palazzo Oddo - palazzi di pregio

Antonio Randazzo da Siracusa con amore
Palazzi di pregio
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palazzo Oddo

O

PALAZZO ODDO

tratto da:Ortygia 2 illustrazione dei quartieri della citt\'e0 medievale di Paolo Giansiracusa (Dicembre 1981)

Opera della seconda metà del sec. XVII. Ricorda sia nel prospetto che nell'impianto del cortile e nella distribuzione degli ambienti l'architettura civile vermexiana. La facciata ancora incorniciata dai cantonali a bugnato si presenta semplice e lineare.
L'unico elemento che si discosta nel disegno dai modelli vermexiani, sebbene dal punto di vista plastico ne abbia tutti gli attributi, è il portale con arco trapezoidale
All'interno, al piano nobile è impiantata la loggia a tre arcate: punto di sbocco dello scalone ed elemento di distribuzione e di collegamento per gli ambienti.
Oddo.
Nobile famiglia, che si vuole originaria di Perugia o dai Confalonieri di Piacenza e che, in Sicilia, troviamo nelle città di Vizzini e Siracusa. Possedette i feudi Ferro, Surro, ecc.. Un Bernardino, alfiere della milizia urbana a piedi della città di Vizzini, figlio di Giuseppe,  giurato, capitano e tesoriere della stessa città, a 18 giugno 1724 ottenne di essere reintegrato alla nobiltà di Vizzini. Un Giuseppe fu capitano di giustizia di Vizzini negli anni 1743-44-45; un Andrea tenne la stessa carica negli anni 1746-47, 1750-51, 1752-53 ed un Bernardino la tenne negli anni 1748-49 e 1753-54. Un Vincenzo fu giurato di Siracusa nel 1724-25; un Giuseppe negli anni 1726-27, 1736-37; un altro Vincenzo fu capitano giustiziere di detta città nel 1744-45, senatore nell’anno 1747-48, giurato nobile nell’anno 1749-50, nuovamente senatore nel 1753-54 e capitano di giustizia nel 1755-56; un Giovan Battista fu giurato nobile nel 1755-56; un altro Giuseppe tenne quest’ultima carica negli anni 1782-83, 1786-87, 1790-91; un Corrado Oddo e Salonia fu giurato nobile nel 1785-86, capitano giustiziere nel 1788-89 e nuovamente giurato nobile nel 1792-93.

Arma: d’azzurro, al calice posto nel canton destro della punta, sinistrato da un leone e accompagnato da sette stelle poste in cinta, il tutto d’oro.



Il Palazzo Oddo, posto al numero 106 della Via Roma, è un elegantissimo palazzo tardobarocco tendente al neoclassico, fatto erigere dalla famiglia Oddo (che nel 1700 era una delle più potenti politicamente a Siracusa) nella seconda metà del 1700. Il palazzo a seguito di restauri avvenuti nei primi anni del 1900.

La facciata del palazzo si presenta austera ma elegante, composta tre ordini orizzontali inquadrati da poderosi pilastri a gradoni. Il portale d'ingresso di forma poligonale è piuttosto massiccio e si presenta inquadrato da due pilastri con capitelli tuscanici. Sul portale vi è il bassorilievo che raffigura lo stemma araldico del ramo siracusano della famiglia Oddo. Accanto al portale vi sono due finestrelle quadrate (una per lato) e quattro aperture arcuate (due per lato) sopra cui vi sono rispettivamente degli eleganti balconcini. L'ordine centrale possiede cinque balconi sorretti da mensoloni lisci con apertura rettangolare sormontata da lisci travoni, racchiusi poi da un'inferriata in ferro battuto. Il terzo ordine (coronato da un elegante frontone liscio) possiede altrettante finestrelle che fungono anche da balcone.
L'interno, avente elementi architettonici d'epoca, ospita abitazioni private e esercizi commerciali (tra cui un ristorante).  

Ristrutturazione a cura di Avolio

Tav. XX. - XXI. Riforma del palazzo Oddo a Siracusa.

(V. L'INGEGNERIA MODERNA Anno XI-N. 1 e le MEMORIE DI ARCHITETTURA PRATICA - Voi. I. Fasc. XII)
Il Palazzo Oddo che fu ricostruito dopo il terremoto del 1693, appartiene attualmente alle famiglie Ardizzone, Barresi e Sipione, ciascuna delle quali ne ha una parte.
Fino a pochi mesi addietro lo stabile era in stato deplorevolissimo e pericolante. L'incarico di studiarne il restauro coll'aggiunta di un piano, venne affidato al nostro Architetto, Avolio dal Commendatore Luigi Sipione. Il progetto se piacque al committente, incontrò opposizioni di ogni sorta da parte degli altri proprietari, dal Municipio e dall'Ufficio per la conservazione dei monumenti: ma lo Avolio col suo carattere risoluto e battagliero, seppe vincere ogni ostacolo ed il lavoro di restauro per la porzione di proprietà Sipione è ormai un fatto compiuto, e giova sperare che il buon esempio sia presto seguito dagli altri interessati, affinchè lo stabile si presenti uniforme a decoro della via Roma l'architetto dovette rafforzare con ferri e catene tutto l’edifizio per assicurarne la stabilità: la tanto temuta sopraelevazione, per avere un nuovo piano abitabile non fu che di 90 centimetri. Se l'Architetto stesso modificò alcun poco le linee architettoniche primitive i sacrificò alla stabilità qualche curioso particolare, seppe conservare carattere di grandiosità al vetusto palazzo vegliando, com'è suo costume, con solerte ed appassionata cura alla perfetta esecuzione di ogni operi murata.
E notevole osservare come tutti i lavori di restauri furono condotti senza recar disturbo alla viabilità, senza che le famiglie ed i negozianti che abitano in quella casi abbiano dovuto sloggiare od interrompere il loro traffico,
L'appalto fu assunto dalla Impresa Agati e Sabbio,
L'ammontare dei lavori di muratura, legname e ferro ascesero a L. 27,000.
Le decorazioni delle volte furono eseguite per cottimo dall'artista Bracciante.




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