Palazzo Borgia - palazzi di pregio

Antonio Randazzo da Siracusa con amore
Palazzi di pregio
Vai ai contenuti

Palazzo Borgia

B

PALAZZO BORGIA IMPELLIZZERI
È una delle più significative costruzioni settecentesche di Ortygia. Il suo aspetto stilistico è di tipo rococò. Fu costruito dalla famiglia Borgia intorno al 1760 con grande modulo costruttivo ed eleganti forme architettoniche. Nel cortile è impiantato l'elegante volume dello scalone i cui motivi decorativi sono di gusto rococò; lo stato di conservazione di tale elemento è purtroppo infelice.
Nel prospetto è ancora leggibile la continuità architettonica del Palazzo. L'uniformità stilistica e la ripetitività degli elementi architettonici (balconate, cornici, mensole,...) lasciano ancora vedere l'organicità compositiva e la solennità formale.
Anche in questo caso architettonico, così come in tutti gli altri della Piazza Duomo, il progettista ha voluto dare particolare imponenza ed eleganza alla parte prospicente la piazza; così il cantonale nord del Palazzo Borgia si lascia avvolgere dalla sinuosa e avvinghiante ringhiera in ferro battuto e si abbandona al modellato fantasioso delle mensole e del bugnato a striscie orizzontali.








Cenni storico artistici su Palazzo Borgia del Casale
Palazzo Borgia, uno dei più begli edifici rococò di Ortigia, sorge alla confluenza di via Picherali con Piazza Duomo.
Fu edificato nel 1760 da Giuseppe Maria Borgia dei baroni del Casale, un'antica casa patrizia siracusana infeudata ai tempi di Re Martino d'Aragona.
É da questo angolo di Ortigia che ha inizio una singolare storia di re e regine di madame francesi e lord inglesi, che ha avuto per protagonista una splendida donna, la siracusana Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia.
Lucia Migliaccio , figlia di Vincenzo duca di Floridia e di Dorotea Borgia nacque il 18 Gennaio 1770 proprio nel palazzo della famiglia materna. Ad appena 11 anni sposò Benedetto Grifeo del Bosco, principe di Partanna, e andò a vivere a Palermo ma rimasero frequenti i soggiorni di Lucia in casa Borgia a Siracusa, dove nel 1794 diede alla luce il quartogenito Giuseppe.Nel 1812 Lucia Migliaccio rimase vedova.
In quel tempo si trovava a Palermo re Ferdinando di Borbone che nello stesso anno dovette lasciare per qualche tempo il potere al figlio Francesco come vicario e, per motivi diplomatici, fece allontanare la moglie dalla Sicilia.
Fu in quegli anni travagliati che Ferdinando di Borbone conobbe a Palermo la bellissima Lucia Migliaccio, innamorandosene perdutamente. Rimasto vedovo di Maria Carolina d'Austria nel settembre 1814 appena due mesi dopo, il 23 Novembre, sposò in segreto a Palermo la nobildonna siracusana.
Si tratto di nozze morganatiche, cioè di un matrimonio regolare dal punto di vista civile e religioso ma senza la concessione alla moglie del titolo di regina. Tuttavia Lucia Migliaccio fu molto amata dai napoletani e nel ricordo popolare divenne per tutti la “regina Lucia”.
Nel giugno 1815, infatti, dopo un decennio di dominazione francese, re Ferdinando poté rientrare a Napoli con la nuova moglie.
A Napoli re Ferdinando diede a Lucia Migliaccio il Palazzo Partanna  a Chiaia (sull'attuale Piazza dei martiri), le fece costruire la splendida villa panoramica sulla collina del Vomero, che, in ricordo della nobildonna siracusana, viene chiamata la Floridiana .
Le cronache del tempo ci hanno tramandato il ricordo di una donna di animo mite e gentile, bruna, dagli occhi bellissimi, assai seducente e di aspetto giovanile anche in età matura.
Lucia Migliaccio, seppe conservarsi estranea agli intrighi della corte e della politica, accattivandosi l'animo del re e di tutta la famiglia reale. Nel 1817 fu grazie a questa donna che Siracusa fu elevata  a città capovalle di Sicilia.
