Palazzo Vermexio - palazzi di pregio

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Palazzo Vermexio

PALAZZO DEL SENATO
Massiccia costruzione seicentesca commissionata dal Senato Siracusano nel 1628 all'architetto ispano-siculo Giovanni Vermexio il quale portò a termine i lavori il 26 gennaio del 1632. L'edifìcio è concepito come un cubo dalla struttura massiccia e dalla tessitura decorativa fitta e severa. Il primo ordine è modellato dal bugnato vermexiano che aumenta il senso della robustezza volumetrica. L'ordine superiore, diviso dal primo tramite la balconata continua decorata dalla fantasiosa ringhiera in ferro battuto, è più leggero e si discosta di più dagli stilemi spagnoli tardo-rinascimentali. Le mostre dei balconi sono quelle tipiche della produzione vermexiana riscontrabili in molte altre opere di Giovanni. Le paraste, nonostante creino forti giochi plastici, danno per il loro verticalismo quel senso di leggerezza non avvisato nel primo ordine. Forse la vicina trabeazione del Tempio di Athena consigliò a Giovanni Vermexio l'uso dei triglifi e dei cornicioni classicheggianti misti a stemmi spagnoli e ad addobbi decorativi di diverse matrici. L'organizzazione interna è molto semplice; al piano superiore ruota intorno all'aula consiliare luminosa e imponente.





Scavi condotti negli anni ’60 del XX secolo da Vinicio Gentili  e poi da Paola Pelagatti sotto il Palazzo del Senato, fornirono altri elementi materiali sia per il periodo preistorico (capanne) che greco (stilobate del tempio ionico del VI sec. a.C.).
non subì nessun danno durante il terremoto del 1693 poichè l'edificio si presentava piuttosto solido essendo costruito pochi decenni prima. Bisogna dire che il Palazzo ospitò anche il Teatro cittadino prima della costruzione dell'imponente "Teatro Comunale" (ubicato presso la vicina Via Roma).
DA TRECCANI
Vermèxio ‹-èššo› (o Vermèscia), Giovanni
Enciclopedie on line
Vermèxio ‹-èššo› (o Vermèscia), Giovanni. - Architetto (m. 1648), il più significativo esponente di una famiglia di architetti di origine spagnola attivi a Siracusa. Collaboratore del padre Andrea (documentato a Siracusa dal 1594; m. 1643), fu capomastro della città dal 1621 e progettò numerose opere in forme barocche temperate da ricordi del Rinascimento: palazzo del Senato (1629-33; sede del municipio, noto come palazzo V.); rifacimento della chiesa di S. Lucia extra moenia e cappella ottagonale del Sepolcro della santa (dal 1629, rimasta incompiuta); cappella del Sacramento nel duomo, iniziata dopo la sua morte e portata a termine forse dal figlio Andrea.


sulla facciata di Via Minerva una lapide "assassinata" riporta scritto:

D.O.M / PHIL...O IIIO SICILI...HISPANIA R/EGE POTENTISSIMO/ HANC...DELISSIM...O..VITATIS DOMUM /FRANCIS. S ARETITUS...ARO TARGIAE SENATOR /COSMUO ARETITUS IOSEPH BONAIUTUS /IO: BAPTA LANDOLINA D LUCIUS FALCONIUS BARO/ CARRUBBAE IURATI PATRI OPPORTUNIORI LOCO / A FUNDAMENTIS ERE..RUNT MDCXXIX.


   
  

graffiti sui muri del Vermexio







Paolo Giansiracusa L'argomento, per il quale mi stimolate di intervenire , merita una trattazione scientifica per la sua complessità e per le diversità segniche. Sommariamente si può dire che questi segni incisi sono di tre categorie : 1 - Quelli dei lapicidi che documentavano il lavoro reso nell'arco della giornata (cantieri svevi in particolare) ; 2- Quelli degli architetti e dei capimastri che utilizzavano le pareti antiche come fogli da disegno per segnare in scala 1:1 modanature, architravi, mensole... 3- Quelli delle guardie armate che con le baionette, nel mentre presidiavano i palazzi delle istituzioni pubbliche, si dilettavano a rappresentare architetture emergenti ( la cattedrale ad esempio) oppure velieri fermi nel porto, simulacri e candelore.
   
