Fontana di Diana - palazzi di pregio

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Fontana di Diana

FONTANA DIANA

Ritratto di Giulio Moschetti (Archivio privato di P. Giansiracusa)






DA: I SIRACUSANI N.2 1996

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Alle proposte di intervento conservativo seguirono puntuali le segnalazioni sul degrado e sulla selvaggia opera di pulizia che, di tanto in tanto, con l'ausilio di maestranze improvvisate, veniva condotta.
I  colpi dei flex e dei mazzuoli, i danni irreparabili al modellato scultoreo, l'ossidazione incontrollata dell'armatura di alcuni elementi strutturali, la calcificazione a "strati cipollari" dovuta alle acque dure di Siracusa, al fango e al muschio, erano ormai sotto gli occhi di tutti e l'intervento di recupero non poteva più essere rinviato.
Sensibili ai gravissimi problemi della Fontana di Diana, capolavoro della scultura liberty siciliana, gli amministratori della Sogeas hanno ritenuto di finanziarne il restauro d'intesa con l'Amministrazior Civica e la Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali.
II  L'appalto per la pulitura, il consolidamento strutturai e il restauro integrativo del modellato, è stato vinto c uno dei maggiori esperti del restauro artistico, il Prof. Angelo Cristaudo, diplomato all'Istituto Centrale pe il Restauro di Roma, già docente di Restauro Pittoric all'Accademia di Belle Arti di Catania. Cristaudo ha restaurato opere di Antonello da Messina, di Michelangelo da Caravaggio e di Francesco Laurana. A Messina recentemente ha restaurato la rinascimentale Fontana di Orione, a Palermo ha riportato all'antico splendore cromaticc un ampio gruppo di opere di Vincenzo da Pavia. restauro della Fontana di Diana ha avuto inizio il giugno 1996 con una serie di saggi di pulitura tesi a individuare la condizione plastica e strutturale del cemento.
Cristaudo, intervenendo su alcuni particolari significativi, ha messo in evidenza come, sotto gli strati di muschio e fango più recenti, il modellato s presenti ricoperto da calcificazioni a "strati cipollai dovute alla durezza dell'acqua siracusana. Sotto tali strati il modellato originario, in ampie parti, si presenta compromesso da sfregi e deturpazioni dovuti alle scriteriate opere di pulitur del passato.
L'intervento di restauro promosso dalla Sogeas riguarda anche il ripristino dell'impianto idrico e i rifacimento totale dell'impianto di illuminazione. L'opera del Moschetti si prevede che possa essere restituita alla visione della cittadinanza agli inizi c prossimo mese di settembre. Con l'occasione sarà distribuito ai siracusani un saggio storico-critico c
ha la funzione di ricostruire una delle pagine dimenticate dalla nostra storia recente. Di questo saggio, in fase di elaborazione da parte dello scrivente, voglio qui anticipare alcune notizie che riguardano la Fontana e il suo artista". Giulio Moschetti nacque ad Ascoli Piceno, nel quartiere della Parrocchia S. Giacomo, il 26 maggio del 1847. Suo padre si chiamava Antonio e sua madre Persia Bormioli. Studiò da piccolo presso i Padri Gesuiti; la sua vocazione artistica lo portò in seguito a studiare disegno e decorazione plastica con lo scultore Giorgio Paci. Tentò invano l'iscrizione all’Accademia di Belle Arti di Firenze, in seguito fu ammesso all’Accademia di San Luca, a Roma, dove studiò scultura con Adamo Tadolini e disegno con il pittore Francesco Modesti.
Nel 1875 a Roma vinse il concorso per la realizzazione di un monumento alla memoria di Giordano Bruno. Nella capitale operò per diversi anni lasciando numerose sculture di gusto accademico: monumenti funebri, busti celebrativi e ritratti.
Nel 1883 si ammalò di asma e gli venne consigliato di trasferirsi in Sicilia dove operò con un ritmo incessante.
Sistematosi a Catania realizzò le decorazioni della facciata del Teatro Bellini (1883-1890) e un vasto numero di sculture con materiali diversi. Da Catania, chiamato da committenti pubblici e privati, si spostò a Malta, ad Adrano, a Siracusa. Si spense nella città etnea l'8 dicembre del 1909. Al figlio Mario(Roma 1879, Catania 1960) lasciò in eredità la sua lunga esperienza artistica e le ultime commissioni in corso d'opera. L'opera siracusana nel 1904 era stata preceduta dalla Fontana di Proserpina collocata a Catania, nella Piazza dei Martiri, nei pressi della Stazione Ferroviaria.
Il progetto della Fontana di Diana risale al 28 giugno 1906, data in cui Giulio Moschetti, alla presenza del Cav. Giuseppe Toscano, Sindaco del tempo, firma il contratto stipulato con l'Amministrazione Comunale. Il progetto fu esaminato da una commissione artistica di prestigio, composta dal Prof. Paolo Orsi, dal Prof. Giovanni Fusero (Direttore della Scuola d'Arte Applicata all'Industria), dall' Ing. Bruzzone, dall'Ing. Storaci<2). Il prezzo concordato fu di L. 19.000 pagabili metà al collaudo dei lavori, il resto l'anno successivo, senza interessi. In base a precedenti
offerte progettuali, il Moschetti si obbligò, nella stessa data ad eseguire in cemento armato quattro gruppi allegorici da collocarsi sui pilastri del ponte umbertino. Di tali opere non si ha traccia, forse l'incarico non fu mai formalizzato da parte del Comune. Il progetto presentato dal Moschetti, accolto dalla Commissione ed eseguito puntualmente, comprendeva il gruppo centrale con Diana, Alfeo e Aretusa e altri quattro gruppi agli angoli della vasca con sirene, tritoni, putti, cavalli pesci marini. Tutte le sculture furono modellate appositamente, senza uso di calchi, con impasto cementizio ottenuto utilizzando la sabbia lavica delle cave di Nicolosi. La vasca, di dodici metri di diametro, fu eseguita in un solo pezzo con cemento colorato, composto in modo da imitare il granito rosso chiaro. A tutti i lavori della Fontana, verosimilmente conclusi entro il 1907, lavorò ininterrottamente il figlio Mario il quale nella delibera di incarico compare come socio del padre. ài seguita adopera siracusana Oìuho Mnschetti lavorò ancora per conto dell'Amministrazione Comunale di Catania. Dopo la morte fu sepolto nel cimitero etneo, nel settore riservato agli uomini illustri.

