Spadafora-spatafora - nobili

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Spadafora-spatafora

Spadafora o Spatafora.



Nobilissima famiglia, che si vuole originaria di Costantinopoli e che vanta di essere stata portata in Sicilia da un Basilio, esarca per l’imperatore Isacco Commeno nel 1058. Non è nostra intenzione discutere su tale origine, ci contentiamo dire che la famiglia si diramò in Messina, Randazzo, Palermo, ecc., godendo ovunque nobiltà; occupò le più importanti cariche del regno di Sicilia e possedette un gran numero di titoli e di feudi, tra cui notiamo i principati di Maletto, Mazzarà, Venetico, Spatafora; la ducea di Spatafora; i marchesati di San Martino, Roccella; la contea di Sclafani; le baronie di Bavuso e Rapano, Caccione e Michinesi, Calamita e Sant’Andrea, Carcaci, Cassaro e Didino, Cerami, li Currii di San Pietro, Cutò, Ferla, Feudarasi,  


Abitarono nel palazzo di Piazza Archimede appartenuto in precedenza alla famiglia Zumbo successivamente danneggiato dai bombardamenti del 1943.
sul sito venne edificato il palazzone della cassa Centrale di Risparmio oggi sede della prefettura



palazzo spadafora angolo via Maestranza


Storia della famiglia

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Stemma della famiglia Spatafora
Spadafora o Spatafora, nobile famiglia siciliana di cui si hanno le prime tracce certificate dal 1230. Nei secoli ha accumulato il predominio su cinque principati, un ducato, due marchesati, una contea e venticinque baronie. Alcuni dei componenti del Casato hanno occupato cariche di primo piano nel Regno di Sicilia e in alcuni stati europei.

Origini della famiglia

La leggenda
I racconti sugli Spadafora, o Spatafora, narrano che la famiglia era originaria di Bisanzio e “vanta di essere stata portata in Sicilia da un Basilio, esarca per l’imperatore Isacco Commeno nel 1058”[1]. Il cognome Spadafora, in origine Spatafora deriverebbe dal fatto che agli alti esponenti della famiglia era stata concessa la dignità di portare la spada sguainata davanti all’Imperatore.

“Aderendo a' baroni normanni, Basilio tolse in moglie Umfrida, figlia di Umfrido normanno, dalla quale coppia ne venne un Roberto, un Ruggiero ed un Corrado, dal duca Roberto e conte Ruggiero loro zii tenuti al sacro fonte, riusciti essendo valorosi guerrieri tanto da fare immensa strage de' Mori”[2].

La storia vera

Di certo c'è che nel 1230 Giovanni Spatafora è segretario dell’Imperatore Federico II, nonché Re di Sicilia. Già dal XIII secolo i componenti del Casato iniziarono a diffondersi lungo la costa tirrenica della Sicilia, fra Palermo e Messina e in parte di quella jonica. Pietro Damiano, senatore di Randazzo, barone di Jaci dal 1282 e di Troina nel 1304 (feudo che nel 1306 cambierà con quello di Roccella), nel giugno del 1291, condottiero del re di Aragona, viene fatto prigioniero durante l’assedio di Agosta. A Messina si trovano le tracce di Matteo, senatore della città nel 1358. Poi Corrado che cade in battaglia a Jaci nel 1357. E ancora, un altro Corrado, strategoto di Messina nel 1395.

Da Corrado Spatafora, o Spadafora castellano di Messina si dipartono i due rami principali: quello dei principi di Maletto e di Venetico, marchesi di San Martino, baroni di Mazzarrà, della Cavalleria, Pirago, Persinaci. L'altro, dei principi di Spadafora, duchi di San Pietro, marchesi di Policastrello e di Carletto, conti d'Andria, baroni dei Carriaggi di San Pietro, signori del Mortellito, Treponti, Pedalacia, Terra del Bordonaro, Fiume Cerramo, Magnavacca, Torre Spagnola.
A questi si deve aggiungere il ramo dei baroni, poi principi, di Mazzarà (nel 1673 è Don Pietro Spadafora il I Principe di Mazzarà).

Gli interessi si spostano nell'area di Taormina con Federico, capitano e castellano della cittadina nel 1399, giustiziere del Val Demone nell’anno 1403, I barone del Biscotto, del Sale e della Canapa sulle gabelle del porto di Messina. Iniziano con questo personaggio gli allacciamenti con gli altri stati italiani. Il 12 maggio 1409 ottiene dal doge Michele Steno e dal senato veneto l'inserimento nell'ambito del Patriziato Veneto (trasmissibile agli eredi) e diviene anche Console della Repubblica di Venezia a Messina.

Fra i titoli della famiglia si contano anche cariche particolari come quelle che Salimbene Spadafora eredita per sé e i suoi figli dalla moglie Giovanna, vedova Tedesco. Alla morte del primo marito la nobildonna ottiene il titolo del marito, Enrico Tedesco, ovvero quello di baronessa della metà dei mezzograni sopra le tonnare di Solanto, San Giorgio, Arenella e San Niccolò di Bendorni. Tutto passerà ai suoi unici figli, quelli del matrimonio con Salimbene Spadafora.

