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Borgia









Arma: troncato: nel 1° d’azzurro al bue d’oro, passante, sormontato da una stella di sei raggi, fra due aquiloni, il tutto dello stesso; nel 2° d’azzurro, a tre bande d’oro.
Borgia d’Aragona.



Nobile famiglia decorata dei principati di Squillace e di Teano, della ducea di Candia ecc. diede alla chiesa un papa: Calisto III (1455-58). Godette nobiltà in Messina, nella quale città troviamo un Filippo cavaliere dell’ordine di Montesa, fratello del duca di Candia, con la carica di stratigò nell’anno 1585-86 ed un Pietro principe di Squillaci con la stessa carica nell’anno 1600-1.
Arma: inquartato: nel 1° d’oro, al bue di rosso, passante su verde, con la bordura di rosso, caricata da otto fiammelle d’oro; nel 2° d’oro, a quattro pali di rosso; nel 3° d’azzurro, a tre gigli d’oro; nel 4° fasciato d’oro e di rosso.

palazzo Borgia





La famiglia Borgia ha origini spagnole: il loro nome in castigliano ed in catalano era Borja, dinastia derivante da una casata valenciana di origine aragonese del XII secolo.
I Borgia si trasferirono a Roma nel XV secolo, con l'accesso al soglio pontificio del Cardinale Alfonso Borgia, con il nome di Callisto III (1455).
Egli fu un pontefice debole e dedicò la sua missione in Vaticano interamente alla lotta contro i turchi, ma con scarsi risultati.
Nominò due suoi nipoti cardinali tra cui Rodrigo Borgia che in seguito diverrà Papa Alessandro VI, particolarmente conosciuto per la sua scaltrezza e crudeltà.