  da Galleria Roma Siracusa






Il Palazzo del Senato, sede del Municipio, occupa l'angolo N-E di piazza Duomo, in un'area di grande importanza fin dall'età greca: parti delle fondazioni ricadono sui resti di un tempio ionico della fine del VI secolo a.c. .
Commissionato nel 1629 dal Senato della città, fino ad allora ospite nel Palazzo della Camera Reginale e successivamente nel Palazzo Beneventano del Bosco, all'architetto siracusano di origine spagnola Giovanni Vermexio (a causa di ciò il palazzo è detto anche Palazzo Vermexio), fu consegnato nel 1632.
Il "quadrato" edificio si presenta con peculiari caratteristiche architettoniche dovute alla progettazione del Vermexio, caratteristiche che avranno uno straordinario riscontro in tutta l'edilizia cittadina dei secoli successivi. L'artista in questa sua opera riuscì a fondere la nobiltà delle passate civiltà con lo sfarzo spagnolo: timpani dei balconi, cornici spezzate e sporgenti, nicchie, capitelli ornati di conchiglie e maschere. Le nicchie vuote avrebbero dovuto ospitare, secondo il progetto originale dell'architetto, statue marmoree dei re di Spagna, commissionate a Gregorio Tedeschi che, a causa della morte prematura, portò a compimento solo la grande aquila a due teste coronate simbolo dell'impero spagnolo (tale statua sovrasta il balcone centrale).
Dopo il 1850 la struttura originale del palazzo è stata modificata con l'aggiunta del piano attico per l'ampliamento degli uffici del Comune.
Nelle vicende del palazzo, che non subì danni per il terremoto, va ricordata la funzione di teatro, cui venne adibita una parte del salone di rappresentanza nel 1740, successivamente rimosso (1880).
Vermexio, chiamato il lucertolone forse in riferimento al suo aspetto fisico o semplicemente perchè il nome Vermexio in spagolo significa "vermicello", firmò alcune sue opere scolpendo, in angoli più o meno in vista, una lucertola. Il palazzo in questione è stato autografato dall'artista nell'angolo sinistro (fra due stipiti) del cornicione del prospetto principale.


La facciata si presenta di forma quadrata (così come l'intero edificio progettato dal Vermexio) solcata da sei pilastri che nell'ordine inferiore si presentano bugnati e sorreggono una ricca trabeazione, mentre nell'ordine superiore si presentano lisci. Il portale d'ingresso è incassato dentro la parete centrale della facciata (in bugnato), ai lati della quale vi sono due finestre sormontate da timpani semicircolari (nella fiancata destra del Palazzo ve ne sono due uguali ad esse). Presso il portale d'ingresso (sormontato da un mascherone grottesco). vi sono due splendidi lampioni in ferro battuto e un piedistallo in cui è posta la targa con cui si commemora l'iscrizione di Siracusa e Pantalica nei "Luoghi Patrimonio dell'Umanità" da parte dell'Unesco. La trabeazione centrale si presenta arricchita da decorazioni geometriche scolpite con la tecnica del bassorilievo, eccezion fatta per lo spigolo sinistro di essa in cui è scolpita una lucertola, che Giovanni Vermexio applicò per "firmare" molte sue costruzioni, oltre al suddetto palazzo.


L'ordine superiore è caratterizzato da una splendida balconata (sorretta dalla trabeazione sopraelencata) racchiusa da una splendida ringhiera in ferro battuto sopra cui si affacciano tre finestroni (due nella parte laterale del palazzo) di cui quello centrale sormontato da un timpano spezzato che reca al centro lo stemma dei Borboni (un'aquila con due teste) sotto la quale è posta la targa in cui si onoravano i Borboni di Spagna (opera dello scultore fiorentino Gregorio Tedeschi). Le due finestre laterali sono sormontate da timpani spezzati più piccoli sopra cui è posto lo stemma araldico della città di Siracusa. Nella parete laterale le due finestre sono sormontate da timpani semicircolari. Tra le finestre vi sono delle nicchie arcuate che in origine dovevano contenere i busti dei Re borbonici vissuti fino ad allora (dovevano essere scolpite sempre da Gregorio Tedeschi, ma l'improvvisa morte dell'artista rese impossibile ciò). Una seconda trabeazione merlata riportante motivi floreali scolpiti con la tecnica del bassorilievo cinge l'attico del Palazzo (costruito nel 1850).
L'interno del Palazzo presenta moderne stanze restaurate, ma anche locali rimasti tali e quali come la "Sala del Sindaco" (foderata in tela verde), il cortile interno e l'atrio d'ingresso che presenta una splendida volta "a botte" e due eleganti portali laterali. Qui vi possiamo ammirare la targa in pietra iblea su cui è riportata per intero la dichiarazione dell'Unesco con cui Siracusa e la Necropoli di Pantalica (quest'ultima situata tra i territori comunali di Sortino, Cassaro e Ferla) sono state dichiarate ufficialmente "Patrimonio dell'Umanità".
Presso il Palazzo Vermexio possiamo ammirare infine la splendida "Carrozza del Senato"; si tratta di uno splendido carro settecenteso utilizzato dalle maggiori autorità della città aretusea per muoversi all'interno della di essa. Questa carrozza viene fatta sfilare ogni anno in occasione dei festeggiamenti in onore di "Santa Lucia".

