Palazzo Montalto - palazzi di pregio

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Palazzo Montalto

UN RESTAURO INFINITO DOCUMENTAZIONE PDF



  
ANDRONE E CORTILE INTERNO
Palazzo Mergulese foto di inizio secolo - per gentile concessione Archivio Angelo Maltese.




La fantasia è sicuramente una delle capacità che, il visitatore della città di Siracusa deve sapere mettere a punto in maniera particolare. Chi volesse, ad esempio, provare ad immaginare l'assetto della città (intendendo ovviamente Ortigia) nel XIV e XV secolo, potrebbe contare soltanto su quei pochi elementi strutturali e decorativi che (pia e là affiorano fra le murature degli edifici barocchi o di più tarda edificazione: una finestrella in stile Tudor in via della Maestranza (Palazzo Spagna), una parte di decorazione nel ronco 1° a via Roma, una bifora (Palazzo Rizza) e il portale della Camera Reginale nella via del Consiglio Reginale,e ancora monofore, bifore, polifore, tratti di linee marcapiano e di logge, di scale, portali sbrindellati nei palazzi Abela (in via Cavour e in via V. Mirabella) nel palazzo Lanza- Bucceri e nel cortile del palazzo dell'Orologio (in piazza Archimede) o in un ronco a Corso Matteotti, particolari che si possono riscontrare in tanti altri cortili degli edifici barocchi che si affacciano su via della Maestranza. Non più visibili, perché demoliti, la casa Pria in via Dione, la casa Gargallo al Carmine (di cui Giuseppe Agnello ci ha lasciato ricordo fotografico) e la casa Corvaia (di cui si conserva una finestra nella Galleria Bellomo).

La monofora come si presenta oggi ai nostri occhi.


Pur nei casi in cui di quel periodo ci sono pervenuti interi fabbricati, come ad esempio i palazzi Chiaramonte e Nava (in via Saverio Landolina), palazzo Greco (in corso Matteotti), i palazzi Parisio e Bellomo (in via Capodieci), palazzo Gargallo a San Leonardo (in via Gargallo), palazzo Interlandi (in via Vittorio Veneto), le trasformazioni e gli apporti di epoca successiva sono tali da rendere difficoltoso il riferimento complessivo all'architettura aragonese-catalana, rilevabili anche qui da non molti particolari residuati. La nascita dell'architettura dei secoli XIV e XV, caratterizzata da una grande omogeneità espres¬siva, si deve all'istituzione a Siracusa della Camera Reginale (1365).
"(...) il re Federico 111 trovossi in grado di stabilir meglio e più sistematamente il dotario nuziale, ed assegnò alla regina Costanza la città di Siracusa coi comuni di Lentini, Mineo, Vizzini, Paterno, Castiglione, Francavilla, il Casale di Linguaglossa, quello della valle di S. Stefano; e, fuori Sicilia, l'isola di Pantelleria; ai quali aggiunse poscia anche S. Filippo d'Argirò. Costituiva così una grande signoria, come uno Stato nello Stato, col nome di Camera Reginale" (da S. Privitera, op. cit.). Nell'ambito dell'attività della Camera delle regine si inserisce, per volontà del rettore e governatore Antonio Bellomo (1437), quel vero e proprio disegno di legge approvato dalla regina Maria che dava l'opportunità ai nobili di costruire o ingrandire o abbellire la propria casa a discapito di eventuali domuculae e dómus terranae, "anticipando il concetto moderno di espropriazione" (G. Agnello, L'architettura aragonese- catalana in Siracusa, 1942).
Grossi furono, quindi, i privilegi per la città di Siracusa che, sempre fedele agli aragonesi, vide accrescere il traffico commerciale (granaglie, stoffe, schiavi) e aumentare il numero dei fondaci dei mercanti catalani col conseguente stabile insediamento della classe nobiliare aragonese che diede l'impulso al nuovo stile nell' architettura cittadina e, pur non escludendo il sostrato e le tipologie locali, traspose le forme delle case d'Aragona, Castiglia e Catalogna. Così nella città di Siracusa compaiono i nomi spagnoli dei vari governatori come i Nava, i Cabastidas, i Cardenas, Centelles, gli Ospidal, i Margarit, i Monpalao e tanti altri, segno tangibile della presenza della nuova compagine sociale. "Non era possibile che funzionari e governatori spagnuoli (...) non portassero seco, insieme colla passione delle consuetudini patrie, in tutto quello che era magnificenza esteriore, anche il nostalgico ricordo delle belle case signorili d'Aragona, di Castiglia, di Catalogna" (G. Agnello, op. cit.).
Alla fioritura dell'edilizia civile si associa quella chiesastica, anch'essa rilevabile soltanto da elementi particolari e non dall'aspetto complessivo delle strutture (chiesa di Santa Maria delle Monache, Chiesa di San Domenico, Chiesa di Santa Maria dei Miracoli e tante altre ancora). Nel settore dell'edilizia civile, nel quartiere della Spirduta (o Spirdata), "bloccata" da contrafforti in muratura (divenuti divisori per parcheggi d'auto e vespasiani a cielo aperto), imbronciata in una grandiosa solitudine stilistica sta oggi la Casa dei Mergulese-Montalto.
L'edificio, che sembra essere frutto di diverse fasi costruttive, rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura gotico-chiaramontana e, nello stesso tempo, aragonese-catalana della città di Siracusa e ha mantenuto, nonostante le successive trasformazioni, almeno nel prospetto, la strutturazione originaria.