Rimasta vedova per la seconda volta, in seguito alla morte di re Ferdinando nel 1825, Lucia Migliaccio abbandonò per sempre il Palazzo Reale ed andò a vivere a Palazzo Partanna nell'elegante quartiere di Chiaia, dove si spense il 26 Aprile 1826, all’età di 56 anni.
Da sempre, il nome della famiglia Borgia rappresenta un argomento controverso, spesso legato all'idea di corruzione, inganni, perversione e brama di potere.
Molti componenti della famiglia Borgia sono ricordati come individui spietati e privi di scrupoli, furbi ed arguti e con un solo obiettivo: quello di acquisire sempre più potere, di accrescere il proprio patrimonio per sedare una sete di ricchezza che si rivela costantemente insaziabile.
La famiglia Borgia ha origini spagnole: il loro nome in castigliano ed in catalano era Borja, dinastia derivante da una casata valenciana di origine aragonese del XII secolo.
I Borgia si trasferirono a Roma nel XV secolo, con l'accesso al soglio pontificio del Cardinale Alfonso Borgia, con il nome di Callisto III (1455).
Egli fu un pontefice debole e dedicò la sua missione in Vaticano interamente alla lotta contro i turchi, ma con scarsi risultati.
Nominò due suoi nipoti cardinali tra cui Rodrigo Borgia che in seguito diverrà Papa Alessandro VI, particolarmente conosciuto per la sua scaltrezza e crudeltà.
Il Palazzo Borgia - Casale è ubicato nel settore meridionale della Piazza Duomo, costeggiato dalla Via Pompeo Picherali. Esso venne costruito nel 700 per volere della potente famiglia Borgia - Impellizzeri, che allora possedeva un piccolo Feudo presso la Contrada Casale - Bonfalà (ubicata tra le città di Noto e Rosolini, nella zona meridionale della Provincia di Siracusa).
La facciata del palazzo si presenta vistosamente modificata in seguito ad un restauro effettuato nei primi anni del 900. L'ordine inferiore presenta una parete a gradoni in cui, al portale principale (di forma arcuata), seguono dei portoncini rettangolari. L'ordine superiore (di colore rosso), presenta degli splendidi balconi sormontati da timpani semicircolari decorati con bassorilievi geometrici (ad eccezione di quello centrale che presenta un timpano semicircolare a base aperta). Questi balconi sono racchiusi da splendide inferriate bombate in ferro battuto. Il terzo ordine, diviso da quello poch'anzi descritto da una trabeazione liscia, presenta eleganti balconcini. La sezione del Palazzo Borgia che si affaccia sulla Piazza Duomo si presenta simile a quella poch'anzi descritta, seppur presenti meno decorazioni barocche.
L'interno del Palazzo (recentemente restaurato) presenta un ampio cortile il cui androne risulta delimitato da uno stupendo corpo barocco caratterizzato da un frontone triangolare orlato da due timpani spezzati presentante due nicchie arcuate decorate da bassorilievi al cui centro vi è un bel balcone arcuato racchiuso da un'inferriata bombata in ferro battuto. L'interno dell'androne è decorato da eleganti bassorilievi. Da ammirare anche l'interno del cortile, avente splendide decorazioni barocche.
Gli interni del Palazzo, presentanti splendidi stucchi settecenteschi, vengono utilizzati per ospitare raffinati ricevimenti, mostre d'arte, riunioni e molte altre manifestazioni (anche se un'ala del Palazzo è utilizzata in pianta stabile come ristorante).
STORIA DELLA FAMIGLIA BORGIA
Il nuovo Papa venne nominato nel 1492, anno della scoperta dell'America e, da subito rivelò la sua natura di uomo sensibile ai piaceri terreni, non preoccupandosi minimamente di celare le sue amanti ed i numerosi figli avuti da queste relazioni.
Egli visse gran parte della sua esistenza perseguendo l'obiettivo di riunire tutta l' Italia sotto il dominio di Roma: per raggiungere i suoi scopi non esitò ad utilizzare i suoi figli, in particolare Cesare e Lucrezia ed ad attuare una sfacciata politica in favore degli esponenti della sua famiglia.
Non esitò un solo istante nel collocare le proprie amanti al fianco di importanti personalità sociali, nonché nell'utilizzare i propri figli per organizzare e spaccare matrimoni di convenienza.