Nel palermitano, nel 1136, con Enrico Spatafora castellano del Castellammare di Palermo e con Ruggiero Spatafora signore di Ciminna, Vicari e Caltavoturo e, di seguito, nel secolo XVIII, con Don Alonso Spatafora, barone di Ciminna, che nel 1740, fece costruire a sue spese la chiesa di Feudaraso, nei suoi feudi di Ciminna, dedicata alla Trinità e a Maria Addolorata; la principessa Gaetana Spatafora, sua ultima discendente a Ciminna, andò in sposa, nella seconda metà del 1800, al notabile Don Salvatore Cascio, ebbero cinque figli, dai loro matrimoni, negli anni venti del XX secolo, si arriva ai Brancato ed ai Gottilla e Meccia.

Non mancano gli alti prelati come Annibale Spadafora, vescovo di Lipari nel 1485 ed archimandrita di Messina.

Poi le appartenenze a grandi cavalierati. IL primo è un Corrado Spadafora, cavaliere dell’ordine di Malta nel 1485.

Le cariche di senatore di Messina e Palermo, pretore, capitano di giustizia, maestro marammiere del terzanà e Real Palazzo di Messina, si susseguono spesso fra gli appartenenti alla famiglia fino al XVIII secolo.

Michele Spadafora, barone di Maletto, con privilegio del 23 giugno 1579 ottiene la concessione del titolo di marchese della Roccella e, con privilegio del 2 aprile 1619, riesce ad avere la concessione del titolo di principe di Maletto
Evidenti gli apparentamenti con altre famiglie nobili siciliane ed europee, unioni che, come sovente, erano veri e propri contratti che servivano ad ampliare la sfera economica e di potere delle famiglie dominanti. Come al solito, l'ampliamento della sfera d'influenza comportava un allungamento della lista dei cognomi che si era costretti a portare.

Una prima unione importante si ha con Benvenuto I Grifeo, VIII Barone di Partanna (1309 - 1392): sarà Nina Spadafora a sposarlo. Il nobiluomo serve Re Pietro IV d’Aragona nelle guerre di Catalogna e di Sardegna e per l'occasione ottiene anche l'investitura di Ammiraglio dell’armata marittima per soccorrere i castelli di Chirra, San Michele, Collari ed altri della stessa Sardegna. Benvenuto I sottomette i ribelli di Catalogna e di quell'Isola, così dal Sovrano ha in dono il feudo sardo di Galtellin col titolo di Visconte. In più, nel Regno di Sicilia, Benvenuto riceve la Baronia di Misirrindino con privilegio. Per gli Spadafora è quindi un'unione da portare a compimento.
Si continua con Federico Spadafora e Moncada, barone di Venetico, provveditore delle fabbriche del regio palazzo di Messina nel 1594, figlio di un'unione con la potente famiglia dei Moncada.
Poi Giuseppe Spadafora Branciforti e Moncada: quest'ultimo con privilegio rilasciato a Madrid il 23 luglio 1622, ottiene la concessione del titolo di marchese di San Martino.
Si continua con Francesco Spadafora Branciforti Moncada e Ruffo, marchese di San Martino, che, con privilegio del 10 novembre 1629 ha la concessione del titolo di principe di Venetico.

Più avanti nella sequenza genealogica, arrivano altre unioni importanti e si sviluppano i ruoli di peso a Corte.
Federico Spadafora con privilegio emanato a Madrid il 7 agosto 1672, viene nominato maestro razionale di cappa corta del Tribunale del Real Patrimonio e, con privilegio del 29 maggio 1673, ha la concessione del titolo di duca di Spadafora San Pietro (Milazzo).
Muzio Spadafora, marchese di Policastrelli (in Calabria: il 4 maggio 1811 cessò di essere comune e venne aggregato alla cittadina di San Donato di Ninea), è il primo ad avere la concessione di principe di Spadafora San Pietro (Milazzo)grazie a un privilegio rilasciato a Madrid il 4 maggio 1710. Il 28 marzo 1682 sposa Donna Maria Antonia Ruffo, figlia di Don Antonio, I principe della Scaletta e di Alfonsina Gotho, baronessa di Santa Lucia.
Il figlio, Don Gutierrez Spadafora, II principe di Spadafora San Pietro (Milazzo), diviene gentiluomo di Camera del Re di Napoli e Sicilia e vicario generale a Novara nel 1743.
Altro Muzio Spadafora V principe di Venetico, di Maletto, Marchese di S. Martino e di Roccella, Barone di Mazzarrà sposa Anna Maria Gaetani e Gravina d'Oriseo, figlia di Ignazio Gaetani e Gaetani dei conti d'Oriseo e di Perna Gravina dei principi di Rammacca. Diventa capitano di Palermo dal 1717 al 1718, Maestro Razionale del Regio Patrimonio, deputato del Regno di Sicilia nel 1720, ottiene la carica di gentiluomo di Camera di Vittorio Amedeo II di Savoia Re di Sicilia.
L'8 agosto 1796, Mariano e Salvatore Spadafora e Monroy dei principi di Spadafora San Pietro (Milazzo), ottengono l'attestato di nobiltà dal senato di Palermo...


 
 
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