STORIA DELLA FAMIGLIA BORGIA
Il nuovo Papa venne nominato nel 1492, anno della scoperta dell'America e, da subito rivelò la sua natura di uomo sensibile ai piaceri terreni, non preoccupandosi minimamente di celare le sue amanti ed i numerosi figli avuti da queste relazioni.
Egli visse gran parte della sua esistenza perseguendo l'obiettivo di riunire tutta l' Italia sotto il dominio di Roma: per raggiungere i suoi scopi non esitò ad utilizzare i suoi figli, in particolare Cesare e Lucrezia ed ad attuare una sfacciata politica in favore degli esponenti della sua famiglia.
Non esitò un solo istante nel collocare le proprie amanti al fianco di importanti personalità sociali, nonché nell'utilizzare i propri figli per organizzare e spaccare matrimoni di convenienza.
Oltre alle unioni di alleanza, egli strinse spesso accordi con grandi città al fine di indebolirne a turno le influenze, nonché cercò per tutta la vita di controllare i domini delle monarchie straniere (Francia e Spagna) nella Penisola Italiana.
Alessandro VI ebbe quattro figli da Giovanna Cattanei (Vannozza): Giovanni, Cesare, Lucrezia e Goffredo.
Ebbe inoltre un altro figlio da Giulia Farnese, Giovanni, e una figlia, Isabel da madre ignota.
Il primogenito di Alessandro VI, Giovanni Borgia (Juan), venne molto presto avviato all'attività politica: egli fu secondo Duca di Gandia, Duca di Sessa, Grande Constabile di Napoli, Gonfaloniere Papale, Capitano generale e Governatore di San Pietro.
Da sempre egli venne invidiato dal fratello minore Cesare, che inizialmente fu instradato alla carriera ecclesiastica: si narra che proprio per questa ragione Cesare fu il reale assassino del fratello.
L'omicidio di Giovanni Borgia, avvenuto nel 1497, presenta infatti delle incongruenze e dei misteri: innanzi tutto esso avvenne in assenza di testimoni e il fatto che addosso al cadavere rinvenuto nel Tevere sia stata ritrovata una borsa contenente 30 ducati d'oro fa escludere l'ipotesi di delitto per furto.
E' inoltre innegabile che, dalla morte di Giovanni, Cesare abbia tratto numerosi vantaggi e privilegi da parte dell'influente padre.
Giovanni ebbe due figli: Juan Borja y Enriquez (terzo Duca di Gandia)e Francisca (o Isabella) de Jesus Borja, suora in un convento di Valladolid.
Come preannunciato, alla morte del fratello maggiore i favori e le attenzioni di Alessandro VI passarono al secondo figlio, Cesare Borgia.
Inizialmente avviato alla carriera ecclesiastica, in seguito egli divenne indispensabile nel ruolo di politico e sapiente militare.
Nel 1497 ottenne dal padre il permesso di deporre la porpora cardinalizia e di potersi dedicare agli interessi di Roma.
Per prima cosa attuò una politica molto vicina a quella del padre: si recò in Francia, alla corte di Luigi XII, al fine di consegnargli l'annullamento religioso del suo primo matrimonio e lì ottenne in sposa la giovane Carlotta d'Albret, nipote del sovrano, ottenendo il titolo di Duca del Valentinois (titolo da cui deriva il suo soprannome “Il Valentino”).
Successivamente Cesare si dedicò alla rivendicazione dei diritti papali nelle terre di proprietà del pontefice: i vari duelli e le lotte sono ricordate in particolare per la ferocia impiegata nonché per i numerosi inganni e tradimenti messi in atto.
Obiettivo del Valentino era quello di crearsi un regno personale nella Romagna e di unirvi sempre più territori, al fine di riunirli tutti sotto il suo dominio.
A partire dal 1499 egli si scontrò con numerosi nobili locali, al fine di ristabilire il potere temporale del pontefice: Imola, Forlì, Rimini, Ravenna, Cervia, Faenza, Pesaro e Cesena.
Molte furono le Signorie che il Valentino riuscì ad indebolire: Malatesta, Manfredi, Varano e Montefeltro (nel 1502 con la presa di Camerino ed Urbino).
Il Borgia fu anche potenziale vittima di una congiura ordita dai suoi più fedeli soldati mercenari: nel 1503 il Duca, scoperto l'inganno, organizzò la famosa “cena di Senigallia” conosciuta anche per la ferocia con la quale furono assassinati i ribelli.
Oltre ad essere ricordato come avversario pericoloso e spietato stratega, a Cesare Borgia viene riconosciuto il merito di aver istituito numerosi tribunali in Romagna e di aver quindi portato la giustizia e l' ordine per molti.
Il Valentino spesso entrò nella vita della sorella Lucrezia, il più delle volte spinto dal padre, compiendo omicidi ed intimidazioni nei confronti di amanti e mariti ufficiali.
La maestria e la freddezza del Borgia lo hanno eletto come uno dei modelli del “Principe” di Macchiavelli: il letterato infatti afferma che non vi deve essere alcun limite alla ragion di Stato, che “il fine giustifica i mezzi” quando si perseguono obiettivi in favore del proprio regno. Macchiavelli apprezza quindi la figura del Signore spietato e smaliziato, di colui che per la sua patria è pronto a tutto, senza pietà e sentimenti.
Inaspettatamente, la carriera di Cesare terminò con la morte del padre, Papa Alessandro VI nel 1503.
A quest'ultimo successe Giulio II, discendente Della Rovere ed acerrimo nemico dei Borgia.
Il nuovo Pontefice fece imprigionare il Valentino presso il Castel Sant'Angelo e, in seguito, lo fece deportare in Spagna, nel Castello di Cinciglia e poi nel Forte di La Mota di Medina del Campo.
Dopo essere evaso nel 1506, si rifugiò nel regno di Navarra: morì nel 1507 combattendo per il re di Navarra, il cognato Giovanni III d'Albret.
Cesare Borgia ebbe una figlia da Carlotta d'Albret, Luisa Borgia (che però non conobbe mai) Duchessa di Valentinois, Signora di Chalus, Duchessa di Borgia che sposò prima il Governatore di Borgogna e poi Filippo di Borbone-Busset.
Inoltre, egli ebbe due figli illegittimi, probabilmente da Drusilla, una dama di compagnia della sorella Lucrezia: Girolamo (che sposò la Contessa di Carpi) e Camilla-Lucrezia (futura badessa del convento di San Bernardino).
