la cometa verde - Siracusani

Vai ai contenuti

Menu principale:

la cometa verde

R-siracusani > RACITI GIOVANNI

LA COMETA VERDE




E’ già “Memoria Storica” questa foto aerea: quando la spiaggia era per tutti e senza le odiose transenne, quando il porticciolo era libero da pontili e pontiletti e chi aveva una barchina poteva ormeggiarla senza pagare nulla a nessuno, quando la piazza era curata, quando il treno passava tra le case e a nessuno venivano crisi di nervi perché il passaggio a livello era chiuso. E’ ancora quasi tutto intatto in questa foto, tranne qualche palazzone e l’ampia banchina di cemento al posto di alghe e cespugli dove negli anni 50 sostavano barche o carretti. A quello spazio si poteva comodamente accedere attraverso una comoda apertura nel muretto.
Su quella diga foranea, da poco costruita, involavo i miei primi acquiloni, “a cumeta”. Li costruiva un simpatico vecchietto coi baffoni in un piano terra ad angolo col ponticello, proprio di fronte alla casa dove sono nato. (forse Raffaele)
Sulla carta oleata verde, disponeva le canne da lui stesso tagliate e posizionate a mo’ di arco e freccia. Poi con dei triangolini fatti con la stessa carta, incollava le estremità sul grande rombo con colla di farina (altro che Scotch…). Era bello vederlo costruire sotto ai miei occhi. Le uniche modifiche che mi faceva mio papà, riguardavano le sperimentazioni sulla lunghezza della coda che poteva dare più o meno stabilità alla cometa. Si aggiungevano o toglievano anelli o festoni sino a trovare la lunghezza ideale per un volo stabile. Quella banchina alle quattro del pomeriggio era l’ideale. Niente pali o cavi elettrici, fonte di sicuro impiglio e il venticello da levante perfetto, costante, misurato. Ma quel venticello portava con sè profumi di alghe, di mare, di scirocco, (non c’era ancora la fogna) il rumore carezzevole delle piccole onde di fuori che si infrangevano sulla scogliera….è così che dopo oltre sessant’ anni lo ricordo di più della mia cometa verde.
Il filo color marrone-porpora si avvolgeva su un bastoncino e si raccoglieva muovendo la mano a forma di otto. Ma era un lavoro che faceva mio padre, io ero troppo piccolo, avrei potuto perderlo, la mia sola partecipazione era concentrata all’ammirazione estatica, stupita, della mia cometa che, tra le mani sembrava enorme e ora la vedevo lassù in alto dondolarsi dolcemente al vento, piccola piccola. Qualche volta toccavo il filo e attraverso le sue vibrazioni mi figuravo di essere anch’io lassù mentre si dondolava…un po’ a destra, un po’ a sinistra. Mia madre ci osservava dal balconcino…
Ma torniamo con i piedi per terra…
Nella foto si vedono bene dall’alto i famosi “quartini” delle lottizzazioni di fine 800 e inizio 900 della borgata Santa Lucia di cui parla in modo così interessante, quasi un racconto, il Prof. Salvatore Adorno nel suo libro. Quartini che, con le modalità di vendita previste dal lottizzatore, misero in condizione anche il ceto medio di poter realizzare la propria casetta.
Quanta storia sulle nostre pietre che guardano il mare…! State attenti Amministratori, leggete, leggete, leggete, prima di deturpare in modo irreversibile.
Un volume, quello di Adorno, che ho già letto due volte e che consiglio ad ogni vero siracusano. Mi riferisco alla prima edizione (in foto). E’ uscita una seconda edizione con titolo diverso e contributi di altri studiosi, ma nella stesura a “quattro mani” il libro perde la originaria fluidità del racconto storico pur mantenendo informazioni precise e ben documentate. Quindi cercate il libro…verde.
Giovanni Raciti


 
Torna ai contenuti | Torna al menu