Leone Luigi Cuella - Siracusani

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Leone Luigi Cuella

L-siracusani
LUIGI LEONE CUELLA
Tratto dal testo di Piero Fillioley:


Fra gli antichi libertari c'era una volta Luigi Leone, a Siracusa. Si può iniziare così, come una favola, il bozzetto di questo personaggio della storia patria. Esige però avvolgersi nella sua utopia. Questo disegno è cavato dalla mia memoria. Non si rintraccia una fotografia di lui come accade per gli esseri umbratili, che resistono alla vanità della propria immagine. La memoria collettiva, perciò, non ha altro che il toponimo dato a una piazza della città, perdipiù, quell'aggiunta del cognome Cuella fa pensare agli ignari che Luigi Leone fosse il doppio nome di battesimo. Invece, Cuella era il cognome della madre: Luigi Leone si serviva per distinguersi dai tanti omonimi di quel tempo.
Egli, nasce in una famiglia ricca il 5 novembre 1860: alba dell'annessione della Sicilia all'Italia. L'anagrafe sembra già il segno di un destino. Luigi Leone varcherà, infatti, i confini dello Stretto con la personalità propria di sognatore politico e di umanista. Giovinetto, aveva attinto il classicismo da un altro grande uomo di cultura e patriota siracusano, Emanuele Giaracà. Poi, Leone studia giurisprudenza a Napoli con docenti illustri come Bonghi, Bovio, Imbriani; diventa avvocato egregio e anche pubblicista. Scrive nelle pagine culturali di tanti giornali; ne fonda uno e lo dirige, «11 Convivio», che avrà la collaborazione di insigni letterati. Si lega di amicizia con Vincenzo Morello, grande giornalista, anima ribelle, divenuto famoso nel mondo con lo pseudo¬nimo «Rastignac». Le liriche di Luigi Leone ebbero recensioni lusinghiere di Pitrè, di Arturo Graf e perfino di Fogazzaro. Purtroppo, manca una raccolta, salvo quella esigua che riuscì a comporre Mario Tommaso Gargallo nel 1901.
Luigi Leone aveva vissuto le vicende del socialismo primogenito e le conseguenze giudiziarie e persecutorie insieme a Barbato: costretto a emigrare a Malta per sfuggire alla cattura, le liriche più struggenti di Leone sono appunto quelle dell'esilio, intitolate «Le Maltesi». L'attività politica di lui continuò a fianco del tribuno catanese Giuseppe De Felice e del concittadino Eduardo Di Giovanni. Ma l'azione umanitaria famosa resta la donazione che Leone fece di un suo fondo agricolo alla città per creare spazi, strade e case che dessero respiro alla gente, tutta ristretta allora dentro Ortigia.
Così nacque la borgata Santa Lucia. Leone volle in essa una strada intitolata alla Libertà. L'unico tradimento della vita, Leone lo consumò contro la propria ricchezza. Vi rinunziò con la voluttà dell'asceta. Poteva dirsi folle, Luigi Leone che tanto somigliava nell'agire a frate Francesco d'Assisi?
Io, ragazzo, ricordo l'abbraccio di Leone alla nonna mia materna, in lacrime, all'annunzio dell'uccisione di Giacomo Matteotti: un lutto che stremava insieme l'intellettuale e l'operaia. Poi, quando mi accingevo agli studi di giurisprudenza, Leone, già vecchio e malandato, mi disse: «Se farai il penalista, ricorda che non prevalga il denaro sul dovere». Un giorno, nel viale alberato della «casina» dove il fratello di mia madre (che era stato suo allievo) lo ospitava, Leone recitò Pascoli: «Uomini, pace! Fate che le braccia non sappiano la lotta e la minaccia».
Spuntavano all'orizzonte del Paese le nuvole bellicose nazifasciste. Forse ho detto molto di me in questo ricordo di Luigi Leone. Ma da lui ho avuto emozioni intense, quali non si possono oggi immaginare: il rigore morale, la felicità del poeta, la vita nell'utopia. Leone morì indigente in un letto dell'ospedale. Era il 1938. Il destino risparmiò al vecchio socialista l'angoscia della guerra presagita.
da Wikipedia:
Luigi Leone (Siracusa, 1858 – Siracusa, 17 ottobre 1938) è stato uno scrittore e politico italiano.
Luigi Leone nacque a Siracusa (in Ortigia) nel 1858 in via Resalibera nella casa detta "dei liuni" da una famiglia ricca e benestante. A 18 anni era un giovane dotato di una cultura straordinaria che continuò sempre ad ampliare ed approfondire. Trascorse la giovinezza tra Siracusa, Napoli, Roma e Firenze inserendosi nella vita letteraria del tempo. Studiò legge a Napoli e nel 1880 pubblicò odi e poesie fondando a Siracusa la rivista letteraria L'Alba.

Nel 1882 lasciò Napoli alla morte del padre Antonino, avvocato, e si laureò in giurisprudenza a Catania per intraprendere l'attività nello studio legale ereditato dal padre.

Nel 1883 fondò e diresse la rivista Il Convivio.

Fu eletto membro del Comitato Centrale dei Fasci Siciliani per la provincia di Siracusa il 21 - 22 maggio del 1893 durante il Congresso di Palermo, insieme a Giacomo Montalto per la provincia di Trapani, Nicola Petrina per la provincia di Messina, Giuseppe De Felice Giuffrida per la provincia di Catania, Antonio Licata per la provincia di Girgenti, Agostino Lo Piano Pomar per la provincia di Caltanissetta, Rosario Garibaldi Bosco e Bernardino Verro per la provincia di Palermo.

Partecipò alla riunione del Comitato Centrale tenutasi a Palermo il 3 gennaio del 1894 per la redazione del manifesto del "Lavoratori Siciliani" pubblicato con la data del 4 gennaio del 1894, il giorno stesso della proclamazione dello stato d'assedio per le manifestazioni popolari del mese di dicembre del 1893 che avevano fatto morti in tante parti d'Italia ed in Sicilia.

Sfuggì all'arresto la mattina del 4 gennaio del 1894 travestito da carbonaio diretto al porto di Palermo ove si imbarcò sulla nave diretta a Malta.

Nel 1897 fondò a Siracusa e diresse la rivista culturale Piccola Rassegna, con ambizioni più letterarie che politiche.[2] Nel 1901 fondò a Palermo e diresse la rivista culturale La Domenica. Nel 1912 pubblicò una raccolta di poesie giovanili e nello stesso anno fondò a Siracusa e diresse la rivista Rassegna di Cultura.

Fu repubblicano, socialista e pose come beni inderogabili la giustizia, l'equità e l'emancipazione del proletario ed il diritto di tutti all'istruzione. Fece lunga attività politica a Siracusa anche come Consigliere Comunale rifiutando la candidatura al Parlamento.

Luigi Leone cedette quasi gratuitamente al Comune terreni estesi per case popolari ed attinse ai suoi averi personali per opere di beneficenza. Quando il suo patrimonio si esaurì, nella vecchiaia, si ridusse in gravissime ristrettezze economiche, potendo fidare soltanto sul suo lavoro di avvocato che con gli acciacchi dell'età gli diveniva sempre più faticoso.

Luigi Leone è da ricordare storicamente insieme ai grandi socialisti di quel tempo, come De Felice Giuffrida, Friscia, Barbato, Verro, Ballerini, Colajanni, Ciralli, Petrina, Montalto, Bosco Garibaldi ed altri, apostoli del socialismo in Sicilia.

Morì poverissimo nel vecchio Ospedale Civile di Siracusa il 17 ottobre del 1938.



 
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