 

edicoletta decorata in stile gotico, posta sopra il portale. Le foto a colori del servizio sono dell'autrice).

L'unicità e varietà delle decorazioni, unitamente alle simbologie più o meno palesi, ne fanno un gioiello di rara bellezza e ammaliante decoro. Posta al di sopra del portale, all'interno di un'edicola decorata in stile gotico, si legge l'iscrizione in latino che menziona il nobile Mergulese come costruttore del palazzo nel 1397: HEC MERGULENSIS M. CIOTTA PALACI A STRUXIT CUI SIRACUSANO VI RTUTl) M COPIA SEPTENO MUNDO VERRO VENIENTE SUPREMO. Sappiamo che successivamente la Casa Mergulese passò alla famiglia Montalto anche se allo stato attuale della ricerca non si è individuato il titolo giuridico e, quindi, l'epoca di questo passaggio di proprietà.
Sottolinea Giuseppe Bellafiore come "al lavoro di esame critico di questa architettura siracusana, non vengono in soccorso i dati documentari. Sconosciamo quasi del tutto la collocazione cronologica dei singoli manufatti, gli autori, i committenti. Non esiste una catalogazione sistematica che ci offra il panorama completo delle sussistenze anche frammentarie" (da Architettura in Sicilia 1415-1535). Sappiamo che la stessa fami¬glia Montalto, dopo il terremoto del 1693 fece incidere il testo di una concessione fatta dalla regina Costanza su di un cippo in pietra calcarea, oggi esposto nella galleria Bellomo (Cortile delle Palme). Così ricorda l'episodio Serafino Privitela: "La regina Costanza, che aveva cominciato anch'ella a coltivarsi i cuori dei siracusani, con graziose elargizioni, aveva concesso al barone Filippo Montalto tutto quel recinto che tuttavia si nomina volgarmente La Spirdata, per farne stal¬le. E siccome, a quel che pare, venivagli dopo la morte della regina contestato il patronato, fecevi alzare un cippo di pietra con questa memoria che vi si legge ancora: ANNO DOMINI 1365 MARTII 29 SER. REG. COSTANTIA CONCESSIT IIANC MANI- STALLAM VULGO SPIRDATA RARONI FILIPPO MON¬TALTO (S. Privitera, op. cit.). AI di là della maggiore o minore attendibilità delle informazioni riguardo alle due famiglie nobiliari, resistenza del loro palazzo nel quartiere della Spirduta testimonia la rilevante costruzione di domus magnae tra il XIV e il XV, secolo di chiara ispirazione aragonese-catalana (già estrinsecata dalla potente famiglia dei Chiaramonte), e quella vera e propria koinè artistica aragonese (così definita da G. Agnello e poi meglio evidenziata da Giuseppe Bellafiore) che coinvolse tutto il tessuto urbanistico di Ortigia e che la vicenda politico- economica estese a tutta l'area occidentale del Mediterraneo.

