palazzo Impellizzeri Maestranza - palazzi di pregio

Antonio Randazzo da Siracusa con amore
Palazzi di pregio
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palazzo Impellizzeri Maestranza

I
palazzo Impellizzeri, via della Maestranza, civico n.99, del XVIII secolo, contraddistinto da tre ordini architettonici, fantasiose balconate ed un interessante frontone con il fregio sopra il balcone principale datato 1894. All’interno, nella pavimentazione policroma, la lettera "G" della Loggia massonica di appartenenza e stemmi dei casati.

stemma disegnato in una delle stanze del piano nobile del palazzo di via Maestranza

Questa nobile e chiara famiglia corrottamente denominata fra noi Impellizzeri, al dir di Mugnos e del Minutoli fiorì ne' regni di Castiglia e di Valenza; e portata venne in Sicilia da un Antonio Impellizzeri cavaliere valenziano, i di cui figli furono a servigi di rè Martino 1392.
Un 2° Antonio si stabilì in Genova, rendendosi progenitore della famiglia Impellizzeri di Genova, e due suoi figli Pietro e Giovanni passarono in Modica col carico di governatori 1486.
Commendansi: un Francesco maestro razionale della Camera Reginale della regina Bianca stabilendosi in Siracusa; un Paolo di lui figlio capitano della milizia in detta città 1485; altro Paolo barone di s. Giacomo Belmineo, quindi progenitore de' baroni di san Giacomo e del Burgio; un Tommaso investito di detti titoli 1680, castellano di Noto, percettore regio del vallo, ed erede per la madre Landolina de' feudi di Buxello, Ragalcia, Spinagallo, Berausi e Cadedi.
Dal Villabianca poi rileviamo un Antonio Impellizzeri marchese di Camporeale investito 1682, cui successe Stefano di lui nipote investito 1726. Vanta dei cavalieri di Malta, come un fra' Francesco 1617, altro fra' Francesco e fra' Tommaso 1645, ed un fra' Mariano 1669.
Arma: d'azzurro, con un pesce d'argento natante in un mare agitato d'azzurro e d'argento.
Corona di barone.


 




  

               NOTO                                 


Siracusa via Gelone ieri oggi via Vittorio Veneto

palazzo Impellizzeri    



al suo posto oggi



    


