglie del barone Domenico Arezzo e Maria moglie del nobile Carmelo Arezzo. Orazio Arezzo ed Arezzo, marchese Arezzo, già gentiluomo di camera con esercizio di re Ferdinando II e di re Francesco II, sposò a 28 aprile 1869 Emmanuela-Maria-Eugenia Landolina e Benintendi di Francesco-Rotlando principe di Torrebruna ed è padre di: Giuseppe; Francesco marito della nobile Flavia Airoldi e Di Napoli di Cesare duca di Cruillas; Emmanuele; Pietro; Corrado; Agata e Michela. Francesco Arezzo e Landolina, dalla moglie nobile Flavia Airoldi, ha avuto, sin oggi, un figlio a nome Orazio. Questa famiglia è passata molte volte all’ordine di Malta a cominciar dal 1626 in persona di un Blasco, fondatore della commenda di Ragusa.


Il Palazzo Arezzo della Targia ha una facciata curvilinea che segue la morfologia ellittica della Piazza Duomo. Essa è dotata di quattro portali affiancati da cinque semplici finestre rettangolari, sovrastati da nove balconi racchiusi da eleganti inferriate in ferro battuto e sormontati da travoni in pietra iblea. Il tutto delimitato da dieci pilastri che sorreggono un'elegante trabeazione di tipo merlato. Presso la Via Carceri Vecchie vi è un bel portale barocco arcuato di tipo bugnato, affiancato da due balconi semplici con aperture rettangolari racchiusi da eleganti inferriate in ferro battuto.


 



 
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