L'ingresso al palazzo Montalto parzialmente murato da blocchetti di tufo. Sulla porticina qualcuno ha scritto AZ!


L'arco cordonato del portale termina con due giragli. Su quello sinistro poggia irrispettoso uno dei contrafforti.



Partendo da destra le tre finestre si presentano come: una monofora (forse in origine bifora), una trifora e una bifora. Queste ultime due sono strettamente legate fra loro dagli archi finemente enfatizzati da motivi a zig-zag e a trafori.


Per ammirare il prospetto della Casa dei Mergulese nella sua interezza conviene far riferi-mento alle foto precedenti gli interventi di puntel- lamento e, a tal proposito, esiste per nostra fortuna un discreto repertorio fotografico. 11 rivestimento della facciata è costituito da una serie molto fitta di conci in pietra calcarea. Notevoli le tracce di rifacimenti successivi. Una zoccolatura appena aggettante sottolinea la linea di imposta col piano di calpestio, retaggio del motivo a scarpa degli edifici militari e civili fede- riciani (e di questi ultimi il palazzo Bellomo costituisce un esempio importante). Unico era il portale d'ingresso, archiacuto e incorniciato da una serie di conci disposti a ventaglio, legati insieme da un arco cordonato termi¬nante con due giragli alle parti estreme inscritti in un motivo circolare; sul lato sinistro poggia, irrispettoso, uno dei contrafforti in murature! La seconda apertura a sinistra del portale così come si osserva oggi è di tardo rifacimento, ma essa potrebbe ricalcare l'originaria porta dei morti che, nell'architettura quattrocentesca segnava l'unica via d'uscita del feretro (essa è presente nel palazzo Nava). Degna di nota l'elegante deco¬razione dell'edicoletta che custodisce l'iscrizione, il cui arco poggia su due colonnine tortili con capitelli a fogliame terminanti con due peducci penduli a goccia. La lettera "M" viene proposta all'interno dell'edicola insieme allo stemma dei Mergulese che viene ripetuto per ben quattro volte. Alla semplicità del primo ordine della fac¬ciata non segue altrettanta semplicità del piano nobile. La stupenda linea marcapiano, caratteriz¬zata da una guarnizione di peducci decorati è propedeutica alla ricchezza compositiva delle finestre sovrastanti, la cui funzione era sicura¬mente quella di dar luce all'ambiente interno più rappresentativo, che doveva essere il salone di rappresentanza. Partendo da destra le finestre si presentano come: ima monofora (diventata tale in una fase successiva), un trifora e una bifora. Queste ultime due sono strettamente legate fra loro dagli archi finemente enfatizzati da motivi a zig-zag e a trafori. Per analogia compositiva si può supporre che l'attuale monofora fosse in ori¬gine bifora che si legava alle altre, ma sembra più logico pensare che essa fosse sostanzialmente diversa e stilisticamente autonoma rispetto ad esse, come farebbe supporre la presenza di due elementi esclusivi inglobati nella muratura, visi¬bili nella parte superiore centrale e sul lato sini¬stro di chi guarda (leoncino e foglie) e delle due mensole aggettanti lungo la linea marcapiano, poste in corrispondenza della base della finestra. Nel sottarco della finestra centrale