Per la Fontana di Diana di Giulio Moschetti si veda: La Fontana di Diana nella Piazza Archimede di Siracusa, studi e ricerche sui beni culturali italiani a cura di Paolo Giansiracusa, in "Quaderni del Mediterraneo" n.2/1994, pp. 33-57.
,2) - Archivio Comunale di Siracusa, delihere municipali dell'anno 1906. Op. cit. nota 1.

   





il mito di Diana e Apollo. (DI  MICHELANGELO BLANCO)

Il senso religioso è stato sempre presente nell’uomo, ieri come oggi.
Mito e Storia, Dei e Santi, Olimpo e Paradiso, Magia e Miracoli.
L’uomo non può sottrarsi al divino.
Oggi invoca i Santi del Paradiso. Ieri parlava con gli Dei del Parnaso, ma questi avevano sembianze e passioni umane: amore, odio, gelosia e quindi premi, castighi, vendette, trasmutazioni.
Da qui inizia il viaggio nella mitologia per terminare nelle isole delle quaglie.
La dea Latona porta in grembo due figli di Giove. Giunone, sorella gelosa, non ancora moglie di Giove, ordina che essa possa partorire solo sulla terraferma e comanda al serpente Pitone di impedirle di approdare. Latona disperata si rifugia su un pezzo malfermo di terra, staccata col tridente da Nettuno, che chiamò Ortigia, isola delle quaglie ancorandola al fondo del mare con catene di diamanti, la fece emergere fra le spume inondata di luce cui diede il nome di DELO “ il visibile”. E così Latona partorisce due gemelli: Artemide-Diana che nasce prima e aiuta la madre a dare alla luce il fratello Apollo.
Ortigia di Siracusa, germana di Delo, ebbe un bosco sacro dedicato a Diana, una grande statua di marmo e custodisce le vestigia del più antico edificio templare dorico lapideo dell'Occidente greco: il tempio di Apollo. Cicerone lo attribuì ai due divini fratelli Apollo e Artemide e affermò che Ortigia tutta, come cantò Pindaro, fu consacrata a Diana chiamandola “Suo Seggio e Residenza”.
Ed ecco la magia: Ortigia realizza il mito di Aretusa e di Alfeo, voluto dai conquistatori per creare un legame con la madrepatria lontana, mettendo in ombra Apollo e Artemide, i veri "numi genitori" di Ortigia dai quali, oltre che al nome, ebbe maggior fama nel mondo.
Che almeno oggi "l'isola di Ortigia" sia riscattata dai suoi abitanti promuovendo un gemellaggio con "l'isola di Delo", e portando la statua di Diana accanto a suo fratello, se non altro per acquietare l'ira degli dei dimenticati.
 

Disegno di Antonino Blanco - 1961 - inchiostro di china bianco su fondo nero



 


 
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