Sicuramente il personaggio più famoso e discusso della famiglia Borgia è Lucrezia, spesso dipinta come donna volubile e peccaminosa, talvolta ritratta come vittima delle circostanze e di un padre particolarmente ambizioso.
Documentata è sicuramente la sua bellezza ed il suo fascino, anche se non ci sono pervenuti ritratti che con certezza ricreino le fattezze della dama.
La giovane Lucrezia crebbe alla corte di un padre Pontefice che rappresentava non solo l'autorità spirituale ma anche quella temporale.
Nel corso della sua infanzia la ragazza venne promessa in sposa per ben due volte, accordi che furono prontamente annullati nel momento in cui venne meno la convenienza del matrimonio.
All'età di tredici anni Lucrezia sposò Giovanni Sforza, unione voluta da Alessandro VI al fine di stringere una proficua alleanza con il Ducato di Milano.
Ben presto però, il Pontefice ebbe bisogno di sua figlia per assecondare nuove alleanze e, per questa ragione, chiese il divorzio.
Al rifiuto di una simile onta da parte di Giovanni, Alessandro VI chiese l'annullamento, giustificandolo con la presunta impotenza del genero (causa quindi di un'impossibilità di consumare il matrimonio).
La vicenda fu dibattuta in tribunale: Lucrezia venne accusata dal marito di compiere incesti con il padre e con il fratello, mentre lo Sforza si dichiarava a gran voce perfettamente sano.
Il processo venne chiuso per confessione di Giovanni che si dichiarò impotente e colpevole, costretto dalla sua famiglia ad accettare l'offerta del Papa di concedergli la dote della moglie.
In questo periodo la giovane Lucrezia venne dipinta come una donna volubile e viziosa, anche se le accuse di incesto all'interno della famiglia dei Borgia caddero apparentemente in fretta.
Proprio durante il processo la donna rimase incinta da una relazione clandestina con il messaggero Alessandro Perotto e partorì il figlio in gran segreto appena prima del suo nuovo matrimonio con Alfonso d'Aragona, Duca di Bisceglie.
Il secondo marito di Lucrezia fu sicuramente il suo primo grande amore: entrambi si unirono molto giovani, entrambi spinti dai progetti di alleanze delle rispettive famiglie.
Dopo un breve periodo di serenità Alessandro VI si rese conto che questo matrimonio era totalmente inutile dal punto di vista politico (in quanto Alfonso era figlio illegittimo del Re di Napoli) e cominciò a tramare al fine di interrompere l'unione.
Inizialmente Alfonso fuggì, ma venne richiamato dal suocero e, nel 1500 durante una passeggiata, venne assalito.
Venne curato dalla moglie e dalla sorella che non abbandonarono mai il suo capezzale: una volta guarito, morì in circostanze misteriose, probabilmente strangolato da un fedele collaboratore di Cesare Borgia, Micheletto.
Finito anche il matrimonio con Alfonso d'Aragona, Alessandro VI potette concedere in sposa sua figlia all'erede del Ducato di Ferrara, Alfonso I d'Este, con l'obiettivo di rafforzare i domini di Cesare in Romagna.
I giovani si sposarono per procura nel 1501: inizialmente Alfonso sposò Lucrezia per paura della sua famiglia ma, appena la vide, se ne innamorò perdutamente.
La permanenza a Ferrara di Lucrezia le permise di riscattarsi dalla pessima reputazione che aveva acquisito negli anni: la donna potette dedicarsi alle arti ed al mecenatismo e condurre una vita finalmente tranquilla e serena.
Lucrezia ebbe un figlio da Alfonso d'Aragona, Rodrigo e ben sei figli da Alfonso d'Este, di cui solo quattro sopravvissero all'infanzia: tra questi il cardinale Ippolito II d'Este e il Duca di Ferrara Ercole II d'Este.
Molte furono le leggende ed i pettegolezzi legati a questa controversa figura: si diceva che fosse perversa, assassina, che portasse un anello con cui avvelenava i suoi amanti e che fosse in combutta con il demonio assieme al resto della sua famiglia.
Molto probabilmente invece, ella fu vittima delle congetture del padre che pensava interessato alla sua sorte ed ai suoi interessi: Lucrezia fu innamorata di quasi tutti i suoi compagni e, una volta raggiunta la pace a Ferrara, si dimostrò una donna morigerata e devota.
Lucrezia Borgia morì di parto a 39 anni, nel 1519.
Il quarto figlio di Alessandro VI fu Goffredo Borgia (Jofrè Borgia), Principe di Squillace; sin dall'infanzia il pontefice sospettò che fosse in realtà figlio di Giorgio della Croce, secondo marito della sua amante e per questa ragione fu spesso poco favorito rispetto agli altri.
Goffredo, sebbene mai gratificato da ricchezze e riconoscimenti da parte del padre, fu comunque oggetto della sua politica e delle sue strategie.
Nel 1494 egli dovette sposare Sancha d'Aragona (sorella del secondo marito di Lucrezia), figlia illegittima del Duca di Calabria ed erede al trono di Napoli.
Due anni dopo la coppia si trasferì a Roma e qui Sancha divenne amante di Cesare e grande amica di Lucrezia.
Dopo la morte di Alessandro VI, Goffredo si ritirò a Napoli dove, nel 1506, Sancha morì.
In seguito sposò Maria de Mila ed ebbe quattro figli: Francesco (che divenne Principe di Squillace), Lucrezia (che sposò il Marchese di Castelvetere), Antonia (che diventò moglie del Marchese di Delicete) e Maria (moglie del Conte di Simari).
Morì nel 1516, ma la sorella Lucrezia ne ebbe notizia solo un anno dopo, nel 1517.
Uno dei pronipoti di Alessandro VI di cui ci sono giunte notizie certe è sicuramente Francesco Borgia che in vita divenne Generale dei Gesuiti e, in seguito, fu proclamato santo.
Da sempre le vicende dei Borgia sono state giudicate orribili ed inquietanti: il successore di Alessandro VI, Giulio II non volle vivere nelle stanze prima appartenute al Borgia, in modo da non subire contaminazioni.
Non tutti considerano l'accertata capacità della “terribile” famiglia di finanziare grandi artisti e letterati, scienziati e matematici che arricchirono visibilmente il patrimonio culturale italiano.


 
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