fa bella mostra di sé la stella di Davide (la famiglia Montalto risul¬terebbe di origine ebrea), in quello di sinistra un traforo quadrilobato, in quello di destra un moti¬vo cruciforme. Prossime al coronamento della casa, tre piccole finestre in stile Tudor disposte asimmetricamente rispetto alle grandi aperture, che dovevano dar luce alla soffitta o ad ambiente similare. L'interno è oggi completamente stravol¬to. Attraverso il portale d'ingresso si doveva accedere ad un atrio coperto da portico e, salendo una scala a cielo aperto passare per una loggia ed entrare infine negli ambienti del piano nobile. "In termini di geografia sociale il palazzo visualizza l'emergenza della classe sociale cui apparte¬neva il suo proprietario. Di lui e del suo potere, non più militare, ma civile e finanziario, portava il segno e l'immagine (da G. Bellafiore, op. cit.). La casa Mergulese-Montalto si configura proprio come grosso modulo abitativo in un modesto con¬testo di carattere decisamente artigianale (tintori) quale era la Spirduta. Immediatamente alle sue spalle era la Mastra Rua dei Catalani, cioè quella via maestra lungo la quale si apriva il piano di San Francesco, punto di confluenza della Giudecca (ove gli ebrei mantenevano attivi i loro commerci) e oltre il (piale vi era lo snodo (presso la Casa Corvaia) dove forse è da collocarsi quella loggia dei Catalani di cui si ha notizia in un docu¬mento del 1452 e dove confluiva ancora l'attività del quartiere della Turba. Punto logistico d'incon¬tro e di smercio, la loggia rappresenta simbolica¬mente l'emergenza della nuova classe borghese.
E di questo momento importante della storia di Siracusa cosa offriamo noi oggi alla città stessa e a chi la città viene a visitare? Un'opera d'arte "puntellata". E perché i puntelli non furono tolti alla fine dei lavori del 1984? Offriamo un contenitore vuoto. E davvero avvilente constatare che dopo un quin¬dicennio dagli interventi del 1984, palesemente non risolutivi, come rivela il permanere dei contrafforti di sostenimento del fronte, non si sia voluto inter¬venire in modo decisivo e conclusivo per la salva¬guardia di un'opera architettonica così importante e significativa di un'epoca e di uno stile. Non vogliamo entrare nel merito di responsabi¬lità e competenze. Ma riteniamo non superfluo riproporre all'attenzione della cittadinanza il deplorevole stato della Casa Mergulese-Montalto!
Non voglia il prossimo millennio che essa venga ricordata come Casa re Spirdi e, comunque, Spirdutal
Auspicando fiduciosi la rinascita e l'utilizzo del¬l'edificio come contenitore culturale, con le paro¬le, purtroppo ancora valide dopo 26 anni, del compianto Efisio Picone ci piace concludere: "Il povero palazzo Montalto, ancor per quanto nostra vergogna di fronte al mondo civile? Io non so a chi non stringa il cuore l'idea del crollo imminente del palazzo Montalto... Io sono siracu¬sano. Ma Siracusa (come Venezia) non appartiene né a me solo, né solo, ai miei concittadini. Appartiene ad un mondo che deve tutelare la sua pressoché infinita pregnanza di documento, di palinsesto che racchiude millenni nel suo breve spazio" (da Le ceneri di Ortigia, 1973).

 


