palazzo Navanteri - palazzi di pregio

Antonio Randazzo da Siracusa con amore
Palazzi di pregio
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palazzo Navanteri

N

Palazzo Navanteri alla Mastrarua, attuale via Vittorio Veneto, poi Mezio e Blanco.


Navanteri

Un Vincenzo tenne in Siracusa la carica di giurato nobile negli anni 1782-83,
1785-86, 1788-89, e forse egli stesso dovette essere quel Vincenzo investito di Mandra di Donna il 20 dicembre 1802 e quel Vincenzo investito della metà di Melilli il 19 marzo 1776. Un Antonino fu giurato nobile di Siracusa nel 1791-92; un Calcedonio tenne la carica di patrizio in detta città e con Regio Dispaccio del 12 luglio 1817 ottenne il titolo di marchese di Belfronte, da poterne fare uso non appena ottenuto il diploma di concessone, diploma che non sappiamo se fu emanato. La famiglia è iscritta genericamente nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano del 1922 col titolo di Marchese di Belfronte (maschio primogenito), in persona del concessionario Calcedonio; col titolo di Signore di Mandra di Donna (maschio primogenito), in persona dell'ultimo investito Francesco (15 aprile 1808). ...

La famiglia Navanteri nel XVII secolo, fece edificare, su una fabbrica preesistente, con probabile progetto di Giovanni Vermexio, il palazzo alla Mastrarua, danneggiato dal terremoto del 1693.
Venne ricostruito nella prima metà del XVII secolo e venduto alla famiglia Mezio e nel XIX secolo a Paolo Blanco.
Contrada Mandra di Donna

Il nome di questa contrada non deve trarre in inganno il lettore, la contrada Melilli non si trova infatti all’interno delle terre dell’omonimo comune, ma pochi chilometri a Nord dell’abitato di Solarino.
In antico le terre di Melilli facevano parte dell’immensa baronia di Bibino Magno e furono possedute, dall’ultimo scorcio del XIII secolo, dalle famiglie Entensa, Campolo ed Alagona. Quest’ultima famiglia, feudataria anche della città di Palazzolo, dopo aver ceduto quale bene dotario il grande feudo Bibia agli Abela, continuò ad investirsi della baronia di Bibino Magno, composta dai marcati: Valle della Fame, Santo Lio, Comuni e Melilli. Nel 1689 donna Lucia Alagona e il marito Giuseppe Lucchese riuscirono ad ottenere una sentenza a loro favore che riconosceva i loro diritti anche sui marcati Mandra di donna e Monastero Germano. Gli enormi possedimenti degli Alagona per estinzione della discendenza maschile passarono poi ai Lucchese e da questi alla famiglia Denti. Nel 1776 Vincenzo Denti, ottenuta la necessaria approvazione regia, vendette metà del suo marcato di Melilli a Giuseppe Catalano e l’altra metà a Vincenzo Navanteri, entrambi gli acquirenti se ne investirono lo stesso anno. I Navanteri, conquistata una posizione di primo piano mediante l’intermediazione fondiaria, con l’acquisto di Melilli iniziarono quel processo di nobilitazione che li portò di li a breve ad occupare le maggiori cariche pubbliche siracusane ed ad essere insigniti del titolo di marchesi di Belfronte. La famiglia siracusana, quale segno delle sue indubbie capacità finanziarie, avviò sulle terre di Melilli l’edificazione di uno dei più estesi complessi edilizi rurali del nostro territorio.


Alla masseria di Melilli si accede da una strada interpoderale che si innesta lungo la strada statale 124. L’edificio assomma ai caratteri spartani, propri della sua funzione agro-pastorale, anche caratteristici e fini lineamenti architettonici residenziali. Un’occhiata d’insieme dalla strada, che lambisce il caseggiato sovrastandolo, è opportuna per coglierne l’imponenza e la stessa duplice funzione dell’edificio. La masseria, che appare tutt’oggi ben tenuta, presenta due bassi corpi edilizi avanzati composti da diversi ricoveri per animali e depositi, che si raccolgono attorno a due corti squadrate e aperte. Due pesanti portoni, che si affacciano anch’essi sulle corti, impedivano l’accesso ai magazzini interni e alla residenza baronale posta su due piani. La facciata dell’edificio che guarda a Mezzogiorno, presenta un’ampia veranda che si affaccia su un rigoglioso giardino, da cui svettano due altissime palme.
Ancor oggi, all’ingresso della strada sterrata che conduce a Melilli, due ceppi in pietra lavica testimoniano uno dei numerosi passaggi di proprietà della masseria: “Proprietà Melilli-Bordonali del Dott. Federico Sollima”.
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