Oltre alle unioni di alleanza, egli strinse spesso accordi con grandi città al fine di indebolirne a turno le influenze, nonché cercò per tutta la vita di controllare i domini delle monarchie straniere (Francia e Spagna) nella Penisola Italiana.
Alessandro VI ebbe quattro figli da Giovanna Cattanei (Vannozza): Giovanni, Cesare, Lucrezia e Goffredo.
Ebbe inoltre un altro figlio da Giulia Farnese, Giovanni, e una figlia, Isabel da madre ignota.
Il primogenito di Alessandro VI, Giovanni Borgia (Juan), venne molto presto avviato all'attività politica: egli fu secondo Duca di Gandia, Duca di Sessa, Grande Constabile di Napoli, Gonfaloniere Papale, Capitano generale e Governatore di San Pietro.
Da sempre egli venne invidiato dal fratello minore Cesare, che inizialmente fu instradato alla carriera ecclesiastica: si narra che proprio per questa ragione Cesare fu il reale assassino del fratello.
L'omicidio di Giovanni Borgia, avvenuto nel 1497, presenta infatti delle incongruenze e dei misteri: innanzi tutto esso avvenne in assenza di testimoni e il fatto che addosso al cadavere rinvenuto nel Tevere sia stata ritrovata una borsa contenente 30 ducati d'oro fa escludere l'ipotesi di delitto per furto.
E' inoltre innegabile che, dalla morte di Giovanni, Cesare abbia tratto numerosi vantaggi e privilegi da parte dell'influente padre.
Giovanni ebbe due figli: Juan Borja y Enriquez (terzo Duca di Gandia)e Francisca (o Isabella) de Jesus Borja, suora in un convento di Valladolid.
Come preannunciato, alla morte del fratello maggiore i favori e le attenzioni di Alessandro VI passarono al secondo figlio, Cesare Borgia.
Inizialmente avviato alla carriera ecclesiastica, in seguito egli divenne indispensabile nel ruolo di politico e sapiente militare.
Nel 1497 ottenne dal padre il permesso di deporre la porpora cardinalizia e di potersi dedicare agli interessi di Roma.
Per prima cosa attuò una politica molto vicina a quella del padre: si recò in Francia, alla corte di Luigi XII, al fine di consegnargli l'annullamento religioso del suo primo matrimonio e lì ottenne in sposa la giovane Carlotta d'Albret, nipote del sovrano, ottenendo il titolo di Duca del Valentinois (titolo da cui deriva il suo soprannome “Il Valentino”).
Successivamente Cesare si dedicò alla rivendicazione dei diritti papali nelle terre di proprietà del pontefice: i vari duelli e le lotte sono ricordate in particolare per la ferocia impiegata nonché per i numerosi inganni e tradimenti messi in atto.
Obiettivo del Valentino era quello di crearsi un regno personale nella Romagna e di unirvi sempre più territori, al fine di riunirli tutti sotto il suo dominio.
A partire dal 1499 egli si scontrò con numerosi nobili locali, al fine di ristabilire il potere temporale del pontefice: Imola, Forlì, Rimini, Ravenna, Cervia, Faenza, Pesaro e Cesena.
Molte furono le Signorie che il Valentino riuscì ad indebolire: Malatesta, Manfredi, Varano e Montefeltro (nel 1502 con la presa di Camerino ed Urbino).
Il Borgia fu anche potenziale vittima di una congiura ordita dai suoi più fedeli soldati mercenari: nel 1503 il Duca, scoperto l'inganno, organizzò la famosa “cena di Senigallia” conosciuta anche per la ferocia con la quale furono assassinati i ribelli.
Oltre ad essere ricordato come avversario pericoloso e spietato stratega, a Cesare Borgia viene riconosciuto il merito di aver istituito numerosi tribunali in Romagna e di aver quindi portato la giustizia e l' ordine per molti.
Il Valentino spesso entrò nella vita della sorella Lucrezia, il più delle volte spinto dal padre, compiendo omicidi ed intimidazioni nei confronti di amanti e mariti ufficiali.
La maestria e la freddezza del Borgia lo hanno eletto come uno dei modelli del “Principe” di Macchiavelli: il letterato infatti afferma che non vi deve essere alcun limite alla ragion di Stato, che “il fine giustifica i mezzi” quando si perseguono obiettivi in favore del proprio regno. Macchiavelli apprezza quindi la figura del Signore spietato e smaliziato, di colui che per la sua patria è pronto a tutto, senza pietà e sentimenti.