"Il povero palazzo Montalto, ancor per quanto nostra vergogna di fronte al inondo civile? Io non so a chi non stringa il cuore l'idea del crollo imminente del palazzo Montalto..." (Le ceneri di Ortigia, Efisio Pricone 1973)
PRINCIPALI VICENDE STORICHE DEL FABBRICATO
1397: Anno presunto dell'ultimazione dei lavori.
1693: Probabili danni alla scala e alla loggia a causa del terremoto.
1837: Racconta Serafino Privitera che durante l'epidemia di colera "fu eretto un ospedale provvisorio nella vetusta casa Montalto".
1854: Sappiamo dal canonico Nunzio Agnello che "Stabiliti tra noi i P.P. della Missione, trassero seco le Figlie della Carità nel 1854, le prime a vedersi in Sicilia, che furono accolte dall'Arcivescovo Angelo Robino, e vennero collocate nel Palazzo Montalto e poi nella Casa degli Esercizi, ove attualmente abitano" (da II monachismo in Siracusa, 1891).
1874: Primi interventi sulle murature con opere di rafforzamento metalliche.
1909: E' del 23 settembre di quell'anno un significativo foglio volante a stampa scritto e pubblicato da Achille Adorno e di recente pubblicato da Cesare Samà (Sirbuldone, fatti immagini documenti di Siracusa, 1992). Questo documento testimonia, da un lato il frazionamento della proprietà del nobile edificio adibito a scopo abitativo e dall'altro lo scoramento del comproprietario Adorno sul mancato impegno da parte della Sovrintendenza (nella persona di Paolo Orsi) di porre mano agli interventi di restauro, per i gravi crolli avvenuti all'interno dell'immobile. Scrive Adorno: "Quale potenza magica ed occulta vi vieta dal dar corso alla vostra ultima intima?"
Anni '50: Abbattuto il corpo di fabbrica che si ammorsava ad est del prospetto. In catasto a tutt'oggi figura ancora la particella urbana n.991 del Foglio 172 per omessa denuncia di demolizione.

1960 ca: I locatari abbandonano l'edificio le cui condizioni statiche costituiscono un pericolo reale, a causa delle precarie condizioni dell'edificio.
1971: " Si vuole smontare a Ortigia la faccia di palazzo Montalto" per ricostruirla altrove: così si leggeva nel quotidiano La Sicilia del 1 settembre di quell'anno. Per fortuna una simile proposta non fu mai portata a compimento.
Anni '80: Rafforzamenti ulteriori alla struttura e realizzazione dei contrafforti in muratura.
1984: La Sovrintendenza ai Beni Ambientali Architettonici e Storici della Sicilia orientale dà inizio ai lavori di ristrutturazione.
1999: Nell'odierno Catasto l'immobile figura alla partita 1007227 - foglio 172 - n. 989 sub. 2 intestata al Comune di Siracusa, al quale pervenne giusto decreto di espropriazione n. 48355 del 24-5-1988, trascritto il 10-12-1994 al n. 4791.

Piazzetta dei Gracchi (oggi Via dei Mergulensi), in una rara immagine di inizio secolo - Collezione 0. Scolaro.