Tratto da:
PALAZZO IMPELLIZZERI,
"L'AVVENTURA"DEL RESTAURO
a cura di
Carmelo Cusmano, Claudio D'Attila
I PALAZZI DI ORTIGIA
di Gaetano Renda
Nonostante il patrimonio orchitettonico medievale di Ortigia sia stato occultato dalle successive trasformazioni e dai terremoti è ancor oggi possibile riconoscere parti di esso celate in corpi edilizi che nel tempo hanno mutato il loro aspetto e l'originario carattere. Non è difficile osservare, percorrendone le strade, elementi di fattura medievale inglobati in apparati decorativi disomogenei risalenti allo riconfigurazione successiva ai terremoti.
Procedendo per analogie e comparazioni stilistiche si cercherà di tracciare un quadro evolutivo attendibile del Palazzo Impellizzeri; l'operazione è possibile attraverso la comprensione dei dati storici, il riconoscimento di elementi comuni e di affinità tra motivi architettonici.
Uno degli edifici dove è possibile ravvisare l'espressione architettonica tipica del periodo medievale è Palazzo Bellomo grazie alla severità delle linee dell'impianto e la solennità della struttura che ne denunciano l'appartenenza.
Palazzo Bellomo è una testimonianza d'opera d'architettura palazziale federiciana, appena successiva a Costei Maniace, caratterizzata dalla convivenza di due fasi costruttive: quella d'età sveva, identificabile nella struttura bastionata del pianterreno ("chiavi spaccate") e quella successiva della fase di ricostruzione tre-quattrocentesca del piano superiore.
Il corpo orientale è stato abitato per più di tre secoli dalla famiglia Beliamo e nel settecento fu venduto al contiguo Monastero Benedettino; il corpo occidentale è una costruzione trecentesca in origine appartenente al Barone di Cassare Pietro Parisio e successivamente ceduta al Monastero di San Benedetto.
All'esterno la fabbrica ha perduto le sue originarie sembianze a causa delle trasformazioni subite in seguito al terremoto del 1693.
Testimonia l'antico aspetto la zona bastionata del pianoterra con la salda compagine muraria tessuta da trama di conci quadrati (7,5 m d'altezza). Vi si aprono il portale marmoreo, le due finestre a feritoia (originali), e una monofora rettangolare. L'edificio comprende un piano superiore separato da quello inferiore, nel prospetto, do cornice che lo divide in due parti. Nel piano superiore, la teoria di grandi bifore e trifore sono dovute alla ricostruzione quattrocentesca così come il patio interno occupato dalla scala a cielo scoperto. L'edificio svevo doveva avere impianto planimetrico a ferro di cavallo, con atrio fiancheggiato da portico con porte ogivali che lo mettevano in comunicazione con l'interno.
Un altro edificio che testimonia un passato costruttivo di epoca medievale nelle sembianze attuali è Palazzo Gargollo. Appartenne alla famiglia Gargallo dal XVIII secolo; non si conosce la famiglia che promosse, probabilmente nel quattrocento, la sua costruzione. Lo facies esterna attuale risente fortemente dei restauri condotti dall'Arch. Fichera nel 1939 che ne ha alterato fortemente l'aspetto rendendo difficile l'individuazione delle parti originarie.
Le tracce di un organismo medievale sono riconoscibili nel patio interno, attorno a cui il palazzo si sviluppa con due elevazioni. A piano terreno erano allocati i servizi e in quello superiore le abitazioni e gli ambienti di rappresentanza. La scala scoperta, con andamento spezzato, è caratterizzata dalla cornice mistilinea che ripropone all'esterno il profilo dei gradini. La scala permette l'arrivo in un ballatoio sorretto da tre ampie arcate.
Nel piano nobile il paramento presenta delle bifore, in maggior parte non originarie. Il palazzo si completava con l'annesso viridario.
Anche il Palazzo Nova, secondo attendibili motivi storici e stilistici, viene datato dall'Agnello tra la fine del XIV e i primi del XV secolo. L'edificio ha subito .il rifacimento barocco perdendo l'aspetto originario soprattutto nel prospetto. Questo si presenta spartito do cornice priva di decorazioni. Nella elevata zona basamentale oltre il portale gotico dal sobrio archivolto, si dispongono allineate tre finestrelle strombate. Sempre nel basamento è un secondo portale di modeste dimensioni rispetto a quello di ingresso. All'interno una porticina con stipite sormontato da architrave con lunetta cieca chiusa da arco ribassato testimonia il trapasso all'architettura quattrocentesca.
Altra testimonianza di questo trapasso può cogliersi al Palazzo Daniele- Abela in via Mirabella, dove la imponente severità della cosa feudale è mitigato dagli elementi dettati dall'influenza spagnola. Il prospetto originario è stato stravolto dalle trasformazioni barocche. Il palazzo conserva ancor oggi una bifora nel secondo livello del prospetto; nel basamento, di notevole altezza,,si riconosce la tipico struttura bastionata ottenuta dove si inserisce la sagoma di un ampio portale con ventaglio di cunei a raggiera, dallo curva
ogivale definito con ampio costolone. Nell'atrio del palazzo si conserva la scala quattrocentesca o cielo scoperto, con la caratteristica decorazione seghettata. L'accesso al piano superiore è preceduto da una leggiadro loggetta, formata da quattro archi a pieno centro, con colonnine poligonali.
Interessante risulta l'individuazione delle sobrie sagome gotiche delle finestre e del portale marmoreo nel lato nord del Castello Maniace. L'organismo costruito nel 1239 do Federico II conserva tali elementi dell'originario aspetto. Dello stesso periodo sono i resti del portale e della trifora del lato ovest.
Il palazzo dell'ex Camera Reginale risate al XIV secolo, sede del Parlamento istituito nel 1302 da Federico e presieduto da Costanza d'Aragona. E' palese il riferimento ai modelli residenziali catalani dell'edificio con impianto originario planimetrico del XIV secolo, ancora riconoscibile nonostante le successive modificazioni abbiano compromesso irrimediabilmente l'organizzazione primitivo. Del superbo palazzo trecentesco oggi sopravvive solo parte della cortina muraria e il portale cordonato che si apre nella parte centrale. Le abitazioni all'interno non hanno nulla in comune con la strutturo originale.
Il manufatto presenta nella via Consiglio due bei portali archiacuto entrambi di notevoli dimensioni, a testimonianza dell'aulicità del luogo.
Uno dei più prestigiosi palazzi della Siracusa medievale è Palazzo Mergulese-Montalto con il suo paramento murario segnato da cornice marcapiono dentellata al di sopra della quale si aprono uno bifora, una trifora e uno monofora.
L'apparato decorativo è ricco e pregevole. Il paramento murario dalla tessitura compatta nel basamento presenta un portale archiacuto di ingresso. All'interno l'atrio con scalo scoperta ha subito l'inserzione di un corpo porticato rinascimentale.
Il Palazzo Chiaramonte in via Landolina risale al XIV secolo e rappresenta un interessante esempio dello stile architettonico della potente famiglia siciliana. Si tratta di un edificio compatto, bastionato e dalla palese articolazione difensiva. La facciata a conci calcarei a vista, non mostrava originariamente aperture al piano terreno, mentre il piano superiore era illuminato da una splendida bifora, unica sopravvissuta ai rifacimenti sopravvenuti nel corso dei secoli. L'edificio è coevo al Palazzo Montalto nonostante si differenzi da quest'ultimo per l'apparato decorativo sobrio e privo di eccessi: le bifore hanno spigoli vivi e cornici appena sagomate.
Anche il Palazzo Lonza in Piazza Archimede, nonostante gli ampi rimaneggiamenti, conserva il suo aspetto medievale riconoscibile attraverso la presenza di strette bifore, la fitta cortina muraria e le esili colonnine. Nel prospetto semplice ed austero si distingue una finestra con archetti trilobati, elemento originale trecentesco. L'apparato decorativo risulta per la maggior parte ampiamente modificato in epoca successiva.
Sempre a piazza Archimede nel Palazzo della Banca d'Italia detto anche Casa delle Orsoline, si riconosce un'originaria struttura medievale nel muro della corte e nella scala interna del cortile, a due rampe di chiaro gusto catalano.
Anche il Palazzo Abela in via Cavour risale al XIV secolo e conserva una porta ogivale e due finestre strombate. L'ingresso originario non è più esistente perché eliminato dai rifacimenti barocchi. Anche il caratteristico scalone scoperto del cortile non è più esistente mentre è visibile il loggiato a colonne tortili, frutto di un intervento del seicento.
Anche il Palazzo Greco in Ortigia presenta elementi strutturali medievali individuabili nel portico e nel loggiato interni.


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