Inaspettatamente, la carriera di Cesare terminò con la morte del padre, Papa Alessandro VI nel 1503.
A quest'ultimo successe Giulio II, discendente Della Rovere ed acerrimo nemico dei Borgia.
Il nuovo Pontefice fece imprigionare il Valentino presso il Castel Sant'Angelo e, in seguito, lo fece deportare in Spagna, nel Castello di Cinciglia e poi nel Forte di La Mota di Medina del Campo.
Dopo essere evaso nel 1506, si rifugiò nel regno di Navarra: morì nel 1507 combattendo per il re di Navarra, il cognato Giovanni III d'Albret.
Cesare Borgia ebbe una figlia da Carlotta d'Albret, Luisa Borgia (che però non conobbe mai) Duchessa di Valentinois, Signora di Chalus, Duchessa di Borgia che sposò prima il Governatore di Borgogna e poi Filippo di Borbone-Busset.
Inoltre, egli ebbe due figli illegittimi, probabilmente da Drusilla, una dama di compagnia della sorella Lucrezia: Girolamo (che sposò la Contessa di Carpi) e Camilla-Lucrezia (futura badessa del convento di San Bernardino).
Sicuramente il personaggio più famoso e discusso della famiglia Borgia è Lucrezia, spesso dipinta come donna volubile e peccaminosa, talvolta ritratta come vittima delle circostanze e di un padre particolarmente ambizioso.
Documentata è sicuramente la sua bellezza ed il suo fascino, anche se non ci sono pervenuti ritratti che con certezza ricreino le fattezze della dama.
La giovane Lucrezia crebbe alla corte di un padre Pontefice che rappresentava non solo l'autorità spirituale ma anche quella temporale.
Nel corso della sua infanzia la ragazza venne promessa in sposa per ben due volte, accordi che furono prontamente annullati nel momento in cui venne meno la convenienza del matrimonio.
All'età di tredici anni Lucrezia sposò Giovanni Sforza, unione voluta da Alessandro VI al fine di stringere una proficua alleanza con il Ducato di Milano.
Ben presto però, il Pontefice ebbe bisogno di sua figlia per assecondare nuove alleanze e, per questa ragione, chiese il divorzio.
Al rifiuto di una simile onta da parte di Giovanni, Alessandro VI chiese l'annullamento, giustificandolo con la presunta impotenza del genero (causa quindi di un'impossibilità di consumare il matrimonio).
La vicenda fu dibattuta in tribunale: Lucrezia venne accusata dal marito di compiere incesti con il padre e con il fratello, mentre lo Sforza si dichiarava a gran voce perfettamente sano.
Il processo venne chiuso per confessione di Giovanni che si dichiarò impotente e colpevole, costretto dalla sua famiglia ad accettare l'offerta del Papa di concedergli la dote della moglie.
In questo periodo la giovane Lucrezia venne dipinta come una donna volubile e viziosa, anche se le accuse di incesto all'interno della famiglia dei Borgia caddero apparentemente in fretta.
Proprio durante il processo la donna rimase incinta da una relazione clandestina con il messaggero Alessandro Perotto e partorì il figlio in gran segreto appena prima del suo nuovo matrimonio con Alfonso d'Aragona, Duca di Bisceglie.
Il secondo marito di Lucrezia fu sicuramente il suo primo grande amore: entrambi si unirono molto giovani, entrambi spinti dai progetti di alleanze delle rispettive famiglie.
Dopo un breve periodo di serenità Alessandro VI si rese conto che questo matrimonio era totalmente inutile dal punto di vista politico (in quanto Alfonso era figlio illegittimo del Re di Napoli) e cominciò a tramare al fine di interrompere l'unione.
Inizialmente Alfonso fuggì, ma venne richiamato dal suocero e, nel 1500 durante una passeggiata, venne assalito.
Venne curato dalla moglie e dalla sorella che non abbandonarono mai il suo capezzale: una volta guarito, morì in circostanze misteriose, probabilmente strangolato da un fedele collaboratore di Cesare Borgia, Micheletto.
Finito anche il matrimonio con Alfonso d'Aragona, Alessandro VI potette concedere in sposa sua figlia all'erede del Ducato di Ferrara, Alfonso I d'Este, con l'obiettivo di rafforzare i domini di Cesare in Romagna.