"La Sperduta" non esiste più. Per quella "forza operosa" del Fascismo, anche la mia, come tutte le città d'Itcdia, sta trasfor¬mando la fìsonomia, eh 'io chiamerei di vedova decrepita, per assumerne un 'altra, nuova, bella, ariosa... Quel quartiere, ora distrutto, era un vero labirinto: un mare di casupole e catapecchie aggrovigliantisi in un modo così strano che c'era da smarrirsi per davvero.
(... jQuando esisteva la "Spirduta " il magnifico palazzo Montalto, pur elevandosi su quel mar di casette, ne rimaneva, direi piuttosto, soffocato; e per l'angustia dello spazio e per le viuzze aggroviglintisi a guisa di serpi, lo studioso evocatore d'antiche opere, non di rado andava in cerca d'un cantuccio, dal quale potesse ammirare quel miracolo di architettura del secolo XIV, in mezzo a tanta corruzione operata dagli anni. E in quel palazzo, dimora un tempo d'illustri personaggi, viveva all'epoca in cui siamo con la nostra storia, una famiglia ricchissima, oriunda di un paesello, distante poche miglia dalla nostra città... la fami¬glia Gelo. (Dal romanzo La Spirduta di Domenico Foti, 1930)
Anno presunto dell'ultimazione dei lavori.
1693: Probabili danni alla scala e alla loggia a causa del terremoto.
Racconta Serafino Privitera che durante l'epidemia di colera "fu eretto un ospedale provvisorio nella vetusta casa Montalto".ppiamo dal canonico Nunzio Agnello che "Stabiliti tra noi i P.P. della Missione, trassero seco le Figlie della Carità nel 1854, le prime a vedersi in Sicilia, che furono accolte dall'Arcivescovo Angelo Robino, e vennero collocate nel Palazzo Montalto e poi nella Casa degli Esercizi, ove attualmente abitano" (da II monachismo in Siracusa, 1891).Primi interventi sulle murature con opere di rafforzamento metalliche.del 23 settembre di quell'anno un significativo foglio volante a stampa scritto e pubblicato da Achille Adorno e di recente pubblicato da Cesare Samà (Sirbaldone, fatti immagini documenti di Siracusa, 1992). Questo documento testimonia, da un lato il frazionamento della proprietà del nobile edificio adibito a scopo abitativo e dall'altro lo scoramento del comproprietario Adorno sul mancato impegno da parte della Sovrintendenza (nella persona di Paolo Orsi) di porre mano agli interventi di restauro, per i gravi crolli avvenuti all'interno dell'immobile. Scrive Adorno: "Quale potenza magica ed occulta vi vieta dal dar corso alla vostra ultima intima?"50: Abbattuto il corpo di fabbrica che si ammorsava ad est del prospetto. In catasto a tutt'oggi figura ancora la particella urbana n.991 del Foglio 172 per omessa denuncia di demolizione.ca: I locatari abbandonano l'edificio le cui condizioni statiche costituiscono un pericolo reale, a causa delle precarie condizioni dell'edificio.Si vuole smontare a Ortigia la faccia di palazzo Montalto" per ricostruirla altrove: così si leggeva nel quotidiano La Sicilia del I settembre di quell'anno. Per fortuna una simile proposta non fu mai portata a compimento.80: Rafforzamenti ulteriori alla struttura e realizzazione dei contrafforti in muratura.1984: La Sovrintendenza ai Beni Ambientali Architettonici e Storici della Sicilia orientale dà inizio ai lavori di ristrutturazione.Nell'odierno Catasto l'immobile figura alla partita 1007227 - foglio 172 - n. 989 sub. 2 intestata al Comune di Siracusa, al (piale pervenne giusto decreto di espropriazione n. 48355 del 24-5-1988, trascritto il 10-12-1994 al n. 4791.


