Cimino Tommaso - Galleria Roma Siracusa

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Tommaso Cimino

Le parole hanno un peso

Le parole hanno un peso,
la torsione che osiamo imprimervi
le fa scattare in altri lati:
e sbandano, dicono diversamente.
Nel parlarti io cerco dei puntelli che mi tengano insieme, in equilibrio, quei brandelli
della mia persona che vorrei ti ricordassi senza egoismi. Io dimentico le cose.
Dimentico le passioni che ci avvolsero,
poiché le credo già più in alto,
volate in cielo come quando dimentichiamo perfino l'amore.
Somigliano a quei palloni
scappati di mano a bimbi in festa,
di cui mi sono chiesto dove infine cadessero,
con quali evoluzioni
una volta sgonfi, privi d'anima, di fiato.
Mi ricordo sempre di piangere. Dovrei farlo da solo,
quando con la stanchezza
o la disattenzione
vorrei che fossi pronta a sorridere,
che fossi già alle coccole.
Noi ci trovammo insieme
quella volta del latino andato male,
quella volta invece che non si può raccontare,
ed altri miliardi di volte almeno;
ma quando sbaglio, o credo di sbagliare -
come te io sono solo fatto per amare.


Sopravvivere

Quando giro imbambolato dentro l'abitacolo
sul curvone di Fiumefireddo, io
non vedo più niente: annuisco non
alla luce che mi viene di lato, ma all'ordine
che davanti agli occhi mi ricorda
la tua voce: "Non correre".
Sono solo dentro una macchina che mi porta
lontano dalle tue labbra: vado verso
lo Stretto, Vannojo, il siddio - dico io, dici tu -
forse verso qualche risata,
come ai tempi di scuola.
Eppure solo una volta sei venuta con me:
eri bella, e studiavi per me la maniera
di sopravvivere ai centosessanta.
Arrivato quel sabato in classe, non sapevo
più scrivere, mi stordiva sapere
come anche l'amore si condividesse sui
banchi a sentire grammatica e tu a leggere chimica.
Se riuscissi, anche solo un minuto,
a farti vedere con i miei occhi, sarei cieco
per sempre: non sarebbe uno spreco
restare a guardarmi da dentro di te
che fai bella ogni cosa, pure quella più spenta.

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