I giovani si sposarono per procura nel 1501: inizialmente Alfonso sposò Lucrezia per paura della sua famiglia ma, appena la vide, se ne innamorò perdutamente.
La permanenza a Ferrara di Lucrezia le permise di riscattarsi dalla pessima reputazione che aveva acquisito negli anni: la donna potette dedicarsi alle arti ed al mecenatismo e condurre una vita finalmente tranquilla e serena.
Lucrezia ebbe un figlio da Alfonso d'Aragona, Rodrigo e ben sei figli da Alfonso d'Este, di cui solo quattro sopravvissero all'infanzia: tra questi il cardinale Ippolito II d'Este e il Duca di Ferrara Ercole II d'Este.
Molte furono le leggende ed i pettegolezzi legati a questa controversa figura: si diceva che fosse perversa, assassina, che portasse un anello con cui avvelenava i suoi amanti e che fosse in combutta con il demonio assieme al resto della sua famiglia.
Molto probabilmente invece, ella fu vittima delle congetture del padre che pensava interessato alla sua sorte ed ai suoi interessi: Lucrezia fu innamorata di quasi tutti i suoi compagni e, una volta raggiunta la pace a Ferrara, si dimostrò una donna morigerata e devota.
Lucrezia Borgia morì di parto a 39 anni, nel 1519.
Il quarto figlio di Alessandro VI fu Goffredo Borgia (Jofrè Borgia), Principe di Squillace; sin dall'infanzia il pontefice sospettò che fosse in realtà figlio di Giorgio della Croce, secondo marito della sua amante e per questa ragione fu spesso poco favorito rispetto agli altri.
Goffredo, sebbene mai gratificato da ricchezze e riconoscimenti da parte del padre, fu comunque oggetto della sua politica e delle sue strategie.
Nel 1494 egli dovette sposare Sancha d'Aragona (sorella del secondo marito di Lucrezia), figlia illegittima del Duca di Calabria ed erede al trono di Napoli.
Due anni dopo la coppia si trasferì a Roma e qui Sancha divenne amante di Cesare e grande amica di Lucrezia.
Dopo la morte di Alessandro VI, Goffredo si ritirò a Napoli dove, nel 1506, Sancha morì.
In seguito sposò Maria de Mila ed ebbe quattro figli: Francesco (che divenne Principe di Squillace), Lucrezia (che sposò il Marchese di Castelvetere), Antonia (che diventò moglie del Marchese di Delicete) e Maria (moglie del Conte di Simari).
Morì nel 1516, ma la sorella Lucrezia ne ebbe notizia solo un anno dopo, nel 1517.
Uno dei pronipoti di Alessandro VI di cui ci sono giunte notizie certe è sicuramente Francesco Borgia che in vita divenne Generale dei Gesuiti e, in seguito, fu proclamato santo.
Da sempre le vicende dei Borgia sono state giudicate orribili ed inquietanti: il successore di Alessandro VI, Giulio II non volle vivere nelle stanze prima appartenute al Borgia, in modo da non subire contaminazioni.
Non tutti considerano l'accertata capacità della “terribile” famiglia di finanziare grandi artisti e letterati, scienziati e matematici che arricchirono visibilmente il patrimonio culturale italiano.


Arma: troncato: nel 1° d’azzurro al bue d’oro, passante, sormontato da una stella di sei raggi, fra due aquiloni, il tutto dello stesso; nel 2° d’azzurro, a tre bande d’oro.
Borgia d’Aragona.
Nobile famiglia decorata dei principati di Squillace e di Teano, della ducea di Candia ecc. diede alla chiesa un papa: Calisto III (1455-58). Godette nobiltà in Messina, nella quale città troviamo un Filippo cavaliere dell’ordine di Montesa, fratello del duca di Candia, con la carica di stratigò nell’anno 1585-86 ed un Pietro principe di Squillaci con la stessa carica nell’anno 1600-1.
Arma: inquartato: nel 1° d’oro, al bue di rosso, passante su verde, con la bordura di rosso, caricata da otto fiammelle d’oro; nel 2° d’oro, a quattro pali di rosso; nel 3° d’azzurro, a tre gigli d’oro; nel 4° fasciato d’oro e di rosso.




Torna ai contenuti