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La facciata del palazzo Vermexio
Il palazzo del Vermexio detto anche Palazzo del Senato (1629 – 1633) fu commissionato dal governo della città all’architetto Giovanni Vermexio, per sostituire l’antica sede della Camera Reginale di Siracusa. L'edificio quindi divenne il palazzo del Governo della città sino ad oggi, sede degli uffici del Sindaco e del municipio.

Questo palazzo può ritenersi a ragione l’espressione più alta del geometrismo che anima tutte le realizzazioni di Giovanni Vermexio. Esso era, in origine, un cubo perfetto, diviso a metà altezza, da un lungo balcone che separa, anche stilisticamente, i due ordini: l’inferiore rinascimentale, il superiore barocco.
Il primo piano è impostato su schemi classici: le grandi finestre timpanate, le paraste bugnate dorico toscano, la solenne trabeazione decorata con triglifi e metope. Non sono assenti gli accenni barocchi: dai mascheroni alle mensole, tutte diverse, delle finestre.
La balconata apre il piano superiore in stile barocco. Qui le paraste ioniche scandiscono il prospetto con finestre alternate a nicchie: destinate a contenere le statue dei reali di Spagna mai completate da Gregorio Tedeschi a cui era stata affidata la decorazione scultorea del palazzo, egli infatti riuscì a portare a termine solo l’aquila imperiale bicipite. Chiude la costruzione un’abbondantissima decorazione con festoni che corrono tra i capitelli ed un cornicione fortemente aggettante. In esso Vermexio volendolo quasi “firmare”, vi scolpì nell’angolo sinistro, un minuscolo geco (detto in siracusano "scuppiuni") o lucertola: epiteto conferito all’architetto a causa della sua rara magrezza ed altezza.

La lucertola del Palazzo Vermexio, la "firma" dell'architetto


All’interno dell’atrio è parcheggiata la carrozza settecentesca (1763) del Senato, realizzata su modello delle berline austriache.
Interventi architettonici [modifica]











Nel 1870 l’equilibrio delle proporzioni voluto dal Vermexio viene alterato con la realizzazione di un attico, destinato ad ospitare i locali dell’ufficio tecnico. L’ultima e più grave violenza il palazzo l’ha subita intorno gli anni 60 quando ad esso fu accorpato un nuovo fabbricato per ampliare gli uffici del municipio; così facendo è stato stravolto l’originario progetto demolendo l’antica chiesetta di S. Sebastiano e la sede della Biblioteca dell’Arcivescovado, fondata nel 1780 dal Vescovo Alagona.
Il tempio ionico [modifica]
I sotterranei del palazzo invece hanno restituito i resti di un primitivo tempio in stile ionico. Il basamento misura 59 x 25m. Il Tempio Ionico la cui dedica rimane tuttora ignota, fu probabilmente, come quello che si conserva a breve distanza, , il secondo in ordine di tempo; è uno dei rari esempi di questo ordine conservato in Occidente e risale alla seconda metà del VI secolo.
Sono superstiti i frammenti di un enorme capitello e la parte inferiore di una colonna, che ha, la caratteristica di essere rivestita, fino a una certa altezza, da una fascia non scanalata, nella quale dovevano trovare posto dei bassorilievi, appunto come taluni grandi templi dell’Asia Minore. Secondo le ricerche di Luigi Bernabò Brea, il tempio in realtà non fu mai portato a termine. Questo è da mettere in relazione con la cacciata dei Gamoroi da Siracusa intorno al 500 a.C. nonché per la sconfitta inflitta a Siracusa da Ippocrate di Gela. Gelone, giunto così al potere, abbandonò il progetto del tempio ionico preferendo avviare i lavori per la costruzione




 
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