Arsì Lucia - Galleria Roma Siracusa

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Lucia Arsì

Quando – accade raramente, ma accade – l’occhio della tua mente si distrae e non t’avvedi che la tazzina fedele è lì con il caffè spumeggiante e che la brezza accarezza i capelli perché la tendina cede benevola il passo,eh…sì… in quell’attimo l’attorno svapora, quell’attimo divorzia col Tempo e tu veleggi ed entri nei meandri fondi ove non abitano codicilli né lo scettro accompagna i potenti.
Lì c’è Mnemosine, mamma di tutte le arti. E’ proprio lei a sventagliare all’operaio della penna Memorie, immagini algide o sfavillanti, immagini riposte ma mai cancellate.
In quel buio labirinto, perduto o sperduto ma necessario per il salvataggio di sé e dei tanti che sonnecchiano, s’intrufola l’abile artista e va va per sentieri tortuosi, per boscaglie ove- nessuna risposta a tale perché – affiora un barlume, ove un tonfo stona l’udito e tu leggi il chiaroscuro che ti fa dire di sì sì sì al mondo, anche a quello coperto di rovi e di ossa trucidate e sconci liquami.
Ora…un’immagine si stacca dal fondo – mirabile incanto dell’Eterno - va dal foglio e lo impiastra di morfemi che danzano al ritmo del cuore, mentre l’abile regista dirige le pause. E in ogni pausa la luce di un buio sempre più fitto.

Lucia Arsì
Lasciami
Lasciami, ti prego e solo per un po', padrona del mio dove. E non intendo la cella sputacchiata da lampi sclerotici. Sgomitolare dall'apice giù...giù sino all'ultimo gradino e a destra dirigermi, divaricare le gambe e poi stendere il braccio, carezzare la nebbia, sventagliare le dita, sentire le ombre e volare all'insù e poi rotolare rotolare, empirmi e difendermi da te... dall'altro, gli altri.
Lasciami un po' di spazio e non intendere
il luogo...gli incontri...i nostri...lì
ove tende, lenzuola, suoni addomesticati dai sensi
ove il tutto, tutto folleggiava
e lì non cigolavano ombre.
Lasciami un segmento di tempo e non il tempo
il nostro.. .privo di clessidre,
sensatamente insensato quando eravamo senza esserci.
Ti prego, misura il recinto di tempo che occorre
per depennarti e almeno quello
regalamelo!


Che strana cosa sei !
Che strana cosa sei!
Rotoli dentro di me.Informe.
E sai quando ?
Nelle mie lunghe notti affollate
-i contorni fumosi,sbiaditi
e stamberghe lì e sassi e cortei
ove l'uno si confonde con l'altro
ed io mai mai così lesta a sottrarmi.
Che strano essere sei !
Piombi dentro di me.Improwiso.
E sai come?
Con la temperanza dei tuoi ritmi costanti,
al pari di un segugio incallito
pianti sui tasti le dita, pur contro mia voglia,
e premi premi,
avvinta io dai tuoi ritmi cadenti.

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