Mirabella Vincenzo - Siracusani

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Mirabella Vincenzo

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VINCENZO MIRABELLA
TRATTO Da MITICA ARETUSA ANNO I N.2




Q. Ortigia - Figlio di Michele Mirabella e Giovanna Alagona, fu storico, matematico, geografo, poeta e musicista, o meglio, teorico della musica. Ma la sua fama è legata soprattutto alla figura dell'archeologo e del numismatico; Infatti, la sua opera fondamentale, che segnò l'Inizio della riscoperta archeologica di Siracusa, e che gli procurò riconoscimenti e onori, si intitola Dichiarazione delle Piante della Antiche Siracusa ed alcune scelte medaglie d'esse e de' Principi che quelle possedettero (Napoli, Lazzaro Scorrigglo, 1613 e successiva ristampa, nel 1717 a Palermo, per tipi di G.B. Aiccardo).
Mirabella fin dal 1573, all'età di soli tre anni, era rimasto orfano del padre Michele, proprietario del palazzo dirimpetto alla Chiesa di San Tommaso Apostolo, nell'attuale via Mirabella. Della sua Istruzione nulla è dato sapere; quasi certamente di natura enciclopedica e di alto livello, forse studiando presso i gesuiti, presenti a Siracusa fin dal 1554 e apprendendo II latino, il greco e la matematica. Nel 1590 sposò la nobile e facoltosa Lucrezia Platamone, figlia di Antonio Platamone e della baronessa Giovanna Zumbo, da cui sembra non abbia avuto discendenza, con conseguente estinzione del ramo siracusano della famiglia.
Il giovane Vincenzo, dato l'alto lignaggio e censo (che gli consentiva tra l'altro di mantenere degli schiavi), prese parte attiva alla vita politica e amministrativa della sua città. In un contesto difficile, di corruzione e malversazione degli amministratori locali, il Mirabella nel 1593 fu eletto Magister Nundinarum; nel 1608 risulta tra I procuratori della Chiesa Cattedrale; nel 1611, tesoriere dell'Università; giurato della città e procuratore Hospitalis homlnum. SI rese, inoltre, protagonista di alcune importanti iniziative edilizie, quali la progettazione della Chiesa di S. Andrea dei Teatini e la supervisione, per conto del Senato siracusano, dell'edificazione del ponte di pietra sul fiume Anapo; ma fu soprattutto l'unico siciliano membro dell'Accademia romana dei Lincei (ascritto nell'anno 1614). Intorno al 1620 il Mirabella lasciò Siracusa trasferendosi a Modica, forse per dirigere i lavori di costruzione della Chiesa di S. Maria delle Grazie, forse perché accusato dalle autorità di tenere nella sua casa delle riunioni sediziose antigovernative sotto la parvenza di adunanze accademiche. Ad ogni modo, egli trascorse l'ultimo scorcio di vita a Modica dove morì probabilmente il primo giugno 1624 mentre attendeva a completare la Storia Universale di Siracusa, rimasta incompiuta e andata perduta, così come non sopravvissero le altre sue opere e il suo museo privato. Con II passare degli anni, ma già quando era ancora in vita, la sua attività e gli studi archeologici cominciarono ad essere svalutati e ridimensionati, tanto da essere considerati più che altro frutto di una mal celata frenesia di esaltazione acritica della storia patria. Nello stesso anno di morte del Mirabella, il suo concittadino Giacomo Bonanno, duca di Montalbano, con l'opera L'Antica Siracusa Illustrata, scritta a quattro mani con Pietro Carrera di Militello di Val di Catania, intese screditare Mirabella di fronte alla cerchia degli studiosi con II mettere in dubbio non solo la validità scientifica della Dichiarazione delle Piante delle Antiche Siracusa, ma perfino la sua preparazione culturale. Il Carrera, addirittura, scrisse del nobile siracusano che oltre l'imperizia nelle lettere, fu figlio di padre mo- dicano [?], e se lo stesso si "intitolò Cavaliere, già dai nobili Siracusani fu fortemente biasimato". E che uno di loro si prese la briga di rivedere l'albero genealogico di famiglia da cui risultava, essere la stirpe dei Mirabella, costituita sempre da "persone Ignobili e di bassa condizione".

 
 
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