Castello Bonanno - palazzi di pregio

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Castello Bonanno

Castello Bonanno Tremilia.
vedi anche:
http://www.antoniorandazzo.it/nobili/bonanno.html
http://www.antoniorandazzo.it/chiese%20demolite/san-pietro-ad-baias.html

prima dell'incendio



Triste fine di un edificio storico.
Alle 17,30 del 4 Settembre 2014, strutture lignee del tetto, spigolo Est, di Villa Bonanno, ardevano ancora tra sensibili crepitii e tonfi di tegole che cadevano al suolo. Dato l'allarme al 115, e prontamente intervenuta una squadra dei VV.FF., dalle foto scattate per l'occasione si evince la distruzione completa del parco-giardino della villa lato Ovest ed il crollo di alcune porzioni calpestabili del piano superiore, oltre a parte delle volte. I VV.FF. provvedevano senza risparmio alcuno allo spegnimento del focolaio ed al contenimento dei danni. (Augusto Scariolo)

Paolo Giansiracusa
Al fuoco la chiesa paleocristiana di Tremmilia. Le fiamme di ieri hanno inghiottito la parte abbandonata dell'ex proprietà Bonanno , a Tremmilia . Sono state compromesse le stratificazioni architettoniche di uno dei complessi storici più importanti del territorio aretuseo ( villa ottocentesca, chiesetta del IV sec. d.C. , fortificazioni e acquedotto greco, chiesa settecentesca). La villa neogotica fu progettata dall'architetto Karl Friedrich Schinkel per Gould Francis Leckie e il poeta Samuel Taylor Coleridge che l'abitarono agli inizi dell'Ottocento. La villa inglobava le strutture di una chiesetta paleocristiana , quella di San Pietro ad Baias studiata da G.Agnello, e un pezzo strategico delle fortificazioni dionigiane. Nelle adiacenze scorre un tratto dell'acquedotto greco. Il complesso era abbandonato da tempo e la visita al monumento paleocristiano, trasformato in stalla, veniva puntualmente interdetta a tutti. Incendiata anche la chiesetta barocca di Luciano Alì poco distante dal complesso medievale. Paolo Giansiracusa.


foto d'epoca 1811 circa


foto Augusto Scariolo


Storia
Nel 1104 il conte Tancredi donò al vescovo Ruggero il monastero Benedettino di Tremilia che era stato costruito sulle basi del vecchio convento San Pietro de Bajais edificato da Gregorio magno intorno al VI sec. Alla fine del 1700 L'inglese Francesco Leckie chiese ed ottenne dopo lunghe contrattazioni la concessione del censo enfiteutico di Tremilia e vi costruì un mulino, una nuova chiesa (che oggi dovrebbe essere quella a dx del palazzo centrale e vi si arriva da una scala in roccia alquanto malridotta) e volle ricalcare i modelli agrari inglesi. Nonostante le innovazioni e le migliorie l'esperienza si rivelò negativa e quindi decise di concedere le terre in enfiteusi ai Baroni Bonanno . I Bonanno costruirono due milini idraulici (1819 e 1856), costruirono nuovi palmenti e produssero del vino molto rinomato. Dopo l'Unità d'Italia le terre passarono definitivamente ai Bonanno (1867) che decisero di costruire il castello che oggi vediamo in totale stato di abbandono. Il fattore dei Bonanno era Luciano Franzò (u papa), uomo austero e altamente competente che collaborò sino a tarda età con i Bonanno per mantenere la tenuta in eccellente stato. Sino alla metà del novecento la tenuta era produttiva e ben curata

illustrazione schinkel_villa_prospetto


TRATTO DA: http://italiadischinkel.altervista.org/il%20viaggio%20di%20Schinkel%20in%20Sicilia5.html

Gli elementi presenti in questa opera, sono gli stessi che è possibile individuare nell'acquerello "Casa di campagna vicino di Siracusa", che qui troveranno soluzioni decise. Si tratta dell'unico progetto completo che Schinkel portò a termine durante il viaggio in Italia, ispiratogli dalle rovine di un castello, che sormontavano una deliziosa casa di campagna nei pressi di Siracusa. Egli realizzò così, alcune delle tavole più belle nell'immaginario romantico. Tra una fitta vegetazione, in parte ai piedi della montagna, in parte abbarbicata su di essa, si erge una splendida casa di campagna. Schinkel si avvale, qui, dell'uso dei dislivelli strutturali, per scandire i diversi momenti temporali della vita quotidiana degli abitanti della villa: la parte inferiore è legata alla produzione agricola e al lavoro, la parte superiore è ad esclusivo uso padronale. Alcuni elementi presenti, quali ad esempio il portico della residenza padronale, vengono qui associati a componenti tipiche delle abitazioni contadine. Per meglio rendere l'idea di quotidianità, Schinkel inserisce in secondo piano, nei pressi della costruzione, contadini intenti nelle loro mansioni, e due capre che brucano. L'abitazione s'integra perfettamente nel contesto naturale in cui è inserita: rocce e mura dell'edificio, si fondono perfettamente. I pergolati della villa, poi, richiamano la vegetazione presente sulle rocce, contribuendo a creare un equilibrio perfetto tra natura e artificio. In terzo piano sulla sinistra, una cascata fa capolino zampillando tra le rocce e si tuffa nel placido specchio d'acqua. Sopra di questo, tra rupi e vegetazione, s'intravede appena un ponte di pietra, oltre il quale si estende una pianura alberata che giunge, sfumando, fino all'orizzonte. In primissimo piano, a sinistra tra un gruppo di piante, si staglia il frammento di un rocchio di colonna scanalata con ghirlande come bassorilievi. La luce del sole, dall'alto a sinistra, illumina la parte frontale delle rocce e quella laterale della casa di campagna, proiettando ombre oblique sul suolo. Tutta la composizione è circondata da un alone di armonia ed equilibrio che trasmette all'osservatore pace e tranquillità. All'interno di questo progetto, Schinkel sancì i tre principi che guidarono tutta la sua produzione berlinese: il rapporto tra il costruito e i tre elementi essenziali della natura, l'acqua, la roccia e il cielo.
Dalla città di Catania, Schinkel giunse a Siracusa:
"Ci fu consigliato di stare attenti sulla via per Siracusa che segue sempre la costa. Cosi c'incamminammo non senza timore per i banditi di terra e di mare. A sera raggiungemmo infine, la città a cui la sola Atene poteva contendere il primato. Malgrado adesso essa comprenda solo una ventesima parte dell'antica estensione, l'effetto che essa ha sull'isola posta in un arcuato golfo è sempre imponente. cavalcammo alla volta della città antica, che si chiama Gradina, dove si vedono i contorni di antichi edifici scolpiti nella roccia, e poi entrammo in città tra gli aranceti. Molte fortificazioni e ponti di pietra scolpita lasciano intravedere un centro elegante".




dopo l'incendio foto Augusto Scariolo
 
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