A PROPOSITO DI PALAZZO MONTALTO
tratto da SIRBALDONE di Cesare Samà

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Cose  dell'altro mondo !
Sotto un governo truffaldino e immorale qual'è quello del bell'Italo nostro Regno, tutto è possibile, e dal losco affare riflettente le oramai famosissime Convenzioni marittime, può discendersi anche sino a quello certamente meno lucroso, ma niente affatto men scandaloso, riguardante il monumentale, edifizio del Palazzo MontaIto di Siracusa.
Questo pregevolissimo fabbricato - Monumento Nazionale - tanto ammirato da studiosi e touristes di tutto il mondo, è patrimonio privato di parecchi cittadini, ma per la conservazione del medesimo vigilano le leggi e i regolamenti vigenti nella circoscrizione territoriale del Regno.
Le condizioni di stabilità di questo vetusto Monumento, non potrebbero essere più allarmanti e le diligenti ispezioni ad esso fatte da autorevoli ed esperti architetti quale il fu Comm. Ing. Sig. Giuseppe Rao da Palermo, Direttore per la Conservazione dei Monumenti della Sicilia, Ing. Cav. Giuseppe Giambanco, Ing. Gaetano Cristina, sono state concordi nel ritenere il fabbricato, pericoloso e cadente. L'Ing. Capo del locale ufficio del Genio Civile, che per disposizione Ministeriale, or è qualche tempo, dovette eseguire un diligente esa¬me del monumentale edificio, lo dichiarò in imminente pericolo di rovina e ne consigliò anzi la espulsione degli abitanti. (Vedasi pratica giacente in Prefettura).
Il noto Cav. Sebastiano Arezzo e uno dei maggiori comproprietari del monumentale edifìzio, però egli — è fatto così —  ... vuole intender le cose, cioè dico meglio le leggi, a modo suo, e crede per esempio, che lo Stato ha lo stretto obbligo di acquistare, la porzione del suo immobile, o al prezzo che a lui più torna gradito, e pertanto assolutamente non permette, che se, ne altri, si attentino a mettere una sola cassuola di calce, per rinsaldare i cadenti muri del pregevole e vetusto Monumento.
Sorse quindi per questo, la temeraria lite tra lui e lo Stato, lite che ebbe principio innanzi al nostro Tribunale e fine innanzi la Suprema Corte, con la soccombenza completa del Sig. Arezzo.
In seguito allo espletamento di questo giudizio, in data 7 Maggio corr. anno la R. Soprintendenza pei Monumenti della Sicilia, notificava al sottoscritto, altro comproprietario del Palazzo Montalto, e che sempre aveva prestato piena acquiescenza alle determinazioni Ministeriali, la seguente ordinanza:
Signor Achille Adorno-Siracusa.
« Essendo già trascorso il termine assegnatole con« l'atto 10 Marzo u. s. intimatole a mezzo………
« e conformato con l'altro mio del 14 Aprile u. s. notificatole per…………senza che Ella abbia
« iniziato i lavori di restauro al Palazzo Montalto, in « questa, si previene col presente che i lavori stessi
« saranno eseguiti a cura di questa Sovraintendenza, « salvo rivalsa della spesa, a norma di legge, contro
« la S. V. e gli altri comproprietari dello immolale.
« Mi riserbo preavvisarla del giorno e dell'ora in « cui si presenteranno sul posto i funzionari tecnici di
« questa Amministrazione, con gli operai per il cominciamento dei lavori in parola.
Il Soprintendente—P. Orsi
I lavori però cui è cenno nella anzi riportata ordinanza, non furono affatto iniziati, e pertanto ieri sera verso le ore21, a molti defili abitanti del vetusto fabbricato, toccò assistere, in preda al più indicibile orgasmo, allo sconfortante, spettacolo di vedere una pioggia di nuovo genere, una pioggia cioè di pietre e terriccio, che staccandosi dall'alto dei muri interni del fabbricalo, veniva a cadere giù nel sottostante androne.
Ieri sera stesso poi si apprese la scandalosa nuova, che quantunque il Sig. Arezzo fosse, rimasto giudizialmente battuto in tutte le sue strambe pretese, pure una rigida consegna era stata impartita, quella cioè di lanciar passare e tutto dimenticare.
Or mi sia concesso di muovere qualche domanda al Comm. P.Orsi R. Soprintendente per i Monumenti di Siracusa e Catania:
Dopo tutto quanto e stato da Voi fatto, credete Voi o egregio Signore, che sia una bella figura quella che ora vi si fa fare?
       --Quale potenza magica ed occulta vi vieta dal dar corso alla vostra ultima intima?
--E se domani, Iddio noi voglia, dovesse succedere il crollo dello edilizio, credete. Voi illustre, scienziato di poter riuscire a sfuggire alla responsabilità civile e penale che verrebbe a gravarvi?!!
          Al dormiente Prefetto Borselli, e al Sindaco Comm. Toscano ricordo poi, che in seno alla legge Comunale e Provinciale deve esistere un articolo che riguarda appunto i provvedimenti urgenti da adottarsi per i fabbricali riconosciuti pericolanti, come per esempio il Palazzo Montalto.
Equesto per oggi.
                                           Siracusa li 23 Settembre 1909
                                                                               ACHILLE ADORNO
                                                                                                  Pubblicista
159) - Foglio volante a stampa scritto e pubblicato da Achille Adorno a proposito di Palazzo Montalto (1909).







 
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