Sofia Corrado - Galleria Roma Siracusa

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Sofia Corrado

bosco d'amore
Guttuso a Ortigia  di Corrado Sofia

Dai primissimi anni della sua giovinezza, dai tempi della Fucilazione di Garcia Lorca e della Crocifissione, Guttuso ci trasmette messaggi. Le radici che affon­dano nei suoi colori riaffiorano come idee attraverso i contrasti che riesce ad ottenere. Nella febbrile voglia di ricavare archetipi dagli avvenimenti e dai tormenti dei nostri giorni occorre riconoscergli l'aspirazione costante e il me­rito di produrre e proporci idee. È significativo che il suo Bosco d'amore quasi come un incunabolo appaia sugli spalti di una città di frontiera della vecchia Europa, nella punta meridionale di Ortigia, in un momento critico per le sorti dell'Europa e dell'intero pianeta. Il richiamo consiste nell'invito perché sull'amore non prevalga la corsa insensata verso gli oscuri obiettivi nei quali l'umanità sembra avviata e coinvolta.

Non ci sono colombe sui rami e sull'erba di questo giardino; si può dire che volano più in alto del comune manifesto politico. Vi è narrata la storia della donna e dell'uomo, spogliati dagli abiti tradizionali, interamente immersi nell'aura delle voluttuose brame sensuali, delle gelosie, delle disperazioni reci-proche. Sotto l'ombra di un antico fusto arboreo, alla cui corteccia si avvolge il serpente, troviamo strettamente avvinti i primi due esseri del paradiso per­duto; da lì la parabola corre fino alle meditazioni del vecchio che contempla il fiume della vita di cui non ha saputo o non gli è stato possibile cogliere tutte le ebbrezze, intento adesso a riflettere sulle occasioni mancate e allarmato dai pericoli che vede addensarsi all'orizzonte. C'è la fanciulla al primo incontro con l'innamorato, venuto a porgerle una rosa. Un innamorato timido, forse ancora innocente. C'è la donna ambiziosa, raffinata, elegante, che si compia­ce di essere contesa da due amanti; ci sono altre figure mollemente, follemen-te distese ai margini del bosco. Tutto questo tra i grandi alberi del prato fiori­to, in una natura splendente, giacché l'arte riesce ad accrescere le meraviglie della natura. Rannicchiata in un angolo, una figura femminile veduta in precedenza in altre opere. Su di lei Guttuso ritorna con insistenza. Una donna in preda a pensieri che la rattristano, come l'aveva già ritratta alla maniera di Dùrer dandole per titolo Melancholia nova.

"La malinconia mi fu sempre compagna", dice Guttuso. Qualità peculiare del temperamento siciliano, originata dalla antica mescolanza di razze diverse, introspezione e fatalismo, in cui Oriente e Occidente si fondono, la malinconia è rappresentata da una signora che ha in mano una chiave. Potrebbe es­sere la chiave per scoprire il segreto del dipinto. In un tempo in cui il sentimento dell'amore viene scavalcato dal malcostume, dall'indifferenza, dalla mancanza di morale, dalla barbarie, dal consumismo, come non sospettare che sia questo il motivo dell'accoramento? Per la prima volta, in tutta la sua vasta opera, Guttuso non alza la voce, ed è certamente uno dei pregi del quadro; sembra voglia soltanto comunicare la commovente esortazione a non perdere un bene che stiamo per barattare.

Ha sempre sorpreso nelle sue tele il saper cogliere ed esprimere il proprio tempo, i mutamenti, le insidie, i risvolti del tempo. Nell'assillante registro della cronaca che egli compie è racchiusa la storia dei nostri giorni. Egli stesso di­venta un fabbricante di storia mettendo in risalto i particolari momenti della generazione alla quale appartiene, facendo nascere, col suo contributo cultu­rale, nuovi indirizzi di storia.

Da quando il padre agrimensore gli insegnò a conoscere la terra lavorata dai braccianti, il suo cammino è un ininterrotto viaggio verso l'amore, invocando l'amore in tutto quello che gli avveniva e gli avviene di disegnare, non soltanto nel fisico delle bagnanti, nel nudo di una creatura dalle calze nere, nei ritratti di Mimise, negli occhi di un amico o nella Maddalena della Crocifissione. Sente amore nei passi felpati della tigre che si reca a fargli visita la sera nello studio romano di piazza del Grillo; c'è amore, un senso religioso dell'amore, nel tronco tagliato di un albero di Velate, come testimonia // legno della croce. Il piacevole gusto della vita e la conoscenza e il presentimento della sua fragilità sono evidenti in ogni quadro, anche quando nello spazio aperto di una fine­stra dipinge una nuvola rossa o le cravatte abbandonate sulle tegole di un tetto. Ma mai, come in questo bellissimo bosco verde, il richiamo dell'amore era stato così intenso. Sovrapponendosi alle altre immagini, mai la malinconia del poeta aveva acquistato un significato così veemente, sebbene sottinteso e segreto, sulla tragica aridità dei moti dell'animo. L'amore non era mai stato tanto chiaramente invocato come il solo ponte di salvezza che potrà aiutare ad affrontare le incognite del futuro.

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