palazzo Vitale - palazzi di pregio

Antonio Randazzo da Siracusa con amore
Palazzi di pregio
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palazzo Vitale

V

Palazzo Vitale (fine 1500/inizi 1600 attribuito ad A. Vermexio) lungo la via V. Veneto, già Mastrarua, al n° civico 14. Portale d’ingresso, formante corpo unico con il balcone rettilineo. Particolare sovrastante il portale d’ingresso: maschera fitoforme.


Una delle prime strade ortigiane ad essere pavimentate, nel 1795, fu l’attuale via Vittorio Veneto, già  Mastrarua cioè la via maestra; maestra perché era l’arteria principale di ingresso ad Ortigia prima degli stravolgimenti operati a partire dal periodo post-unitario e proseguiti fino a quello fascista. Meraviglia e stupore dovettero provare i viaggiatori stranieri che, proprio alla fine del sec. XVIII visitarono Le Antiche Siracuse, nello scoprire lungo la Mastrarua una successione di costruzioni del tipo catalano e barocco, all’epoca sicuramente in buono stato. Soltanto oggi cominciamo a cogliere l’originario assetto urbanistico-architettonico grazie ai lavori di  risanamento e restauro che hanno interessato e stanno interessando diversi tra gli eleganti edifici che vi si affacciano come il Palazzo Russo, il Palazzo Blanco, la Casa Mezio, l’Oratorio e la Chiesa di San Filippo Neri, il  Palazzo Interlandi, il Palazzo Monteforte e il Palazzo Bongiovanni. Dopo un paio di secoli di graduale deterioramento oggetto di restauro è attualmente anche Palazzo Vitale al n° civico 14 che, per la sua semplice strutturazione,  modesta nel contesto di una via per lo più frutto di rifacimento barocco dopo il terremoto del 1693, ad un più attento esame rivela la sua vera natura di palazzo signorile della fine del XVI inizi del XVII secolo. Lo studioso Giuseppe Agnello lo ritenne opera di Andrea Vermexio, padre di quel Giovanni autore del Palazzo di Città. Questa attribuzione, purtroppo ancora oggi non supportata da documenti di archivio, venne fatta in base ad un attento studio stilistico.
Il progetto fu probabilmente condizionato da edifici preesistenti che non ne consentirono l’isolamento e la definizione dei cantonali, particolarmente cara al nostro architetto. Il prospetto è caratterizzato dalla  simmetria delle aperture (finestre, portale e balcone), sottolineata da membrature architettoniche che si evidenziano in maniera particolare sul muro intonacato. Il portale è incorniciato dal  bugnato e  fa corpo unico con il balcone  rettilineo dagli angoli rientrati, sorretto da mensoloni decorati con semplici festoni. Caratterizza la parte centrale del fregio, in corrispondenza con la chiave d’arco, una maschera fitoforme. Le finestre, due per lato, sono raccordate tra di loro in senso verticale: quelle sottostanti sono munite di davanzale e si raccordano con quelle superiori mediante l’originale inserimento di due mensole allungate, assolutamente nuove nel contesto dell’architettura coeva. L’edificio manca dell’attico ma è dotato della grondaia composta da due filari di coppi d’argilla, sistema non troppo raffinato ma particolarmente funzionale. Nonostante le notevoli trasformazioni successive, il palazzo ci offre ancora esempi di squisita compostezza formale anche nel suo interno dove, superata la soglia, ci si immette in un corridoio lungo il quale  si fronteggiano due aperture caratterizzate da soglie, da stipiti e da architravi e  mensole dolcemente curvilinee. Al piano superiore si accede per mezzo di una scala  anch’essa improntata a grande semplicità.
Un corpo di fabbrica accorpato a Palazzo Vitale, ma di fattura di gran lunga più modesta, fa pensare ad ambienti di supporto alla casa signorile, dei cui proprietari e committenti per il momento nulla sappiamo.





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